L’uomo e le sue inquietudini: José Molina alla Reggia di Caserta

Jose Molina

La Bellezza che ospita altra Bellezza: è quella della meravigliosa Reggia di Caserta, che fa da cornice ad un numero sempre maggiore di eventi culturali, il cui valore merita a pieno titolo tale location. Uno di questi è senza dubbio la mostra dell’artista madrileno José Molina, “Paesaggio dopo la battaglia”, in esposizione dal 4 maggio al 3 giugno nelle Retrostanze settecentesche del complesso vanvitelliano.
La personale, organizzata da Deodato Arte di Milano e coordinata da Augusto Ozzella, ha il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna in Italia e dell’Istituto Cervantes di Napoli. Si tratta di 30 opere, che includono dipinti, disegni e sculture e che rappresentano l’uomo in tutte le sue molteplici caratterizzazioni, spesso esasperandone i tratti per concentrarsi su un determinato aspetto, sia esso un sentimento, un’inquietudine… Comunque sia su un lato umano in cui ciascuno, a suo modo, può rivedersi. Presente all’inaugurazione della mostra il curatore Lorenzo Canova, che così ha descritto le opere dell’artista:
«José Molina, attraverso le sue opere parla del futuro e di quello che siamo oggi; ci mette davanti alle nostre polarità, quelle di angeli e demoni, che ci appartengono, così come all’ambivalenza del mondo in cui viviamo, fatto di sacralità ma anche di violenza. In questa mostra ci sono i peccati e le virtù, dipinti con una tecnica eccezionale, che rappresenta un’ulteriore sintesi fra quello che potrebbe essere un rapporto con il nostro passato e un’idea della metamorfosi dell’immagine».
Informare ha intervistato José Molina, ponendo all’artista alcune domande sulla mostra:

Da dove nasce il titolo “Paesaggio dopo la battaglia?”
«“Paesaggio dopo la battaglia” è il prosieguo delle mie precedenti collezioni: “Predatores” e “Los Olvidados”. Nella prima collezione, che risale al 2004, ho raccontato il periodo pre/inizio crisi, nella seconda il durante. “Paesaggio dopo la battaglia” è una rappresentazione di ciò che sta accadendo ora. E io, nel concepire questa ultima collezione, mi sono rifatto al significato originale della parola, che deriva dal greco krisis, cioè scelta. La crisi è la scelta che, volenti o nolenti, si è chiamati a fare; quella che viviamo oggi ci investe tutti e ci richiama alle nostre responsabilità. La crisi rappresenta il pericolo e l’opportunità».

Com’è nata la scelta della Reggia come location? L’aveva già visitata?
«Devo ringraziare il responsabile dell’Area Promozione Culturale Servizi Educativi e Marketing, Vincenzo Mazzarella, ed il Direttore della Reggia, Mauro Felicori, che hanno creduto nel mio lavoro e che mi hanno dato l’opportunità di esporre in un ambiente così stupefacente che, ahimè, non ero ancora riuscito a visitare. Ma ora lo dico a tutti: venite alla Reggia! Non per la mia mostra, ma per ammirare il capolavoro infinito che è».

Nelle sue opere è presente una componente religiosa; com’è il suo rapporto con la spiritualità?
«Io non sono religioso, nel senso che non seguo una religione in particolare, ma la spiritualità esiste in tutti gli esseri umani. Nelle mie opere, l’uomo è il protagonista e spesso lo rappresento in modo duro e diretto. Tuttavia, io ho una grande fiducia nell’umanità, perché è anche capace di grandi cose. La sua capacità creativa non è paragonabile a quella di altri esseri viventi; questo succede quando fa appello alla sua parte spirituale, quella più nobile. Quando si connette alla propria anima, l’uomo crea senza distruggere».

di Teresa Lanna

About Teresa Lanna

Laureata in "Lingue e Letterature Straniere" nel 2004, nel 2010 ha conseguito la Laurea Magistrale in "Arte Teatro e Cinema" presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Tra le sue più grandi passioni, l'Arte, la Fotografia, il Cinema, la Letteratura, la Musica e la Poesia. Grande sostenitrice dell'Art.3 della Costituzione Italiana, è da sempre allergica ad ogni tipo di ingiustizia sociale. In vetta alla classifica delle città che ama di più ci sono Napoli e Firenze.