La Terra dei fuochi e la Terra di mezzo

variante2Come accadeva 150 anni fa e nella migliore tradizione mafiosa c’è ancora chi con la scusa del danno arrecato all’immagine del paesello suo o dell’Italia intera vorrebbe mettere la mordacchia a chiunque osi mostrare e far conoscere le malefatte nostrane. Ma è invece proprio questa la peggiore pubblicità che si possa fare al Paese: qualcuno potrebbe pensare che da noi comandi la mafia: notoriamente è questa che pretende omertà.

Nella Relazione sulla camorra redatta nel 1993 dalla Commissione parlamentare antimafia sta scritto: «Il degrado, in Campania, ha assunto i caratteri di degenerazione sistemica, per responsabilità di uomini e gruppi politici che hanno sostituito se stessi e le proprie clientele a tutti i meccanismi democratici, dalla funzionalità della pubblica amministrazione al rispetto delle regole principali della convivenza civile. […] Questa è la ragione per la quale così estese sono le disfunzioni della pubblica amministrazione e la crisi dei servizi pubblici, così bassa la qualità della vita dei cittadini, così elevata la rapina dei beni pubblici, dal suolo all’ambiente». La Commissione denunciava l’assenza di politiche sociali dirette all’istruzione, al lavoro, alla casa, al sostegno per i più deboli. La Relazione termina con queste parole: «Un’economia pubblica senza spirito pubblico e un’assistenza senza efficienza hanno schiacciato la società civile trasformando i diritti in favori. La ripresa civile deve rovesciare questi rapporti e deve abbandonare la strada della straordinarietà. Occorrono una straordinaria ordinarietà, la ricostituzione del moderno Stato di diritto, l’etica della responsabilità». Ecco, appunto, responsabilità. Quanto quella Commissione affermò per la Campania potrebbe oggi dirsi per gran parte del Paese e della sua classe dirigente. A cominciare da chi ci amministra dovremmo presentare il conto a chi ha avvelenato il mare e la morale, a chi ha rubato il futuro ai nostri figli. Altro che spot di Capodanno. La “Terra dei fuochi” è un parto della “Terra di mezzo”, e la “Terra di mezzo” è vasta assai!

Le commissioni parlamentari d’inchiesta l’hanno messo nero su bianco già quindici anni fa: oltre il settanta per cento dei rifiuti sono industriali e tossici, vomitati dalle nostre fabbriche e dai nostri miracolosi inceneritori. Sono state riempite di quella roba decine di navi per poi incaricare mafia e ’ndrangheta di affondarle davanti alle nostre coste o di seppellirne il contenuto in Somalia. E per aver visto e capito troppo è stata cucita per sempre la bocca a Ilaria Alpi.

La verità è che, legalmente o illegalmente che siano smaltiti, non sanno più dove caspita andare a ficcare tanti rifiuti. La verità è che consumiamo troppo e male, che stiamo uccidendo il pianeta, chi ci vive e chi ci vivrà. Tutta ’sta monnezza dovremmo rispedirla ai suoi mittenti morali. E smettere di consumare. Sarebbe una vera rivoluzione. Un’utopia? Solo per chi teme che si realizzi. L’utopia degli oppressi è la paura dei oppressori.

Gaspare Bisceglia