Lettera a un bambino

Non una semplice lettera.

“Ciao piccolo, come stai?
So bene che hai bisogno di me, ma tu non preoccuparti, arriverò quando meno te l’aspetti.
Ho ricevuto tutte quelle tue bellissime lettere in cui mi racconti di te, in cui mi dici che sono il tuo eroe, e non ti nascondo che qualche volta mi è anche venuto da piangere. Anche tu mi manchi tanto, ma vedrai che quando i tempi si calmeranno potremo stare insieme.
Quando mi hai detto che i tuoi amici ti prendevano in giro mi hai ricordato me ai tuoi tempi. Non era affatto facile, lo so, vivere con il peso di sentirsi diverso. So bene che cosa si prova a non riuscire a rispettare le “regole del gioco”, se davvero la convivenza si può considerare un gioco, e so bene quanto sia complicato sapere cosa dire e cosa fare, quando qualsiasi cosa tu faccia è portata in tribunale da chi segue ciecamente la legge dello Stato degli Stereotipi.
Ma tu non disperare!
Prendi le tue cose e sorridi. Sorridi sempre, anche quando vorrai piangere, quando ti diranno cosa fare, quando ti diranno che non sei come loro, quando cercheranno di insegnarti ad essere quello che non sei, perché allora capiranno che forse quel codice di leggi non è proprio quello che porta alla felicità. Non aver paura di essere te stesso, non rinunciare mai ai tuoi sogni, rinuncia a farti accettare da chi non comprende, rinuncia agli insulti, alle prediche, agli schiaffi, rinuncia al denaro, al lavoro, a diventare un uomo insoddisfatto, ma non rinunciare mai, per nessuna ragione, al mondo… ad essere un sognatore.
Sai, anche qui sono tempi difficili per me, ma forse, in fondo in fondo, non esistono momenti facili, è tutta questione di volerli affrontare. La vita sta per arrivare, sta per travolgermi in pieno, e non so se sarò pronto ad accoglierla così come vorrei, perché presto dovrò studiare, dovrò lavorare, dovrò pagarmi da vivere, e non potrò più essere quello di una volta. Ma è per questo che ti scrivo. Ti scrivo perché tu impari da subito ad essere quello che vuoi, ad inseguire la tua strada, qualsiasi ostacolo avrai di fronte, anche se nessuno sarà pronto ad accettarlo, anche se la tua famiglia ti dirà che non avrai un futuro, anche se io non vorrò per te quello che tu vorrai fare. Ti scrivo perché tu impari ad avere la forza di reggerti sulle tue gambe, e di superare con un grande salto chiunque ti si metta davanti per ferirti, e farti sentire inaccettabile.
Non nego che ti farai tanto male. Non nego che sarà molto più difficile di imparare ad andare sulla bicicletta, né posso dirti che ci farai l’abitudine. Ma una cosa posso dirtela: tu ce la farai, tu diventerai grande e forte, e avrai dentro di te una fiamma così ardente che non potrai non trasmetterla agli altri, perché è quello che vuoi, perché è il tuo sogno. E ti scrivo perché tu ritorni da me, e mi insegni quello che io ho insegnato a te.
È questo tutto quello che mi resta da dirti: abbi il coraggio di essere forte; e vivi la vita, così come la vuoi.
Eternamente tuo, Tu(da grande)”

 

di Paolo Acampora

About fulvio mele

Fulvio Mele: Ventenne Giornalista Pubblicista da Marzo 2016 e Vicedirettore di Informare da Giugno dello stesso anno. Diplomatosi al Liceo Scientifico R. Caccioppoli di Napoli. Laureando in Sociologia (scienze sociali) presso la Facoltà della Federico II. Entra nell'associazione "Officina Volturno" nell'agosto 2013. Esordisce come giornalista nel mensile di ottobre 2013, scrivendo una rubrica sui libri, "Leggi che ti passa". "Credo che per essere giornalista bisogna essere curioso e andare oltre le cose; credo che la notizia non si crea ma la si racconta entrandoci dentro, aprendola dall'interno; credo che un vero giornalista scrive di emozioni e di storie, soprattutto dà voce a chi voce non ne ha ; credo che essere giornalista sia uno stile di vita"