La giornata nazionale del Parkinson a cura di Biagio Gravina

images papa2 Il giorno ventinove del mese di novembre 2014 è stata organizzata la giornata nazionale del Parkinson; tutti i gruppi e le sezioni nelle varie città italiane hanno organizzato convegni e dibattiti riguardanti la malattia di Parkinson.

Non poteva mancare la sezione A.I.P. di Milano, una delle prime associazioni sul territorio italiano nata oltre vent’anni la quale a Milano, presso il Centro Parkinson degli Istituti Clinici di Perfezionamento, nell’aula Bajardi in via Bignami n. 1 ha organizzato un incontro di aggiornamento sullo stato della ricerca relativa alle cellule staminali. Il tema del convegno era “il punto sulle staminali e le ricerche innovative”.

Ma che cosa è il Parkinson?

La malattia di Parkinson venne inizialmente identificata con il nome di “paralisi agitante” e successivamente malattia di Parkinson dal nome del medico britannico che nel 1817 per la prima volta la descrisse in modo dettagliato.

La malattia di Parkinson è un disturbo del sistema nervoso centrale causato dalla degenerazione di alcune cellule nervose (neuroni) che sono situate nella zona del cervello denominata sostanza nera. I neuroni producono un neurotrasmettitore, la dopamina che è responsabile dell’attivazione del movimento; quando c’è la riduzione del 50% di questi neuroni dopaminergici i recettori non vengono adeguatamente stimolati e il movimento risulta più forzato. La malattia è caratterizzata da una progressiva perdita del controllo muscolare che porta al tremore degli arti e della testa quando si è a riposo; tutto questo viene sempre accompagnato da rigidità, lentezza e disturbi dell’equilibrio; quando i sintomi peggiorano, può diventare difficile camminare, parlare e completare le semplici attività quotidiane.

La progressione della malattia di Parkinson e il grado di compromissione variano da individua a individuo. Molte persone con questa malattia riescono a vivere a lungo una vita produttiva, mentre altri diventano disabili molto più rapidamente.

Le cause e la manifestazione

La maggior parte delle persone sviluppano la malattia di Parkinson intorno ai sessant’anni; in misura ridotta i primi sintomi possono verificarsi anche intorno ai quarant’anni. Gli uomini sono maggiormente colpiti rispetto alle donne, ed in genere, il rischio maggiore sta nelle persone con una storia familiare legata a questa malattia.

L’esposizione a tossine ambientali come i pesticidi e gli erbicidi oppure gli idrocarburi possono essere un fattore di rischio; il motivo per cui si sviluppa non è noto; spesso si presenta per una predisposizione genetica ereditaria ma deve esserci poi il concorso di altri fattori; gli esperti ritengono che la malattia derivi da numerosi fattori ambientali. L’esposizione al fumo di sigaretta riduce, probabilmente, la comparsa della malattia di Parkinson, il fumo cioè sembra essere un fattore protettivo. La dopamina agisce come messaggero tra due aree del cervello, la “sostanza nera” e lo “striato” che gestiscono il movimento del corpo. La maggior parte dei sintomi correlati al movimento sono causati da una carenza di dopamina a causa della perdita delle cellule che la producono nella sostanza nera. Quando la quantità di dopamina è troppo bassa, la comunicazione tra la sostanza nera e il corpo striato diventa inefficace ed il movimento diventa compromesso, tanto maggiore è la perdita di dopamina tanto maggiore saranno rischi correlati al movimento. Ad oggi non è chiaro perché le cellule celebrali che riducono la dopamina cominciano a deteriorarsi; certamente lo stress può contribuire al danno celebrale.

Nella maggior parte degli individui la malattia di Parkinson è idiopatica, cioè è sconosciuta la causa. I sintomi principali della malattia di Parkinson sono tutti collegati alla funzione motoria volontaria ed involontaria e cominciano solitamente solo da un lato del corpo; i sintomi sono lievi in un primo momento ma progrediscono nel tempo; alcuni individui sono più colpiti di altri. Gli studi in materia hanno dimostrato che nel momento in cui compaiono i primi sintomi, la malattia sta già a 60-80%. I sintomi motori caratteristici sono i seguenti: tremore, rigidità, lentezza nei movimenti, disturbi del sonno, depressione, disturbi d’ansia, disturbi del cammino, postura curva, deglutizione, timbro di voce, eccessiva presenza di saliva in bocca sudorazione ecc..

La diagnosi

Una diagnosi precoce e precisa della malattia di Parkinson è importante nello sviluppo di strategie di trattamento e per mantenere una buona qualità di vita il più a lungo possibile. Tuttavia, non esiste un test per diagnosticare la malattia di Parkinson con certezza.

Un neurologo specializzato in disturbi del movimento sarà in grado di rendere la diagnosi più accurata; una prima valutazione sarà effettuata in base alla storia clinica, un esame neurologico, ed i sintomi presenti. Per la storia medica è importante sapere se altri componenti della famiglia hanno avuto a che fare con i disturbi sopraindicati. Diversi sono gli atteggiamenti dei medici nei confronti della ricerca della diagnosi; i test sono utilizzati per misurare le capacità mentali, il comportamento, l’umore, le attività di vita quotidiana  e la funzione motoria.

La terapia

Attualmente non esiste nessun trattamento per curare la malattia di Parkinson. Sono disponibili diverse terapie per ritardare l’insorgenza di sintomi motori e per migliorare i sintomi esistenti. Tutte queste terapie sono progettate per aumentare la quantità di dopamina nel cervello inibendo la sua degradazione. Studi hanno dimostrato che la terapia precoce può ritardare l’insorgenza di sintomi motori. La terapia più efficace per la malattia di Parkinson è la levodopa che viene convertita in dopamina nel cervello. Altre terapie, in genere consigliate ad individui con sintomi motori avanzati possono essere di tipo chirurgico. Un approccio alternativo sta valutando l’impiego di cellule produttrici di dopamina derivanti da cellule staminali. La terapia con cellule staminali ha grandi potenzialità ma la ricerca non consente ancora l’uso terapeutico di queste sostanze. La gravità dei sintomi può variare da individua ad individuo e non è possibile prevedere quanto velocemente il disturbo progredirà. La malattia di Parkinson di per se non è una malattia mortale, e l’aspettativa media di vita è simile a quella delle persone senza malattia. Il problema però sono le complicazioni secondarie che possono arrecare disagi e disturbi maggiori della malattia stessa.

La terapia della malattia di Parkinson è principalmente di tipo medico la quale mira a risolvere la sintomatologia di tipo motorio e permette una remissione dei sintomi. Il farmaco sperimentato per eccellenza resta la levodopa; essa va somministrato in associazione con altri farmaci affinché possa avere maggiore efficacia. In pratica la levodopa genera fluttuazione motoria, specialmente nelle fasi più avanzate della malattia per cui il paziente pazza quasi improvvisamente da una situazione di benessere ad una situazione di instabilità fisica. Nel passato si riteneva che il trattamento precoce con la levodopa potesse creare nel lungo termine disturbi di altra natura. Oggi è accertato che non c’è alcun rischio in tal senso per cui la levodopa potrebbe essere somministrata, ovviamente, su suggerimento del neurologo, anche nelle prime fasi della malattia.

L’assorbimento e l’efficacia della levodopa è notevolmente influenzato dalla dieta. Alcuni studi, e tra questi anche uno studio condotto alcuni anni fa dal Centro Parkinson di Milano hanno dimostrato che una dieta a basso contenuto proteico a pranzo migliora l’efficacia della terapia farmacologica a base di levodopa. Per chi soffre di fluttuazione motoria nella malattia di Parkinson l’interferenza tra trattamento farmacologico e alimenti contribuisce alla disabilità che, di ora in ora, varia e non è prevedibile. Per questa ragione i neurologici nutrizionisti suggeriscono il consumo di proteine alla sera e consigliano il consumo di alimenti ipoproteici nel corso della prima parte della giornata.

La terapia chirurgica viene utilizzata in alternativa al trattamento farmacologico specialmente nelle fasi più avanzate; essa consiste nell’applicazione di impulsi elettrici di bassa intensità ed elevata frequenza in determinati punti bersaglio del cervello mediante l’impianto chirurgico di elettrodi collegati ad un generatore a batteria. Il meccanismo d’azione è ancora in gran parte sconosciuto; si ipotizza che gli impulsi modificando l’attività elettrica di neuroni e fibre nervose inducano a cascata un riassetto dei circuiti nervosi dislocati nei nuclei della base adibiti al controllo dei movimenti che, per effetto della malattia e della terapia farmacologica cronica presentano un mal funzionamento.

La terapia con le cellule staminali, ovvero cellule che possono essere indotte a trasformarsi in qualsiasi cellule del corpo umano e quindi teoricamente anche nei neuroni dopaminergici che vengono distrutti nella malattia di Parkinson. Un sogno che sembra vicino a diventare realtà dato che esse hanno funzionato in modelli animali di malattie di Parkinson. Tuttavia la ricerca procede con cautela; già altre volte sembrava aver raggiunto il traguardo ma poi intervengo gli effetti indesiderati. Nel caso delle cellule staminali bisogna innanzitutto decidere su quale tipo puntare visto che vari studi in vari paesi hanno concentrato l’attenzione su vari ipotesi di sviluppo.

La Fondazione Grigioni e gli Istituti Clinici di Perfezionamento di Milano

In Italia la ricerca è all’avanguardia. A Milano presso la “Fondazione Grigioni” il gruppo di ricercatori che fa capo a Dott. Gianni Pezzoli ha in corso uno studio basato sulla terapia con cellule staminali mesenchimali autologhe prelevate dal midollo osseo del paziente stesso ed reinfuse nelle arterie che irrorano il cervello in pazienti affetti da una grave forma di parkinsonismo lo studio è stato regolarmente autorizzato dal Ministero della Sanità e sono stati reclutati vari gruppi di pazienti . Lo studio procede sembra brillantemente tuttavia non è possibili ancora trarre alcuna conclusione certa sulla efficacia.

Nella malattia di Parkinson un’importanza straordinaria è riconosciuta alla riabilitazione; ciò è emerso da recenti convegni a carattere internazionale tenuti in varie parti del mondo. In un recente convegno tenutosi a Montreal, ampio spazio è stata riservato alle acquisizioni in capo alla riabilitazione che può essere considerata ormai un ambito altamente specializzato. Evidenze di studi internazionali indicano quali sono gli elementi particolari da inserire in un percorso riabilitativo per il Parkinson quale il cammino sul tappeto ruotante. In Italia, esistono vari centri specializzati nella riabilitazione di soggetti affetti dalla malattia di Parkinson; sul Lago di Como nella cittadina di Gravedona ed Uniti esiste un centro riabilitativo specializzato dove i pazienti possono seguire un percorso specifico con varianti individualizzate a seconda delle fasi della malattia. Il Dipartimento di riabilitazione è diretto dal dott. Frazzitta esperto nella riabilitazione dei malati di Parkinson.

 

 

About Tommaso Morlando

Giornalista pubblicista - Fonda il "Centro studi officina Volturno" nel 2002 e di conseguenza anche il Magazine INFORMARE. In un territorio "difficile" è convinto che attraverso la cultura e l'impegno civico sia possibile testimoniare la legalità contro ecomafie e camorra. Liberi e indipendenti da ogni compromesso personale e partitico. Il nostro scopo è quello di fare corretta e seria informazione, dando voce ai più deboli e alle "eccellenze" dei nostri territori che RESISTONO. Abbiamo una storia ancora tutta da scrivere e da raccontare, ma la faranno i nostri giovani...ormai il seme è germogliato e la buona informazione si sta autodiffondendo.