LA GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Secondo i dati Istat relativi al 2014 e aggiornati al giugno scorso, le donne che sono o sono state vittime di violenza fisica o sessuale sono 6.788.000. In pratica una donna su tre, per il 31.5% delle donne tra i 16 e i 70 anni. Le giovani donne che hanno subito violenze sessuali prima dei 16 anni sono il 10.6%. Aumenta la percentuale di bambini che assiste a violenze sulla propria madre, tanto che si è passati dal 60.3% del 2006 al 65.2% del 2014. Inquietanti pure i dati emersi dal rapporto Rosa Shocking 2. Violenza e stereotipi di genere: generazioni a confronto e prevenzione, condotto dall’associazione We World Onlus insieme a Ipsos Italia. Il 32% dei ragazzi tra i 18 e i 29 anni sostiene che gli episodi di violenza vadano affrontati all’interno delle mura domestiche, mentre il 25% giustifica la violenza sulle donne con il troppo amore o con l’esasperazione generata nel genere maschile da certi atteggiamenti femminili. Fortunatamente negli ultimi 5 anni si registrano segnali di decrescita, dovuti ad un aumento della consapevolezza nelle donne che prevengono situazioni di rischio e/o denunciano con maggiore frequenza alla Forze dell’Ordine episodi di abuso e violenza. Rispetto ai 5 anni antecedenti il 2006, infatti, le violenze fisiche o sessuali risulta siano scese dal 13.3% all’11.3%.

Oggi è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Il 25 novembre non è stata una scelta casuale, è il ricordo del feroce assassinio perpetrato nel 1960 nella Repubblica Dominicana contro le tre sorelle Mirabal, considerate rivoluzionarie. Era l’epoca del dittatore Trujillo quando furono torturate, strangolate e gettate in un burrone per simulare un incidente. La giornata fu istituita dall’Onu con la risoluzione 54/134 del 17 dicembre 1999 (clicca qui). Dai dati dell’Onu risulta che nel mondo il 35% delle donne ha subito una violenza fisica o sessuale dal proprio partner o altra persona. Il rapporto evidenzia che solo 119 Paesi hanno approvato leggi contro la violenza domestica e 125 Paesi contro le molestie a sfondo sessuale (sexual harrassment). Da tale ricerca emerge pure una persistente discriminazione in ambito lavorativo, che è il fulcro di molti abusi: la mancanza di autonomia economica induce sovente le donne a rinunciare a uscire dalla violenza, a non compiere quel percorso di separazione dal partner aggressivo e prevaricatore. Ciò pone l’autore dei maltrattamenti in una condizione di controllo totale della sua vittima.

In questa giornata sono previste molte manifestazioni sull’intero territorio nazionale, ma le polemiche non mancano. La precarietà dei finanziamenti resta uno dei maggiori ostacoli per assicurare certezza e qualità dei servizi, non sempre sufficienti e adeguati alle richieste e alle emergenze. I centri anti-violenza D.i.R.e (Donne in Rete contro la violenza) che ricevono finanziamenti pubblici sono 68, quelli che ricevono finanziamenti privati sono 62, ma resta assai scarsa la trasparenza nella distribuzione dei fondi stanziati. stop-violenza-donne

Si chiede un cambiamento culturale. I giovani devono imparare a rapportarsi tra loro in una logica di uguaglianza e rispetto, con la naturale accettazione della diversità e il respingimento di comportamenti discriminatori o sessisti. Un percorso che parte dall’educazione e dall’esempio familiare e che deve necessariamente perpetuarsi nella scuola. Con la legge n.107 del 13 luglio 2015 (clicca qui) è stata introdotta la previsione del piano triennale dell’offerta formativa che assicura l’attuazione dei princìpi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni (art.1 comma 16). Che questo sia il primo esempio di buona convivenza tra esseri umani volti alla coesistenza e alla reciproca crescita, in una biologica diversità generatrice della specie. E rendiamo evolutiva l’immagine della donna, che da surrogato dell’uomo, da casalinga e madre senza voce, si è trasformata in careeringa, una donna in carriera con connotazioni casalinghe. La scambievolezza dei ruoli tra uomo e donna sarà la vera ricchezza umana e culturale delle società del domani.

Barbara Giardiello