Le indicazioni dei Garanti europei per la tutela della privacy dei lavoratori

Privacy

L’8 giugno 2017 (una cosa fresca fresca) i Garanti europei – riuniti nel gruppo “Articolo 29” (WP29), tenendo conto della normativa vigente e di quella che entrerà in vigore il prossimo 18 maggio con il Regolamento UE 2016/679 – hanno definito in un apposito documento (che non vi allego per non mettervi in difficoltà con l’inglese) il quadro di principi fondamentali che le imprese e la PA devono rispettare per ogni lavoratore, indipendentemente dal tipo di contratto a lui applicato, per il rispetto della vita privata, della sua libertà e dignità.

  1. Il lavoratore ha diritto ad una adeguata, chiara, semplice ed esaustiva informazione sulle modalità di trattamento dei dati personali soprattutto quando siano previste forme di controllo del lavoratore (vedere il nuovo articolo 4 Statuto lavoratori per GPS, video-sorveglianza, programmi gestionali che tracciano attività, etc.)
  2. Il consenso dei lavoratori per il trattamento dei dati da parte dei datori di lavoro pubblici e privati è stato considerato poco tutelante nei confronti dei lavoratori in quanto nella realtà lavorativa “c’è una forte disparità di potere” tra datore di lavoro e dipendente ed il “padrone se ne approfitta” e, quindi, il rimedio a parte le canzoni degli Intillimani è quello che il datore di lavoro deve far riferimento a specifiche e speciali disposizioni normative e contrattuali oppure far valere il cd proprio “legittimo interesse” a trattare quei dati bilanciando l’interesse suo alla sicurezza aziendale ed efficienza del ciclo produttivo con i diritti e le libertà dei lavoratori alla luce dei principi di necessità e proporzionalità. Cioè: le informazioni che non servono non si chiedono e non si trattano ergo… gli strumenti di geolocalizzazione possono essere utilizzati per finalità strettamente aziendali e al lavoratore deve essere lasciata la possibilità di disattivare, se necessario, il localizzatore (come i GPS).
  3. Il datore di lavoro può introdurre strumenti e tecnologie, come quelle per l’analisi del traffico, per ridurre i rischi di attacchi informatici e la diffusione di informazioni riservate, ma non si può spiare la posta dei dipendenti o la loro navigazione internet. Nossignore, non si può. Importante: devono essere privilegiate misure preventive, assolutamente trasparenti, che segnalino ad esempio ai dipendenti la violazione che potrebbero stare per commettere. Azz!!! Organizziamoci!
  4. L’eventuale consultazione o il monitoraggio dei social network (Facebook, Twitter, etc.) devono essere limitati ai soli profili professionali, escludendo la vita privata di dipendenti o candidati all’assunzione. Vale sempre, infatti, il diritto fondamentale a non essere oggetto di discriminazione come quelle basate sulle idee politiche, l’impegno sociale o altri aspetti della sfera personale o familiare. Cioè se siamo “splenditi lavoratori… ottimo dirigenti” possiamo anche essere dei banali conversatori di biciclette ad una ruota o sostenitori di arditi approcci amorosi e questo non deve interessare all’azienda o alla PA con cui lavoriamo. Il buon gusto? No, è un dono ma un lungo lavoro.
  5. E poi sentite sentite… i Garanti europei, proprio per favorire il corretto utilizzo degli strumenti e delle policy aziendali nel rispetto della privacy dei lavoratori, invitano i datori di lavoro a offrire, ad esempio, connessioni Wi-Fi ad hoc e a definire spazi riservati – su computer e smartphone, su cloud e posta elettronica – dove possono essere conservati documenti o inviate comunicazioni personali, non accessibili al datore di lavoro se non in casi assolutamente eccezionali. Avete capito!!!!

Scusate per le chiacchiere ma il bar era chiuso. E non apre per il momento. Sarà uno sciopero? Si lo sciopero, di questi? Suvvia!

di Vincenzo Russo Traetto