La Cantata dei Pastori va in scena al Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere

Sabato 21 gennaio 2017, ore 21.00 al Teatro Garibaldi di Santa Maria Capua Vetere andrà in scena “la Cantata dei Pastori” opera in due atti di Peppe Barra e Paolo MemoliNon c’è Natale senza La Cantata dei Pastori e da quarant’anni a questa parte non c’è Cantata senza Peppe Barra. La Cantata dei Pastori ha un titolo lunghissimo e barocco, ma è universalmente nota con l’abbreviazione d’uso. Fu scritta alla fine del Seicento (1698) da Andrea Perrucci e da allora, da più di tre secoli, è continuamente rappresentata, rimaneggiata, riscritta.
Ultimo e più illustre di tutti è Peppe Barra, che aveva già interpretato l’opera a fianco della madre Concetta, nel ruolo di un irresistibile Sarchiapone, dopo essere stata l’Angelo nella versione di Roberto De Simone alla fine degli anni Settanta.
La Cantata dei Pastori è la storia delle traversie di Giuseppe e Maria per giungere al censimento di Betlemme. Nel difficile viaggio vengono accompagnati da due figure popolari napoletane, Razzullo, scrivano napoletano assoldato per il censimento, e Sarchiapone, ‘barbiere pazzo e omicida’, maschera ispirata quasi direttamente dalla tradizione popolare dei Pulcinella e antesignano di Felice Sciosciammocca.
Sarchiapone è la dimostrazione delle varie sovrapposizioni e aggiunte delle tradizioni delle Cantate. Il personaggio di Sarchiapone non esisteva infatti nella versione originale di Perrucci, fu introdotto per rendere meno paludata la rappresentazione, per adattarla al gusto del pubblico e via, via, si è andato ritagliando un ruolo sempre più importante. Anche nella tradizione iconografica del presepe i personaggi hanno un nome e un ruolo sia perché Andrea Perrucci lo ha scritto e sia perché tre secoli di rappresentazioni lo hanno trascritto e rappresentato.
Il presepe popolare napoletano è direttamente influenzato dalla Cantata dei pastori che mescola il suo narrare con quello dei vangeli apocrifi e con altre tradizioni popolari del sud, a metà strada tra il cristiano, il pagano, il magico.
Molti sono gli ostacoli che Giuseppe e Maria dovranno superare prima di trovare rifugio nella grotta della Natività. Ed è naturalmente conseguente il lieto fine, la salvazione dell’umanità dal peccato e il ritorno di Belfegor, sconfitto, nel suo mondo infero di fiamme e zolfo. Fino all’anno prossimo, quando anche lui, vecchio diavolaccio impunito, potrà tornare a raccontarci la storia infinita della lotta millenaria tra bene e male Insomma, un grande archetipo.
Nel racconto del Natale, secondo il Vangelo di Luca, si narra che i primi a ricevere la lieta novella e ad accorrere alla mangiatoia, per adorare il Bambino, furono i pastori. Questa grande visione fu l’inizio di una trasformazione senza precedenti nel rapporto tra il divino e l’umano, giacché Dio si era fatto uomo, presentandosi, tra l’altro, umile fra gli umili; ciò ha creato un sentimento di felice ed intensa condivisione nell’ambito del Cristianesimo, e la ricerca per i fedeli di un’attiva partecipazione che, spesso, specie nell’ambito popolare, ha lasciato ampie tracce.
Vista la sacralità del tema, la nascita del Bambino ha prodotto numerose visioni diffuse in tutto il mondo cristiano, attraverso rituali sacri, forme liturgiche e paraliturgiche, alimentando infine anche una vasta produzione letteraria, artistica e musicale, connessa al tema del Natale.
A Napoli, e nel territorio campano, in generale, tale tematica ha visto uno sviluppo ed un approfondimento singolare nonché continuativo, che si é sedimentato nel corso dei secoli mostrando una vocazione fortemente teatrale che, percorrendo un cammino trasversale, ha infine accomunato le diverse classi sociali.
Ricordiamo come anche il culto del presepe abbia goduto di molta popolarità nella città partenopea, qui le istituzioni francescane, che per volontà del loro fondatore per prime lo avevano praticato, trovarono terreno fertile grazie anche alla fattiva propaganda che, nel corso dei successivi secoli, ne fecero illustri personaggi quali Gaetano Tiene, Ludovico da Casoria, Padre Gregorio Rocco.
I migliori artisti vennero impegnati per dar vita alle celebri statuine, realizzate con grandi minuzie e particolari. Il 18° sec., oltre a veder crescere quest’arte fino ai massimi livelli, vede anche sostenere questo tema dai cultori di musica e di poesia: nacquero infatti i primi sermoni natalizi e molto si diffusero le musiche di Novene e Pastorali.
L’importanza della musica in questa festività viene ad essere per altro sottolineata dalle immagini musicali inserite proprio nei presepi. Non solo zampognari, figure indispensabili per la ricostruzione ambientale di questa scena sacra, ma ecco apparire particolari tipicizzazioni locali: concerti di chitarre e mandolini, la banda militare turca, o musici in atteggiamenti più mondani posti d’avanti alla taverna a rappresentare simboli pagani e vizi terreni.
Tutto ciò a ragione del peso che la musica aveva nella società e nella cultura napoletana, ma anche del realismo presepiale, eco di quella partecipazione di fede concreta che richiedeva una totale immedesimazione ed una partecipazione immediata, fino ad inserire realistiche scene di vita quotidiane, simboli del proprio tempo.
In questo variegato panorama dal sentire fortemente rappresentativo, prende corpo, cresce e si attesta la tradizione della così detta “Cantata dei Pastori”. Testo teatrale di fine Seicento (1698) di Andrea Perrucci (firmato in realtà con lo pseudomino di Casimiro Ruggiero Ogone) intitolato “Il Vero Lume tra l’Ombre”, vera e propria sacra rappresentazione capace di unificare la visione colta e popolare del Natale secondo un modello ideale comune e collettivo.
La storia è imperniata sulle vicende di Giuseppe e Maria che affrontano un viaggio lungo e pieno di traversie, per poter giungere al censimento di Betlemme, voluto per ordine dell’imperatore. i diavoli cospirano contro la santa coppia, le forze del bene e del male si contrastano capeggiate l’una dall’Arcangelo Gabriele e l’altra dal demonio Belfegor ma alla fine il bene trionferà, con la nascita del Bambino, e la luce si imporrà sulle tenebre. Coinvolti e partecipi in questi eventi lo scrivano napoletano Razzullo, cui si affianca, in una versione più tardiva rispetto all’originale, il barbiere omicida Sarchiapone. Anime popolari, testimoni e protagonisti di notevole peso drammaturgico, necessari, con la loro carica di umanità e di comicità, ad avvicinare ancor più il pubblico alla sacra vicenda.
Il Perrucci, figlio del suo tempo, muove i passi dal teatro devozionale  morale Gesuitico; del resto, nell’età barocca assistiamo ad una vasta produzione di questi drammi, promossi e composti per conto dei vari ordini religiosi e degli stessi conservatori napoletani.
Drammi di argomento sacro, dai soggetti diversi, ma spesso costruiti con i medesimi ingredienti, mescolando il sacro al profano, in maniera perorativa e talvolta didascalica, al fine di promuovere la fede, di giungere al cuore del popolo utilizzando il suo stesso linguaggio, nonché personaggi popolari tratti dalle maschere della Commedia dell’Arte o del Carnevale napoletano.
Ma a differenza dei tanti episodi del genere il dato interessante resta nel perdurare nel corso dei secoli della sola Cantata dei Pastori.  Drammi e Commedie sacre avevano trovato il loro ideale spazio cronologico nell’età barocca, e perfino quelli scritti in onore del grande Patrono San Gennaro, ad un certo punto scompaiono dalla scena, secondando il mutato sentire dei tempi, ma non la nostra Cantata!
Lecito ipotizzare, a questo punto, che le ragioni di un così duraturo successo siano ascrivibili certo al tema natalizio, ma anche e soprattutto alla validità dell’opera ed alla sua intrinseca capacità di potersi adattare a diversi e continui aggiornamenti.
Infatti non trascurabile appare l’impostazione drammaturgica data dal Perrucci che nella sua ideale commistione, tra sacro e profano, colto e popolare ben si presta ad aprirsi a continue riletture. La Cantata presenta una struttura, potremmo dire, poco libresca, con una narrazione atta a dar spazio alla creatività teatrale e musicale, e dunque già predisposta per aggiungere, estrapolare o cambiare parti, sino a divenire un magnifico canovaccio arricchito con i mezzi del presente.
In tal modo la sua funzione teatrale raggiunge le vette più alte, divenendo specchio della società che in essa, di volta in volta, si contempla.
Parimenti accade con la musica, ingrediente saliente per questa rappresentazione, ben prevista sin dalla sua origine, dapprima solo per il Prologo, ma via via sempre più presente con brani assegnati ai vari personaggi. Rimanendo su questo dettato già previsto dall’antica tradizione, la cantata dei pastori che oggi riproponiamo si arricchisce con nuove visioni musicali assumendo l’originale struttura di un’opera lirica, sostenuta da un ampio organico che prevede solisti (gli stessi attori), orchestra e coro.
Lasciando inalterato l’impianto testuale con le forme prosodiche utili all’avanzamento della narrazione, le parti musicali: Arie, Duetti, Terzetti, brani corali e Concertati verranno predisposti al fine di enfatizzare e sottolineare le drammatizzazioni sceniche e letterarie. In tal modo le suggestioni di una vicenda sacra, che tanta influenza e ispirazione ha sortito sulla storia della musica, verranno evidenziate, riannodando i fili della nostra memoria musicale, con un racconto sonoro che si dipana presentando brani, colti e popolari, antichi e contemporanei con musiche originali, visti secondo il nostro sentire odierno in una lettura che ancor oggi consacra la bellezza di una storia intramontabile.
Prima dello spettacolo, alle ore 18.00, Peppe Barra sarà ospite alla Libreria Spartaco (via Martucci 18, Santa Maria Capua Vetere) per l’incontro con il pubblico “Attori-Lettori. Una sera con…”, condotto dalla giornalista Tiziana Di Monaco. Interverrà il direttore artistico di Modus Art Nunzio Areni.

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