Labadessa: l’uccello che racconta l’intimità imbarazzante dell’animo umano

Labadessa

Il fumettista napoletano che disegna e pensa come Schulz ed ha già il successo dei grandi illustratori


Il fumetto di Labadessa è quel posto dove siamo già stati, che nessuno ha tanta voglia di raccontare, quell’attimo di serena lucidità nella perfetta vaghezza dell’essere umani, o forse uccelli che goffamente sorvolano il senso delle cose e distratti ne raccontano i timori, le incomprensioni, “Le cose così”, titolo del suo primo libro uscito lo scorso 29 settembre. Mattia ha solo ventitré anni ma da circa otto mesi ha raggiunto già tanti traguardi, grazie al suo pennuto rosso che ha stregato i social e attirato l’attenzione di molte case editrici.

Labadessa per Informare
Labadessa per Informare

Chi clicca sulle vignette de Labadessa rivede se stesso, quindi la gente spesso si chiede: Mattia Labadessa vive queste situazioni e queste ansie riversate nelle vignette ma soprattutto cosa prova quando disegna?
«L’uomo uccello è il mio Alter Ego, sono io che mi specchio nell’universo del fumetto. Quando ho cominciato non mi aspettavo che molte persone si riconoscessero nei miei disegni, avevo solo voglia di tirare fuori le cose che sentivo, non ero alla ricerca di visualizzazioni o like. I miei pensieri imbarazzanti spesso riguardano l’attualità ed è così che nascono le vignette sul terremoto o sulle stragi terroristiche ma non amo parlare e disegnare di argomenti o fatti di cronaca. Quando disegno sono molto ansioso e vivo quel momento con molta onestà intellettuale, scelgo con cura le parole da usare e mi preoccupo che la gente possa riflettere e discutere anche nei commenti di quel momento intimo e imbarazzante».

Il tuo successo è nato e sta crescendo grazie ai social. Molti tuoi lettori non conoscono realmente che lavoro c’è dietro questo personaggio. Chi è Mattia Labadessa e qual è stato il percorso che lo ha portato al successo?
«Innanzitutto mi definisco un illustratore e non un fumettista. Ho iniziato a disegnare all’età di quattro anni, in famiglia mio nonno dipinge e mia madre ha sempre avuto una passione per il disegno. Ho trascorso la mia infanzia disegnando in silenzio nella mia stanza, dietro la semplicità dei miei disegni che spesso mi viene contestata c’è uno studio lungo vent’anni. L’uomo uccello inizialmente era nero, molto più dettagliato e complesso ma con il tempo si è scrollato di dosso queste caratteristiche ed è arrivato ad essere quello che è adesso: minimale».

Passando al famoso pennuto de Labadessa, come è nato questo personaggio? Hai intenzione di introdurre nuovi uccelli o comunque nuovi animali nelle tue tavole e qual è il tuo rapporto con gli animali nella vita reale?
«L’uccello è nato da un errore, volevo disegnare un uomo con un naso pronunciato ed è nato un pennuto che, sia chiaro, non ha le ali. In questo ritroviamo l’umanizzazione del personaggio, per me questo uccello è un po’ come noi uomini: esseri che vorrebbero capire il senso delle cose ma non possono, non ne hanno gli strumenti. In una mia vignetta dove il personaggio riflette su alcuni cani pensando alla loro inconsapevolezza riguardo le problematiche della vita io mi colloco a metà tra loro e l’uomo. Vorrei essere quei cani che vivono il ciclo della vita in modo semplice ed inconsapevole: nasci, cresci, muori e invece mi ritrovo a preoccuparmi di ansie e problemi di tutti i giorni. 
Riguardo ai nuovi personaggi, sono combattuto. Sicuramente ne introdurrò di nuovi per dare dinamicità ai racconti. Pensavo ad un uomo pesce ad esempio, che con le sue caratteristiche può rendere molto altre sfaccettature dell’essere umano, vorrei chiamarlo LaPlatessa».

di Giovanni Imperatrice