La follia in nome di un dio

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L’idiozia accomuna gli assassini “in nome di dio” (che si chiami Allah, Yahweh, Shiva o Mammona – il dio denaro – non fa differenza), l’incauto commentatore del Financial Times e troppe altre persone.

Dire o scrivere qualcosa che potrebbe offendere la sensibilità religiosa di qualcuno è un reato? Eventualmente punibile con la morte? Per alcuni particolarmente “credenti” parrebbe di si.

Ma quale follia si è impadronita delle menti degli uomini per arrivare a concepire tale mostruosità?

La natura ci ha dotato dell’istinto di sopravvivenza e dell’istinto di conservazione della specie. Il progresso culturale del genere umano ha sublimato questi istinti nelle forme della convivenza civile e degli ideali di pace. La politica del rispetto delle usanze religiose non può essere esercitata calpestando il valore della vita, la libertà individuale e la fratellanza universale. Non è giusto che le religioni e qualsiasi altra credenza, usanza o tradizione impongano dei limiti alle possibilità espressive e creative degli uomini. Se una fede religiosa prescrivesse una condotta considerata invece peccaminosa da un’altra, cosa si dovrebbe fare? Se la bussola diventa lo stare attenti a non urtare la suscettibilità dei devoti alle molteplici attuali e future possibili religioni rischiamo di sfociare nell’irrazionale e di dimenticarci dell’Uomo

di Gaspare Bisceglia