LA RADIAZZA, TAGLIATELE LA TESTA

Tagliatele la testa ma che il corpa si muova. Il famoso programma radiofonico “la Radiazza” di Radio Marte tira i remi in barca. “Sono stanco delle continue pressioni e minacce politiche e camorristiche” ha dichiarato il famoso conduttore Gianni Simeoli confermando che le due categorie sono spesso la stessa cosa o quantomeno l’una parla dell’altra. Ho conosciuto il giornalismo, anche nudo e crudo se lo si vuole catalogare, da ospite e ne ho condiviso il coraggio. Anche satiricamente si può avere coraggio ma non è questo il paese giusto. Oltra la satira, nel programma di Gianni Simeoli e Francesco Emilio Borrelli, c’è stata molta politica ma anche molto di onesto (non che le due cose siano in antitesi ma in Campania…).

Prendere posizione significa non stare in silenzio ed è sempre lo stesso vecchio registro impolverato a partorire le note negative di una libertà d’espressione violata e deturpata.

Deturpata come la dignità e  i diritti calpestati dalle autorità, costantemente denunciate dal noto programma di Simeoli. Basti pensare ad una delle ultime battaglie riguardanti le macchine del personale di servizio della caserma della polizia nei pressi di Piazza Municipio o la recente querelle per il parcheggio abusivo del personale all’interno del Palazzo Reale. Quanti indizi servono per avere una prova? Chi avrà minacciato il conduttore e lo staff della Radiazza? Da giornalista e uomo libero esprimo un pensiero sincero per i tanti nodi venuti al pettine grazie a questa trasmissione e questi personaggi che – spero – spostino su altre piattaforme la loro esigenza di migliorare Napoli e non restare ad ammirarla come un giocattolo guasto ai piedi di chi l’ha danneggiata e la danneggia.

Tagliatele la testa, che il corpo si muova.

About fulvio mele

Fulvio Mele: Ventenne Giornalista Pubblicista da Marzo 2016 e Vicedirettore di Informare da Giugno dello stesso anno. Diplomatosi al Liceo Scientifico R. Caccioppoli di Napoli. Laureando in Sociologia (scienze sociali) presso la Facoltà della Federico II. Entra nell'associazione "Officina Volturno" nell'agosto 2013. Esordisce come giornalista nel mensile di ottobre 2013, scrivendo una rubrica sui libri, "Leggi che ti passa". "Credo che per essere giornalista bisogna essere curioso e andare oltre le cose; credo che la notizia non si crea ma la si racconta entrandoci dentro, aprendola dall'interno; credo che un vero giornalista scrive di emozioni e di storie, soprattutto dà voce a chi voce non ne ha ; credo che essere giornalista sia uno stile di vita"