L’opera di Jan Fabre torna a far sognare Napoli

“L’uomo che misura le nuvole (versione americana, 18 anni in più) 1998-2016” l'opera di Jan Fabre esposta al Museo Madre di Napoli

“Cosa non darei per stare su una nuvola”. È tra i desideri espressi da Vasco Rossi in “Vivere una favola”, canzone tratta dallalbum “C’è chi dice no”, del 1987. È quanto sembra pensare anche “L’uomo che misura le nuvole (versione americana, 18 anni in più) 1998-2016”, autoritratto in bronzo dell’artista Jan Fabre (Anversa, 1958), che dal 29 giugno scorso ha raggiunto la terrazza del Museo Madre di Napoli, dove rimarrà in esposizione fino al prossimo 19 dicembre. Allinaugurazione, addetti ai lavori e semplici appassionati dʼarte, il direttore del Museo Madre, Andrea Viliani, che è anche curatore insieme a Melania Rossi, Laura Trisorio e Sylvain Bellenger, direttore del Museo nazionale e Real Bosco di Capodimonte.
Lʼopera di Fabre rientra nellʼambito di Per_formare una collezione, il progetto di formazione in progress della collezione del museo Madre e ritorna nel capoluogo campano per la seconda volta, in questa versione, dopo essere stata esposta, nel 2008, in piazza del Plebiscito, insieme ad altre opere-autoritratti in bronzo dellʼartista, nellʼambito del progetto “Il ragazzo con la luna e le stelle sulla testa”, a cura di Eduardo Cicelyn e Mario Codognato.

Ritratto di Jan Fabre, artista
Ritratto di Jan Fabre, artista

Sembra essere proprio la vetta più alta del Museo la giusta collocazione per quelluomo che, in cima ad una scala, si appresta, con un metro, a misurare unʼentità mutevole ed evanescente. Le nuvole, come i sogni, rappresentano ciò che, per definizione, sfugge ad ogni controllo, ma che, al tempo stesso, finisce per diventare parte di sé. Come la nostalgia di una persona amata, che ha fatto parte della tua vita, ma che ora non cʼè più. E allora decidi di dedicarle unʼopera come questa; perché tuo fratello non è una persona qualsiasi. In più era più piccolo di te ed era un sognatore, scomparso troppo presto.

Forse Jan lo immagina sospeso tra le nuvole del cielo di Napoli, mentre ride con gli artisti che hanno reso ancora più affascinante la città partenopea: Totò, De Filippo, Pino Daniele… chissà. Ciò che sappiamo è che il titolo della scultura trae spunto dallʼaffermazione che lʼornitologo Robert Stroud pronunciò dopo essere uscito dal carcere di Alcatraz: “D’ora in poi mi dedicherò a misurare le nuvole”. Ma in quellʼautoritratto di bronzo, in realtà, cʼè tanto altro: cʼè un cuore che batte davvero; quello di un artista che non smetterà mai di cercare suo fratello, di città in città, continuando a misurare le nuvole di uno stesso cielo sperando che, in qualcuna di esse, si nasconda colui che continua ad amare, come se fosse ancora in vita.

di Teresa Lanna

About Teresa Lanna

Laureata in "Lingue e Letterature Straniere" nel 2004, nel 2010 ha conseguito la Laurea Magistrale in "Arte Teatro e Cinema" presso l'Università degli Studi di Napoli "L'Orientale". Tra le sue più grandi passioni, l'Arte, la Fotografia, il Cinema, la Letteratura, la Musica e la Poesia. Grande sostenitrice dell'Art.3 della Costituzione Italiana, è da sempre allergica ad ogni tipo di ingiustizia sociale. In vetta alla classifica delle città che ama di più ci sono Napoli e Firenze.