Il Liceo F. Quercia nelle vesti di Edipo re

L’azione che genera rovina, invece del bene a cui è rivolta; l’incapacità dell’uomo di scorgere la verità, nascosta sotto la coltre di una fallace apparenza; l’inganno che nasce dalla pretesa umana di decifrare gli oracoli costituiscono i nodi concettuali dell’Edipo re, tragedia sofoclea rappresentata tra il 429 e il 425 a.C..

Traendo spunto da ciò, così il Liceo F. Quercia di Marcianise, ha portato in scena, Lunedì 12 Giugno, la tragedia Edipo re di Sofocle. Il laboratorio di Teatro Antico ha rappresentato con emozione la tragedia, curando i dettagli, saggiamente guidati dalle Prof.sse Montanaro Irene, Porceddu Marialuce e Rocco Giulia, a loro si deve l’adattamento dell’originale testo di Sofocle. Oltre alla rappresentazione teatrale, i ragazzi hanno saputo coordinare la componente musicale per donare ancora di più un tocco commovente e tragico alla scena.

Edipo è stato eletto re di Tebe dopo aver risolto l’enigma della Sfinge ed aver liberato la città dalla sua oppressione. Ma ora Tebe è devastata da una terribile pestilenza e i suoi sudditi ricorrono a lui per trovare salvezza. Preoccupato per la loro sorte, Edipo viene a sapere dall’oracolo di Delfi che la città è contaminata dalla presenza dell’assassino di Laio, il re precedente, di cui egli ha sposato la vedova Giocasta.

Per scoprire il colpevole, Edipo inizia un’inchiesta, nel corso della quale acquisisce per gradi la consapevolezza della verità: in realtà egli non è figlio dei sovrani di Corinto, Polibo e Merope, e l’uomo che un giorno uccise alla convergenza di tre strade era Laio, re di Tebe e suo vero padre; la regina Giocasta, che egli ha sposato e da cui ha avuto dei figli, è dunque sua madre. Fatta questa orribile scoperta, si acceca.

Incapace di vedere la realtà quando i suoi occhi vedevano, egli approda alla verità nel momento stesso in cui decide di togliersi volontariamente la vista. La cecità finale di Edipo, che lo assimila a Tiresia, il profeta cieco che conosceva la verità fin dall’inizio e che l’aveva rivelata al vedente che non aveva saputo vedere, diventa l’emblema di come le certezze dell’uomo siano fondate su ingannevoli apparenze e, pertanto, illusorie e fallaci.

Ecco perché “nessun mortale potrà mai dirsi felice fino all’ultimo giorno della propria vita”.

Gli interpreti ed i protagonisti principali sono stati Andrea Di Iorio, in veste di Edipo, e Mariapia Vitale, Giocasta. Gli altri personaggi sono stati interpretati egregiamente da:

Teresa Bucciero (Sacerdotessa), Thomas Riccio (Creonte), Vittorio Cammisa (Tiresia), Nicola Guerriero (Nunzio), Luigi Dimarzio (Pastore) e Carmela Bencivenga (Ancella)

La sua parte l’ha svolta anche il coro, che è stato capace di coordinare ben 13 voci all’unisono:

Lucia Scaldarella (Corifea), Francesca Valente, Maddalena Serralungo, Flavia Trombetta, Simona Iodice, Angelo Salzillo, Giulia Salzillo, Carla Zarrillo, Alessia Fedele, Alessio Golino, Chiara Colella, Paolo Maietta, Rossella Letizia.

di Flavia Trombetta