LA ARGUTA POLITICA DEL COMUNE DI COMACCHIO

NAPOLI
In questi giorni si discute diffusamente dell’accordo siglato tra il Mann e il Palazzo Bellini di Comacchio. Il trasferimento di alcuni reperti alloggiati nei depositi dell’importante museo napoletano verso la città lagunare ha sollevato obiezioni e perplessità, non per l’infondata accusa di un becero provincialismo poco allineato all’universalità dell’arte, quanto per il rammarico della puntuale forbice che spacca in due un’Italia inversamente operativa: da un lato il Nord, culturalmente, monumentalmente e artisticamente meno ricco ma dinamico e produttivo, dall’altro il Sud, generoso e florido in ogni sua espressione ma con reperti di straordinario valore ed unicità in ‘cantina’ e siti inutilizzati o in stato di decadenza.
Da tale accordo i vantaggi per Napoli appaiono obiettivamente insignificanti, pare molto improbabile che il Comune di Comacchio sarà il materiale promotore del più grande Museo del Mezzogiorno, nonostante il vicino turismo romagnolo e l’efficiente amministrazione. Più nitidi appaiono, invece, i contorni dell’entusiasmo comacchiese, che non solo avrà l’onore di ospitare il pregevole materiale archeologico di Pompei ed Ercolano, ma pure il vantaggio di costruire le basi per la sua candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2018.
Come si evince dalla Modifica della disciplina della procedura di selezione per il conferimento del titolo di Capitale Italiana della Cultura, la selezione di candidatura avviene per:
a) coerenza del progetto rispetto alle finalità della legge e con altre iniziative di valorizzazione del territorio e grado di coordinamento e sinergia degli interventi preposti;
b) efficacia del progetto come azione culturale diretta al rafforzamento della coesione e della inclusione sociale, in termini di crescita della domanda e dell’offerta culturale;
c) previsione di forme di cofinanziamento pubblico e privato, condivisione progettuale con altri enti territoriali e con soggetti pubblici e privati portatori di interessi presenti sul territorio, anche mediante appositi strumenti di partenariato pubblico-privato;
d) efficacia del modello di governance previsto per lo sviluppo e l’attuazione del dossier di candidatura e relativo monitoraggio del processo e del prodotto;
e) innovatività e capacità delle soluzioni proposte di fare uso di nuove tecnologie, anche informatiche;
f) capacità del progetto di incrementare l’attrattività turistica del territorio;
g) realizzazione di opere e infrastrutture di pubblica utilità destinate a permanere sul territorio a servizio della collettività;
h) coerenza del cronoprogramma rispetto alle tempistiche previste dalla legge

I progetti presentati dalla città designata Capitale Italiana della Cultura sono finanziati nel limite di un milione di euro annui.

Barbara Giardiello
barbara.giardiello05@gmail.com