La Rai e la democrazia

MICHELE-AINISIn merito alle intenzioni dell’attuale Governo italiano sulla Rai si è pronunciato il costituzionalista Michele Ainis: il suo parere pro veritate è che le misure previste dal decreto legge del governo Renzi siano incostituzionali sotto ogni aspetto. Peccato che alla relazione di Ainis non si stia dando il giusto risalto.

Il servizio pubblico radio-televisivo dovrebbe avere come finalità principali l’informazione, la formazione e l’accrescimento culturale ed etico dei cittadini. Penso che gli strumenti materiali (ponti radio, centri di produzione e sedi regionali, auditorium e teatri di posa, centri di ricerca, mezzi mobili ecc.) devono essere di proprietà dello Stato perché nessun privato potrebbe garantirne un uso corretto e volto all’interesse generale. Il servizio pubblico, perché sia tale, dovrebbe essere trasparente e permeabile; garantire partecipazione e pari opportunità; collaborare e dialogare con le associazioni, gli enti locali, le università e i centri di ricerca, le amministrazioni dei beni culturali, le scuole e tutte le realtà culturali e sociali che si pongano come fine il bene comune.

Individuato il “cosa”, e in realtà prima di decidere ogni “cosa”, bisognerebbe stabilire il “chi”. E questo non riguarda solo la Rai. Ha a che fare con l’idea stessa di comunità e quindi riguarda ogni ambito del nostro vivere insieme.

La mia risposta è: tutti i cittadini. A cominciare dai lavoratori. Bisogna restituire il cràtos dall’economico al politico, dalle élite dei Pochi alla comunità dei Molti. Questo progetto, semplice e al contempo difficilissimo, ha un nome antico: democrazia.

Pasolini, auspicando che la televisione fosse democratica, scriveva che doveva essere – in maniera trasparente – partitica! Potrebbe sembrare una contraddizione, una provocazione, ma a ben guardare la vera anomalia non è una tv i cui contenuti siano veramente espressione della pluralità delle idee presenti nel Paese, ma che la politica e i partiti stiano diventando sempre più demagogici, autoreferenziali e antidemocratici. Forse ancora più grave è che i cittadini – coloro che in democrazia dovrebbero essere i decisori – considerino questa aberrante deriva ineluttabile se non addirittura normale.

 

Gaspare Bisceglia