La forza dell’Antiracket del Vomero-Arenella

Davide Estate

Il territorio Vomero-Arenella, è un’area ad altissima densità commerciale, in cui il rischio di una presenza criminale che possa bloccare la crescita del quartiere è sempre alto. L’ “Associazione Antiracket Vomero-Arenella Maurizio Estate”, presidio territoriale della FAI (Federazione Antiracket Italiana), opera con impegno e circospezione proprio per far fronte a questa minaccia.
Maurizio Estate, di cui l’associazione porta il nome, è il giovane 22enne che nel maggio 93, mentre lavorava in un autolavaggio di Chiaia, intervenne per sventare un tentativo di furto ai danni di un passante, un atto di solidarietà che la camorra non gli perdonò, uccidendolo poche ore dopo l’accaduto.

Abbiamo incontrato Davide Estate, nipote di Maurizio e presidente dell’associazione, il quale porta avanti concretamente l’esempio di suo zio, quello di cittadino che non si volta dall’altra parte e che è pronto a battersi per il prossimo.

In cosa consiste l’operato dell’Associazione FAI Antiracket Vomero-Arenella Maurizio Estate.
«Due anni fa abbiamo dato vita a questa realtà associativa, in cui commercianti e imprenditori sensibili uniscono le proprie forze per creare reciproco sostegno e soprattutto non lasciare soli quei colleghi che vivono il dramma dell’estorsione, per non abbandonarli all’inconsapevolezza degli strumenti a disposizione per difendersi. Ci preoccupiamo anche di accompagnare gli imprenditori che decidono di denunciare in ogni fase, dalla denuncia presso le forze dell’ordine alla conclusione del processo, costituendoci parte civile per dare supporto soprattutto fisico, oltre che morale e legale».

Che tipo di iniziative concrete portate avanti sul territorio? 
«Pur non avendo una sede territoriale, in quanto la nostra sede si trova al corso Umberto I°, cerchiamo soprattutto di far sentire la nostra presenza ai commercianti e informare la comunità attraverso banchetti di sensibilizzazione, sportelli antiracket o marce di solidarietà. Organizziamo incontri nelle scuole affinché nelle nuove generazioni ci sia la cultura della denuncia, portando la testimonianza di coloro che grazie all’antiracket sono riusciti a ribellarsi al pizzo. Recentemente abbiamo sostenuto la campagna “Pago chi non paga” per promuovere il consumo critico, anche all’interno delle scuole, e a cui hanno aderito attività del quartiere e consumatori».

Quali sono le principali difficoltà e quali invece i risultati più importanti raggiunti? 
«Ci sono voluti 10 anni per creare questa associazione. Sia per paura che per ignoranza si tendeva a sottovalutare il pericolo del racket e nonostante tante battaglie siano state vinte, il commerciante ha ancora tanta diffidenza a rivolgersi a noi. Avendo un ottimo rapporto con forze dell’ordine e istituzioni ed essendo un riferimento che sia garanzia di discrezionalità, riusciamo comunque a guadagnarci spesso la fiducia del commerciante. Pur partecipando a molte iniziative, cerchiamo di lavorare senza far troppo rumore. Attualmente gli imprenditori sono più sereni perché si sentono protetti, non abbandonati, sanno di essere all’interno di una rete forte e compatta. E’ grazie a realtà del genere che oggi è più facile denunciare e ribellarsi alla perversa logica del racket».

Qual è l’obiettivo più grande che speri di raggiungere con la tua battaglia?
«Io sono un idealista: spero che le eccellenze possano restare e credere in questa Terra e poter esprimere tutte le nostre potenzialità in modo libero. Il racket è una realtà palpabile di controllo della criminalità su ogni quartiere, che blocca l’economia, perchè l’imprenditore non è libero di rifornirsi da chi vuole o di assumere chi vuole. La strada è ancora lunga, ma c’è una forte voglia di riscatto, di autodeterminazione.
Oggi siamo forse nel cuore del cammino, a metà strada e non vogliamo fermarci, ma continuare a camminare».

 

di Fulvio Mele

About fulvio mele

Fulvio Mele: Ventenne Giornalista Pubblicista da Marzo 2016 e Vicedirettore di Informare da Giugno dello stesso anno. Diplomatosi al Liceo Scientifico R. Caccioppoli di Napoli. Laureando in Sociologia (scienze sociali) presso la Facoltà della Federico II. Entra nell'associazione "Officina Volturno" nell'agosto 2013. Esordisce come giornalista nel mensile di ottobre 2013, scrivendo una rubrica sui libri, "Leggi che ti passa". "Credo che per essere giornalista bisogna essere curioso e andare oltre le cose; credo che la notizia non si crea ma la si racconta entrandoci dentro, aprendola dall'interno; credo che un vero giornalista scrive di emozioni e di storie, soprattutto dà voce a chi voce non ne ha ; credo che essere giornalista sia uno stile di vita"