Je so’ pazzo – Ex OPG

header

Dov’era prigione abbiamo fatto libertà

Il riferimento alla nota canzone del compianto Pino Daniele non lascia scampo ma, questa volta, stiamo parlando d’altro.

“Je so’ pazzo” è un urlo di incoraggiamento che si aggira tra i vicoli senza luce di uno dei quartieri più residenziali di Napoli: Materdei. E’ stato un sospiro fatto alle orecchie di chi, recentemente,  voleva compromettere i valori di uno dei momenti più importanti della nostra città.

Materdei, un  quartiere che nella topografia ufficiale della nostra città è diviso tra i quartieri Stella e Avvocata, è una zona puramente residenziale della nostra città, geograficamente distaccata dal caotico centro storico e dal nobiliare Vomero, che ospita una struttura dal valore storico, e adesso sociale, inestimabile. Prima convento, poi carcere, infine O.P.G (Ospedale Psichiatrico Giudiziario), lo stabile di Sant’ Eframo, dismesso nel 2008 e sito tra via Imbriani e Salita S. Raffaele, è circondato da mura che per anni non hanno potuto raccontare la propria storia.

E’ bastato un gruppo di ragazzi, qualche idea e un progetto concreto fondato sul sociale e sulla socialità per far riprendere vita a questa struttura, luogo di memoria e sopraffazione. Poco più di un anno di attività e già punto di riferimento importante per il quartiere e per la città.

E così accompagnati da Novella e Pietro, volontari del centro, siamo andati a visitare la struttura per capire come stiano lavorando i giovani del centro sociale.

Ci spiegano che in questi anni l’Ex-Opg è stato saccheggiato e vandalizzato, tanto che al loro arrivo hanno trovato una situazione di grave degrado e abbandono. Ma non si sono arresi. Si sono rimboccati le maniche e hanno iniziato a pulire, a dipingere i muri per rendere più accogliente la struttura.

Le maggiori difficoltà sono state però di ordine burocratico. “In seguito all’occupazione dello stabile del 2 marzo 2015, abbiamo avuto forti pressioni  dall’amministrazione penitenziaria per andarcene – ci spiega Novella –Fortunatamente c’è stata una grossa mobilitazione a nostra difesa, e soprattutto il sindaco De Magistris ha preso posizione accelerando la pratica di affidamento. Così l’assessorato del patrimonio si è fatto garante del passaggio e si è formalizzata la nostra presenza qui”.

Dopo aver messo in sicurezza le aree più fatiscenti, le varie sale sono state utilizzate per attività che diano risposte concrete ai bisogni e alle carenze nei campi della sanità, dell’istruzione, dello sport, dell’arte: doposcuola e asilo condiviso, uno sportello medico e di ascolto psichiatrico, una palestra popolare, uno sportello legale e una camera popolare del lavoro per consultare esperti al di là delle sigle sindacali. Non mancano poi teatro, aule studio, biblioteca, radio, corsi di pittura di fotografia  e di muscia. Il tutto in maniera gratuita.

Ma chi sono questi pazzi dell’Ex-Opg? Da studenti a lavoratori, con una grande varietà di età e di ceto sociale. Siamo politicamente comunisti e non lo nascondiamo, ma tutti sono ben accetti purchè sostengano i nostri principi di base che sono l’antifasciscmo, l’antisessismo e l’antirazzismo” ci dice Salvatore, attivista del centro.

Inoltre durante le ultime elezioni i giovani dell’Ex-opg si sono distinti per il “controllo popolare” fuori ai seggi, denunciando brogli e voti di scambio, con foto e video, non senza difficoltà. Hanno sfidato la malavita e la malapolitica, per tutelare il diritto al voto, per difendere la democrazia.

img_2915
murales fatto dai ragazzi, adiacente al campetto popolare

Recentemente hanno anche stilato un programma post-elettorale, che si può trovare sul sito jesopazzo.org, volto a creare “nuove forme di partecipazione e organizzazione che diano protagonismo diretto al popolo, per decidere e incidere sulla vita pubblica, attraverso una pratica politica”.

Essere attivi ci permette di vivere e collaborare con la società che ci circonda, lavorando e denunciando ciò che ci fa diventare “pazzi”. Questi ragazzi combattono quotidianamente contro le discriminazioni e gli stereotipi che circondano le categorie sociali.

Prendere uno stabile abbandonato, renderlo utilizzabile e riqualificarlo in termini di spazi volti all’integrazione, alla condivisione e alla riunione popolare, offrendo servizi gratuiti e utili alle classi meno abbienti.

Forse ha ragione chi dice “è da pazzi”.

“Nuje simm’ pazzi”

 

Di Savio De Marco e Fulvio Mele

About fulvio mele

Fulvio Mele: Ventenne Giornalista Pubblicista da Marzo 2016 e Vicedirettore di Informare da Giugno dello stesso anno. Diplomatosi al Liceo Scientifico R. Caccioppoli di Napoli. Laureando in Sociologia (scienze sociali) presso la Facoltà della Federico II. Entra nell'associazione "Officina Volturno" nell'agosto 2013. Esordisce come giornalista nel mensile di ottobre 2013, scrivendo una rubrica sui libri, "Leggi che ti passa". "Credo che per essere giornalista bisogna essere curioso e andare oltre le cose; credo che la notizia non si crea ma la si racconta entrandoci dentro, aprendola dall'interno; credo che un vero giornalista scrive di emozioni e di storie, soprattutto dà voce a chi voce non ne ha ; credo che essere giornalista sia uno stile di vita"