La tempistica della ricerca cela interessi?

“L’abuso di carni rosse è cancerogeno”. Nulla di nuovo, direte voi.
Eppure in queste ore non v’è quotidiano o telegiornale che non parli dell’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Secondo un documento dell’International Agency for Research on Cancer (Iarc), le più pericolose risultano essere le carni lavorate per esaltazione del sapore e miglioramento della conservazione attraverso processi di stagionatura, salatura, affumicamento, fermentazione. Queste sono state inserite nel gruppo 1 delle sostanze che causano il tumore, esattamente come il fumo, l’arsenico, l’alcol, il benzene. Dunque l’elevato consumo di prosciutto, wurstel, hot dog, carni conservate, per ogni porzione di 50 grammi, aumenterebbe del 18% il rischio di tumore al colon e al retto (ma pure all’intestino, alla prostata e al pancreas). Risultano meno pericolose le carni rosse non lavorate (manzo, maiale, agnello), inserite nel gruppo 2A perché considerate probabilmente cancerogene. L’invito è comunque quello di assumere quantità contenute di carni rosse, non più di una/due volte la settimana, privilegiando frutta, verdura, fibre.
Anna Villarini, una biologa esperta di Scienza dell’Alimentazione (Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva – Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori), in una recente intervista a IlFattoQuotidiano.it ha dichiarato: “La notizia non è certo nuova. Ma certo ci deve preoccupare. Quando la ricerca parla di carni conservate intende salumi, carni in scatola e cotte. Noi sappiamo già dal 2007, ma già c’erano studi precedenti, che le carni conservate sono associate a tumore dello stomaco, sia per la presenza di conservanti che vengono aggiunti che si trasformano in cancerogeni all’interno dello stomaco, sia per la presenza eccessiva di sale che è un fattore di rischio. Quindi, come per gli zuccheri, andiamo a guardare bene gli ingredienti riportati in etichetta e scegliamo quelli che non hanno la presenza di sali di nitrito e di nitrato che si chiamano anche E249, E250, E251, E252.”
R600x__salami-400x260griglia_carneUn dato, dunque, noto già 8 anni fa, ma che oggi esce con fragorosa risonanza. Perché solo oggi? E può uno Stato limitarsi ad informare il consumatore sugli alti rischi cui è esposto (vedi fumo attivo e passivo), piuttosto che applicare concretamente salvaguardie e tutele, censure incluse? Quanti macroscopici interessi roteano intorno alla salute, partendo dalle case farmaceutiche?
Stamani leggevo un articolo scientifico sul trifenilfosfato (TPHP), una sostanza chimica flessibile e resistente contenuta in molte marche di smalto per unghie e sospettato di interferire con il sistema endocrino. Si è accertato che tale sostanza entra nel metabolismo femminile, con effetti dannosi per obesità e fertilità. Che il prossimo colpo sarà opportunamente inferto al mercato della cosmetica?

Barbara Giardiello