Le simpatie elettorali

Simpatie Elettorali

Quando ti mettono davanti alle scelte nette senti subito l’avversione dentro. “O questo o quello? Scegli!”. Ah dimenticavo, i punti esclamativi. Secchi e lunghi, violenti e supponenti.
Perché violenti? Ma li vedete come si atteggiano? Pigliano una mazza e l’alzano al cielo come per dire “Devi fare così altrimenti, te la spacco in testa”. Cafoni. Ecco i punti esclamativi sono dei cafoni. Avete letto? Ora il mio giudizio è netto e il termine cafone dovrebbe essere accompagnato dal punto esclamativo. Non lo leggete perché nonostante che l’abbia scritto lui non esce.
Si rifiuta. È anche disonesto, in evidente conflitto d’interesse. Vuoi mettere il punto interrogativo? È garbato, delicato, premuroso, umile. Sembra insicuro, dubbioso, incerto ma non è così. Ma già come si presenta. Con un inchino. Il massimo dell’eleganza. Sembra che non sa mai niente e allora chiede. Ma fa finta di non sapere.
Il punto esclamativo è affettuoso vuole parlare, vuole un dialogo e allora ti chiede le cose. E la domanda è più importante della risposta, c’è sempre. La risposta a volte sì e a volte no. È di compagnia. Alcune volte non viene da solo. Fa compagnia alla coscienza e ti fa fare le domande a te stesso. “O SI o NO? Scegli!” Non cadete nel tranello.
Quello che leggete in questa frase è un punto esclamativo travestito da interrogativo. Apparentemente sembra una domanda ma non lo è. Non c’è una risposta da dare ma una crocetta da segnare o un capo da chinare. Un signorsì (sissignore) o un signornò. E con una stizza mischiata ad imbarazzo sono andato a votare. E mi hanno fatto votare. Il presidente di seggio, in fondo allo stanzone, quando ha chiamato il mio nome non mi ha neanche guardato in faccia. E se per questo neanche lo scrutatore che annotava il mio documento di identità sui registri. Mi hanno dato una scheda di colore rosa. Induce dolcezza. Nella cabina l’ho stesa sull’appoggio come se fosse il mesale per la cena. Ed a quel punto ho visto sia lui (il SI) che lei (il NO). “O SI o NO? Scegli! E non sbagliare! Una croce sul SI o una sul no!” E tutti e due? “Non si può!”. Isso era secco, altezzoso e presuntuoso. Fa correntemente fitness. Era appena uscito dalla palestra dopo aver fatto jogging e stretching. Ma di solito nei fini settimana fa anche ranking e footing. E mi ha guardato con supponenza. Mi ha guardato come solo un punto esclamativo sa fare. Se non lo capivo la colpa era la mia perché sono un retrogrado uno che non vuole fare niente. Che è fermo da almeno 70 anni. Ha cambiato discorso e mi ha detto “Sei vegano!”. Ed è andato su tutte le furie quando gli ho risposto che ero terrestre, figlio di terrestri, e che mi piaceva la mozzarella e la carne di vaccina. Talmente che strillava che è dovuto intervenire il presidente di seggio con l’ausilio delle forze dell’ordine. Il presidente di seggio finalmente mi ha guardato in faccia con uno sguardo schifato a dire “Ma come si fa a litigare con il SI?” Lei, invece, il NO era paciosa e sorridente, un po’ in carne ma leggera. Simpatica nel sorriso anzi aveva una risata squacchiosa. Mi ha contagiato nella risata. E poi, all’improvviso, mi ha detto “Nun me fa male. Non dirmi di SI?” E mi è venuto un NO alla gola. Gli ho fatto il segno della croce. E mentre isso alluccava ho sparecchiato e consegnato tutto al presidente. Fuori dall’edificio sentivo le urla avvelenate del SÌ, l’allegra risata del NO ed il disappunto dell’ordine costituito, scrutatori compresi.

di Vincenzo Russo Traetto
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