Le grandi passioni non conoscono barriere

Giochi paralimpici rappresentano i Giochi Olimpici per atleti con disabilità fisiche. Ideati e creati come Olimpiadi parallele, prendono il nome proprio dalla fusione del prefisso para con la parola Olimpiade e i suoi derivati. La prima edizione riconosciuta come tale si disputò nel lontano 1960 in Italia.

In Italia sono tuttora chiamati anche Paraolimpiadi, termine usato ufficialmente fino al 2004. “Norme per la promozione della pratica dello sport da parte delle persone disabili” recita come slogan la Federazione Italia Sport Disabili come Comitato italiano paraolimpico e usa termini quali attività paraolimpica e Paraolimpiadi. Anche il successivo decreto di attuazione, pubblicato il 5 maggio 2004 sulla Gazzetta Ufficiale, mantiene la stessa terminologia. Con il decreto di approvazione dello statuto del CIP del 17 dicembre 2004 anche la normativa italiana recepisce la denominazione Comitato Italiano Paraolimpico.

 

Potere e Volere, due parole di cui non si può definire mai l’inizio dell’uno e la fine dell’altro.

Dove si vuole si può e dove si può si vuole a prescindere dalle dotazioni disponibili.

La dotazione di base è vivere, la vita; finché si è vivi si può.
Si può oltre ogni limiti, si può oltre ogni fantasia, si può oltre ogni desiderio, si può oltre ogni divieto. Se si vuole si può.

Osservare quelle persone con menomazioni fisiche, fare cose che dalla maggior parte dei normodotati sono considerate impossibili, fa capire bene quanto gli handy-cap siano esclusivamente un problema di scelta. Scegliere di non volere e quindi di non potere. E quanta gente non vuole,
quanta gente non può.

Come dice Claudio Trupiano, se ti manca l’intenzione non ti serve il potere e se non hai il potere non vuoi e se non vuoi, non puoi.

In questi giorni ho visto tanta forza e coraggio in chi ha dei limiti. Sono persone straordinarie quelle che partecipano come atleti nelle varie discipline ai Giochi Paralimpici che si stanno svolgendo in Brasile. Voglia di correre, voglia di rialzarsi, voglia di arrivare anche se per ultimo al traguardo e gridare “Ce l’ho fatta”. Sono emozioni e sensazione uniche quelle che ci stanno trasmettendo queste persone straordinarie, tanto straordinarie che un atleta che ha corso i 3000 siepi ha abbattuto di due secondi il record mondiale dei normodotati. Che dire “Volere è Potere”.

di Antonino Calopresti