“La malattia del tempo”, il primo libro di Andrea Aurisicchio

La Malattia del Tempo di Andrea Aurisicchio

Andrea Aurisicchio è un giovane giuglianese di 20 anni, ha studiato presso il Liceo Scientifico A.M. De Carlo e attualmente è uno studente di Archeologia, storia delle arti e Scienze del patrimonio culturale presso la Federico II di Napoli, ma con la grande passione per la scrittura. Ed è grazie a questa sua passione che ha pubblicato il suo primo libro “La malattia del tempo”.

“Cosa avresti fatto al mio posto? Cosa faresti ora se quello che fosse capitato a me, capitasse anche a te? Cosa faresti se, svegliandoti, una mattina, ti rendessi conto che il tuo tempo su questo pianeta è limitato?” Un ragazzo di ventidue anni ha una gravissima malattia che entro dodici mesi lo trascinerà inesorabilmente verso la morte. Le possibilità sono due: aspettare di morire o uccidersi con le proprie mani. Qualcosa, però, inaspettatamente cambia. Incontra una ragazza, una giovane poetessa. Lui s’innamora, lei sembra ricambiare. Ora la priorità non è più morire, ma amare.

Questa la trama del libro che, il giovane scrittore, ci presenta in questa intervista.

Quando e come è sorta in te la passione per la scrittura? Cosa significa per te ”scrivere”?
«Si può dire che tutto ha avuto inizio tra i banchi di scuola. Ero al mio quarto anno del Liceo Scientifico De Carlo, quando, tramite la mia professoressa di letteratura italiana, mi giunge la notizia di un concorso letterario che prevedeva la stesura di un libro. Mi sono subito fatto avanti, e il risultato è stato “La malattia del tempo. Quindi, devo confessare, che se oggi posso “vantare” di aver imboccato questo percorso “artistico”, molto è dovuto alle opportunità che mi sono state date nel periodo della scuola superiore.
Tutto questo combacia con un forte bisogno di dover esteriorizzare ciò che avevo nell’animo. Ecco, per me la scrittura è questo: uno sfogo. È la necessità di comunicare un messaggio che si insinua nella mia testa, e che mi tormenta finché non lo sintetizzo su carta».

Come nasce “La malattia del tempo”? Cosa ti ha ispirato nel trattare un tema così delicato come la malattia e la morte?
«Il periodo in cui ho scritto “La malattia del tempo” era molto particolare: avevo diciassette, ed era il tempo del mio primo amore. Uno dei motivi della nascita di questo libro, infatti, è proprio il voler trasportare all’interno di una storia i miei sentimenti, ovvero, quelli di un ragazzo innamorato follemente.
Un’altra ragione è quella di voler parlare di qualcosa che sottovalutiamo fin troppo, cioè la caducità e l’imprevedibilità della vita umana. La malattia mi sembrava l’espediente narrativo più d’impatto per poter trattare di questi due temi».

Qual è la frase del libro che senti più emblematica?
«Molte sono le frasi per me significative in questo libro, ma tra le tante, mi piace ricordare questa:
Eri malattia e cura allo stesso tempo. Qui, Noah si riferisce al suo amore, Grace, rendendosi conto che il loro rapporto è un’arma a doppio taglio. Da una parte lui è tormentato dal fatto di non poter consolidare una storia d’amore con lei, per via del poco tempo che gli rimane. Dall’altra, invece, l’unica cosa che riesce ancora a dargli una ragione di vita è proprio la relazione con questa ragazza. È su questo duplice tormento che si muove tutta la storia».

I motori, se così vogliamo definirli, della tua opera sono il Tempo ed il Caso, ben presenti nel tuo libro. Perché? Che importanza hanno per te?
«Per me, il Caso e il Tempo sono due delle forze tiranniche che governano il mondo. Il Caso sposta il baricentro e la meta della nostra vita in un modo del tutto a-sistematico, senza alcuna ragione. È il “perché” di alcuni avvenimenti inspiegabili, come, ad esempio, una malattia così grave come quella di Noah. Tuttavia, contrapposto al Caso, c’è il Destino che, bene o male, ci porta sempre nel momento giusto al posto giusto, come succede per l’incontro fatale dei due protagonisti.
Il Tempo, invece, è un aspetto fondamentale della nostra società. Questo è un tiranno che non lascia una seconda possibilità, un qualcosa di incontrastabile che lentamente ti consuma e ti conduce verso la morte. L’unico modo che abbiamo per “affrontarlo” è quello di sfruttarlo nel miglior modo possibile, cosa che ci risulta molto difficile in un periodo dove la parola chiave è “correre”. Quindi l’interrogativo che mi sono posto è stato questo: “Se diamo così scontato il nostro tempo, tanto da gettarlo via, cosa faremmo se sapessimo quanto ce ne rimane?”»

Cosa c’è di te nel tuo protagonista, Noah? Parafrasando, “Cosa faresti al suo posto?”
«Io e Noah ci assomigliamo molto, anche se devo confessare, che molte volte è più impulsivo di me. Al suo posto, credo che avrei fatto scelte diverse».

Che progetti hai per il tuo futuro da scrittore?
«Per quanto riguarda il futuro, ho un altro progetto letterario un po’ particolare in cantiere, e spero che presto possiate averne notizie».

di Giuseppe D’Ausilio