Sara Bilotti: La vera Rivoluzione nell’Editoria la faranno le donne.

Sara Bilotti, classe 71, è nata a Quarto. E’ una tipica donna mediterranea. Con la Trilogia erotica, edita da Einaudi, L’oltraggioLa colpaIl perdono, si cimenta nel genere del romanzo.

Chi scrive ha l’urgenza di lanciare un messaggio. Sara Bilotti, quando hai avvertito questa esigenza?

“Ho iniziato a scrivere a nove anni, ma solo dopo i quarant’anni ho pensato di farne una professione. Spinta da Maurizio de Giovanni, pubblicai un racconto in rete che ebbe molti consensi. Una piccola casa editrice mi chiese di scrivere dei “racconti neri” per una raccolta che poi è diventata  “Nella Carne”. “Nella Carne” nasce dal disagio che provo nei confronti delle maschere che utilizziamo per presentarci al mondo. Alcune sono talmente complesse che diventa difficile distinguerle dal volto. La raccolta incuriosì Einaudi. Decidemmo un percorso affascinante, che dalla trilogia avrebbe portato alla mia maturazione come autrice nera. Un percorso fatto di scalini da salire, profondità da sondare.”

Il paragone tra la tua Trilogia erotica e le cinquanta sfumature di E.L. James era inevitabile.

“L’erotismo nella mia trilogia è un carattere secondario. Volevo raccontare una storia nera contaminata dalla passione: non è in fondo la passione, purtroppo, il movente di tanti delitti? I tre romanzi sono legati da un filo rosso: la ricerca dell’identità della protagonista, una donna tormentata che togliendo le maschere elaborate dal volto degli uomini di cui si innamora riuscirà finalmente a trovare se stessa.”

Quanto c’è del tuo vissuto nei tuoi romanzi?

“C’è tanto delle mie emozioni. Racconto la mia personale ricerca, attraverso storie inventate.”

Ognuno di noi, come la luna, ha un lato chiaro, ed “un lato oscuro”, sei d’accordo?

“Il lato oscuro è parte integrante dell’animo umano, negarlo è dannoso. Più nascondiamo gli impulsi distruttivi, più essi crescono, si nutrono della nostra distrazione. Per arginare il lato oscuro occorre conoscerlo, accettarlo.”

Cos’è il noir?

“Il noir è una lente di ingrandimento che ci permette di interpretare la realtà. Ultimamente è molto amato perchè la caccia al mostro,  ci avvicina al lato oscuro di cui abbiamo parlato. Prima spinti da una curiosità morbosa, poi stupiti da quanto riusciamo a identificarci in personaggi complessi e non sempre positivi, riusciamo pian piano ad accettare di essere un affascinante miscuglio di bene e male, bianco e nero.”

In Italia molte donne scrivonoAlcune affermano di essere discriminate solo perché donne. Contano di più gli stereotipi o il talento?

“Ovviamente conta il talento, ma non è facile esprimerlo. A una donna si chiede spesso di parlare di sentimenti. Siamo brave in questo. Ma tale abilità va estesa alla descrizione di un’indagine psicologica profondissima e intrigante, che, secondo me, manca nei thriller di diversi scrittori uomini. Il ghetto è purtroppo un problema, ci ficcano in categorie precise e diventa difficile esprimere il nostro talento.”

Può uno scrittore apparire credibile quando parla delle fantasie amorose di un personaggio femminile?

“Certo, se è un uomo attento, se possiede l’arma più potente di tutte per la creazione dei personaggi: l’empatia.”

Nella tua esperienza, è meglio competere con un uomo o con una donna?

“Contro un uomo si perde spesso perché il nostro è un mondo di uomini. Nelle posizioni di potere c’è quasi sempre un uomo. Nei casi peggiori il branco ti esclude. Ma i muri più alti, e lo dico con grande rammarico, me li hanno sempre messi davanti le donne, e per motivi futili.”

Cosa consigli ad una ragazza che sogna di diventare scrittrice?

“Leggere tantissimo. Di essere se stessa. Di non farsi ghettizzare con campagne di marketing che infilano in categorie precise. Trovare un agente che creda in lei, soprattutto quando la lotta si farà dura. Ma si può vincere. Secondo me la vera rivoluzione nell’editoria la faranno le donne. Quelle che non sono impegnate a calpestare i piedi delle altre donne. Quelle che si tendono la mano. Io ci credo. Come da anni credo negli incontri tra donne vittime di violenza, nella letteratura che può cambiare la realtà attraverso l’empatia.”

ll femminicidio è un tema a cui tieni molto. In che modo un racconto può portare sollievo?

“Sì, ho pubblicato diversi racconti in antologie che trattano di violenza nei confronti delle donne. Tra loro, “Nessuna più”, curata da Marilù Oliva, e “Una mano sul volto”, a cura di Maurizio de Giovanni. Altri saranno pubblicati a breve. Lo scopo del mio impegno contro la violenza è, oltre a raccogliere denaro per associazioni come il telefono rosa, la condivisione del dolore, che costituisce una carezza. Uno scrittore non può sostituire un dottore o una struttura di sostegno, ma può alimentare la consapevolezza dello status di vittima, cosa non così scontata, e dare forza, soluzioni possibili. L’abbraccio delle parole mi ha salvato la vita in tante occasioni. Spero di essere in grado di donarlo.”

Mina Iazzetta

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