L’alcol dietro alle violenze. Lo dice uno studio commissionato dall’Ufficio federale della sanità pubblica

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 Circa la metà dei casi che impongono l’intervento della polizia sarebbero colpa degli influssi dell’alcol.Ad evidenziarlo, uno studio commissionato dall’Ufficio federale della sanità pubblica svizzera (UFSP) che sottolinea che l’abuso di alcol sia causa d’insicurezza negli spazi pubblici.La ricerca dimostra statisticamente che all’influsso del consumo problematico di sostanze alcoliche è da ricondurre quasi la metà delle circostanze di violenza fisica e verbale in cui è stato necessario l’intervento della polizia.Gli episodi più frequenti sfociano nelle lesioni personali, nelle vie di fatto e nei litigi. La casistica si concentra soprattutto nelle città, nei quartieri ad alta concentrazione di locali notturni, oppure nelle stazioni ferroviarie, durante le ore notturne del venerdì e del sabato.L’analisi si basa su un sondaggio online svolto, durante una settimana, fra 1’300 agenti attivi sul territorio – nei cantoni di Ginevra, Berna, Lucerna e nella città di Zurigo, nonché su una ventina di interviste dettagliate con esperti.Ancora una volta, rileva Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti

”, associazione impegnata da anni anche nella lotta contro l’abuso di alcol, sono i numeri ad evidenziare che gli stati nazionali fanno ancora troppo poco per combattere questa piaga. Ma evidentemente per i nostri governi sono più importanti gli introiti sottesi al commercio di bevande alcoliche, piuttosto che la verifica puntuale degli sconfinati costi sociali che direttamente o indirettamente pesano sul nostro sistema di Welfare.

Lecce, 27 maggio 2014                                                                                                                                                                                            

                                                                                                                                                                                    Giovanni D’AGATA