Profumo e Letteratura – II° Edizione Premio “Martin Heidegger”

SANT’ANASTASIA (NA) – La Profumeria Artistica/Letteraria FrancescoMagnettaConcept & Action Trade Italia, operatori commerciali di Sant’Anastasia, con il patrocinio del Consiglio Regionale della Campania, organizzano per il 21 luglio alle ore 19,30,  la II edizione del premio “Martin Heidegger” sponsorizzato da  Viral Perfume  rare essences.

Gli scrittori scelti per questa seconda edizione, denominata “Amore, Psiche e Cibo”, sono Riccardo Di Salvo e Claudio Marchese, con il romanzo  “Il Pescatore  di Kalkan”, Edizioni Croce. Nel corso della serata sarà presentato anche il libro di Vincenzo Di segni “La Cena  di Audrey” che potrete trovare in Profumeria o presso la Libreria Fenice di Catania o on line in versione ebook.

Interverranno il Dr. Carmine Esposito ed il Dr. Luigi De Simone, neuropsichiatra e presidente dell’Associazione “I Giocondi”

Seguirà la relazione di Viral Perfume redatta da Vincenzo Di Segni che nasce dal potere di attrazione che “La cena di Audrey” ha esercitato sull’autore del progetto “La forma dell’olfatto”. L’innovativo brand propone, infatti, fragranze di alta qualità, accostandole all’identità del sé che ben si concilia con la crescita dell’uomo nel cammino della propria esistenza. Un autentico dialogo tra fragranza e sensazioni, queste ultime bisognose di un’identificazione. Un progetto che volge lo sguardo non al mondo effimero dei profumi, bensì all’orientamento del modo d’essere dell’essere. Essenze pure che incontrano l’autenticità della natura umana perché dove c’è autenticità non vi è alterazione della condizione umana. Il giusto equilibrio tra “l’essenza in sé” e “l’essenza del sé”.

Il binomio profumo-letteratura, può a primo acchito, sembrare una novità nel panorama culturale ma è un connubio che risale all’antichità e risiede nel rapporto tra l’uomo e la natura.

Il termine profumo, dal latino per-fumus (attraverso il fumo) è l’evoluzione del concetto di odore. Da Platone ad Aristotele, i filosofi si sono sempre interessati degli “odori” e Teofrasto fu il primo che cercò di catalogare gli “aromata” indicando alcune tecniche per la composizione di talune fragranze. La letteratura, dal canto suo, rappresenta le emozioni filtrate dalla sensibilità e dalle inquietudini degli autori ed è così che la percezione di un particolare profumo in un preciso contesto ci viene descritta dalle parole dei grandi autori. La poesia di D’annunzio ne è un esempio sublime, essa trabocca degli inebrianti profumi della natura. Ma sono tantissime le opere in cui un profumo sublima un momento cruciale.

Le opere selezionate per l’evento “Amore, Psiche e Cibo”, parlano entrambe dell’Amore, ma di un amore che è la meta finale di un viaggio introspettivo che è esso stesso una personale odissea. Il sesso ed il cibo ne sono il viatico. I protagonisti partono per questo viaggio e man mano che si immergono negli abissi si liberano delle maschere, e di invisibili catene fino ad entrare in contatto con l’essenza del proprio essere e ne riemergono, nudi ma veri e liberi e, soprattutto, persone “intere”. In una società dove i rapporti interpersonali sono sempre più virtuali e sempre meno “live”, provate solo ad immaginare quanto tutto questo sia originale.

“Il pescatore di Kalkan – Odissea di Sicilia” è la rivisitazione, nell’era della globalizzazione, del romanzo epico l’Odissea e dei miti mediterranei.

Secondo i due scrittori catanesi, Odisseo e le sirene vivono ancora tra noi, sull’ultima spiaggia dell’Occidente. Una civiltà “al tramonto”, sommersa dalle onde di altre spiagge, che si mescolano con il “Mare Nostrum”, come lo definivano gli antichi Romani, con un chiaro riferimento alla mattanza dei tanti migranti in fuga dai paesi martoriati dalla guerra e dalla povertà che trovano la morte nei fondali marini.

In un autunno sensuale e ricco di colori, come sanno essere le stagioni della favolosa terra di Sicilia, un precipitare di eventi porterà due diversi destini, a ricongiungersi sotto un unico cielo: l’Amore!

L’eroe greco, Ulisse, è sostituito da un antieroe di religione islamica, un umile pescatore di Kalkan. Zorayr è un ragazzo turco dalla pelle ambrata, selvaggio e naturale come un frutto non coltivato, che lascia la sua terra, sfidando le forze avverse della natura, per raggiungere la Sicilia. Qui viene sedotto da Tina, una giornalista in vacanza sulla penisola anatolica. L’incontro fatale avviene sulla spiaggia, vicino al mare: uno scenario tipico dell’Odissea. La donna lo seduce con l’arma di comunicazione più primitiva, quella naturale del sesso. Zorayr troverà in questa donna colei che gli farà scoprire l’amore e la voglia di essere un uomo pronto a migliorarsi per ottenere sempre il meglio dalla vita, soprattutto agli occhi di lei, con qualche anno in più del protagonista, amante del benessere e della cultura che usa come arma per salvarsi dalla corruzione intellettuale di tutti i giorni.

Le spiagge  e i tramonti della Sicilia, raccontati nel romanzo, sono simili a quelli di Kalkan, paese natio di Zorayr, ricchi di poesia e nostalgia per una terra che mai più rivedrà.

A tratti la punteggiatura appare quasi inesistente, quasi ad accentuare l’importanza di una storia in continua lotta con la bellezza interiore degli stessi protagonisti.

La scrittura plurilinguistica mescola il linguaggio colto di Tina con quello folklorico di Zorayr e usa citazioni della cultura mediatica, alternandole con sequenze liriche.

L’opera, che sarà adottata  per le scuole di secondo grado superiore, si legge con molta semplicità anche grazie alla descrizione dei luoghi siciliani resi prestigiosi, e quasi primitivi, dalla sicilianità del professore Riccardo Di Salvo.

Metafore, allegorie, similitudini, simbolismi ed iperboli sono come fragranze pure che inebriano il mondo e diventano strumenti di conoscenza di sè, espressione di una “verità”, come isolotti nel mare del mondo emotivo.

La socratica esortazione conosci te stesso (in greco antico: γνῶθι σαυτόν) si fa strada nella giornalista che, come una pantera, si districa nei meandri dell’oscurità dell’esistenza umana, negli abissi dell’interiorità per poi risalire come una sirena con una visione di sé senza sedimenti.
Il contatto carnale con Zorayr risveglia in Tina la consapevolezza delle possibilità intrinseche della corporeità che solo il sesso può destare, un silenzioso invisibile linguaggio del corpo che cela una verità che solo l’anima può riconoscere.
La semplicità di Zorayr è la chiave d’accesso per il suo volo interiore. La sprona a vedere il durevole, non il fugace. La completezza, non la frammentarietà. Con Zorayr Tina ricompone le parti spezzate della totalità del suo essere, bisognoso di benessere. Il loro è un Amore che risveglia l’autenticità della vera realtà. E’ con l’ausilio di questa forza della natura che Tina raggiunge il puro piacere, la comprensione della propria condizione umana, luogo in cui la sua coscienza, senza maschera, in silenzio, si palesa.
L’Amore, che fluttua tra i due protagonisti, li rende liberi, come un gabbiano in volo dal mondo consumistico, omologato, massificato, globalizzato. Tina e Zorayr, insieme sfidano e superano gli ostacoli di una società liquida che ha trasformato l’uomo da protagonista a consumatore, rendendolo impotente nelle relazioni, nelle emozioni, negli slanci; un uomo sempre meno tale e sempre più prigioniero di un reticolo di leggi invisibili. Quando il pensiero è reso impotente, la sfera più intima e sensibile dell’essere si rinchiude in se stessa ed implode.
Le persone che prima riempivano le piazze, oggi sono tutte dietro un monitor, ma nell’agorà ci sono ancora Zorayr e Tina.

L’altro romanzo è “La cena di Audrey”, un gustoso pamphlet nel quale l’autore, Vincenzo Di Segni, sin dalle prime pagine, si  immedesima in modo naturale, facendo emergere sin da subito il filo conduttore del racconto, declinato più sull’introspettiva che sulla narrazione.

Attraverso dialoghi interiori e profondi, il protagonista, scandaglia le viscere della propria anima per smontare l’impalcatura di un’educazione familiare che lo limita. Sono le amicizie, i percorsi, gli incontri, i flashback del passato che infarciscono il suo cammino di vita dandogli opportunità di crescita e di cambiamento. Una catarsi che gli permetterà di diventare uomo.

La trama è semplice: il protagonista, Andrea, terminati con qualche fatica anticonformistica gli studi, sente il bisogno di sfuggire al caos metropolitano e parte per una vacanza verso una località incantata della Baviera, dove in una sera di agosto incontra una ragazza inglese, Audrey. Nasce un’amicizia, fatta di emozioni, di sguardi, di intese e di una cena, che diventerà il compendio della storia. Il tutto circondato dallo scenario delle Alpi tedesche, con il verde dei monti, il cristallino dei laghi e le case colorite rivestite di fiori. Ma è appunto la cena che domina la scena finale del romanzo: cibo, sguardi, magia, odori e sapori.  Il Cibo che diventa Eros. Linguaggio. E la dimensione carnale si ricongiunge con quella spirituale per vivere in afflato.

Andrea accoglie Audrey e le propina il risultato del suo cimento ai fornelli. E’ un campionario di golosità e di prelibatezze, che oscurano le più succulenti pietanze dei rinomati chef che ogni giorno impazzano sulle reti televisive. Autentici manicaretti: spirali di asparagi con salmone affumicato, girasole con fiori di zucca, filetto di sogliola e bottarga di muggine, mozzarella infarinata nel pistacchio, gambero al brandy flambé. Ce n’è abbastanza per far strabuzzare gli occhi ad un navigato ospite “mediterraneo”. Figurarsi la candida britannica Audrey! Ed in realtà lo stupore del contatto con tanto ben di Dio produce l’emergere dell’impronta spirituale dei due protagonisti.

Nonostante la sua semplice veste grafica, una serie di reminiscenze letterarie sottendono “La cena di Audrey”, opere in cui il cibo è protagonista di eventi legati alla sfera del piacere spinto all’eccesso. Dal connubio vino e sesso della lirica greca di Alceo e Saffo all’edonismo enogastronomico del “Satyricon” di Petronio, dai banchetti orgiastici dei libertini del Marchese De Sade alle cene estetizzanti dei dandy dell’Ottocento, è tutto un proliferare di canti alleluiatici in onore del piacere della tavola e dell’alcova. Ognuno degli autori in questione ci ha dato la propria interpretazione dei misteriosi nessi tra cibo ed eros. Quella di Vincenzo Di Segni è filosofica, nel suo senso etimologico: amore della sophia cioè della sapienza. Il romanzo non ha una trama lineare ma,  attraverso frequenti flash-back, che sono vere e proprie “epifanie”, si dipana come un gomitolo. Ogni flash-back è un tuffo nell’abisso della “memoire involontaire” di ascendenza proustiana, nonché una continua riflessione sulla temporalità dell’essere che ci rimanda ad Heidegger e all’affermazione della gioia di vivere del dionisiaco Nietzsche.

Oggi il vero lusso è trovare del tempo libero, quello che gli antichi greci chiamavano kairos, il tempo della qualità, in contrapposizione al perfido kronos, il tempo della quantità che sembra quasi stritolarci nel meccanismo del suo ritmo frenetico. Quello che ci permette di isolarci dalla catena di montaggio del lavoro, degli impegni reali o virtuali che ci connettono con la massa. Che bello poter fare del nostro spazio un’isola su cui incontriamo quelli come noi che antepongono l’essere all’apparire! Leggendo, queste pagine, sembra quasi di provare lo stesso godimento provato da Vincenzo mentre lo scriveva, rinnovandoci l’invito dannunziano “ricorda di godere sempre”.

Mina Iazzetta

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