Incapacità di intendere e volere .

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Il Presidente

Incapacità di intendere e volere .

 

Ai gravissimi fatti quotidiani di reati di omicidio/suicidio/ crudeltà / futili motivi di premeditazione, specie quelli densi di tristezza che avvengono in famiglia, sollevano il nodo dell’imputabilità penale, a seguito della così detta “incapacità giuridica di intendere e volere”.

 

Naturalmente come primo provvedimento l’Autorità preposta dispone l’internamento in un Ospedale Psichiatrico.

 

L’allarme sociale del gravo fatto, non ultimo quello avvenuto a Roma in una villa all’EUR dove il killer, secondo i mass media, abusava della droga detta di Wall Street o di farmaco depressivo con effetti allucinogeni, riapre il nodo della perizia psichiatrica per raggiungere quella metodologia giuridica della “incapacità di intendere e volere” a volte decisamente incomprensibile e mostruosa, quindi, forse, consequenziale della non imputabilità del soggetto autore del “misfatto, che ci fa restare strabiliati e preoccupati in quanto non vi è più sicurezza !!!

 

Non si può decisamente affermare che il raptus di cui sopra sia dovuto ad una infermità mentale, anche se quella “persona” era in cura psichiatrica e non ci vogliamo addentrare nel “fattaccio” e nelle valutazioni giuridiche, ma si deve considerare che per “disagio mentale” il mondo medico-scientifico definisce situazioni diverse tra loro, quali disturbi del comportamento, panico, ansia, depressione, psicosi, schizofrenia, cronici o recidivanti che interessano l’età giovanile/adulta ed i pazienti, i quali raramente hanno coscienza di malattia.

 

Il problema dell’imputabilità penale nel campo psichiatrico e le varie diagnosi commesse tra psicopatologia e dinamica dei fatti, è argomento che lasciamo alla competenza medico-legale/legislativa che si dibatte tra le pericolosità sociali del malato di mente e le condizioni mentali dello stesso “imputato”, ma preoccupa l’opinione pubblica che teme per la propria incolumità.

 

Ma non è pensabile che menti psichicamente instabili, autori di tragedie umane, possano entrare nei vituperati Ospedali Psichiatrici Giudiziari o rientrare tranquillamente in famiglia e conseguentemente nella società, la quale in tale maniera resta, ripeto, completamente indifesa ed in balia di “costoro” che si devono ritenere socialmente pericolosi.

 

Resta il fatto che il Parlamento ha rinviato la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari all’aprile 2015, mentre per ora agosto 2014 il Giudice rinvia questi “rei malati” in strutture OPG definibili manicomiali, invece che curarli, che da ben 35 anni dovevano essere soppressi .

 

Ora nel triste episodio di cui sopra si comincia a “ri-sventolare” ai quattro venti la solita “perizia psichiatrica” un sotterfugio giuridico, spesso e volentieri “sistema” per evitare la prigione o forse per introdurre il reo negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari Petizione 2013 .

 

In Italia con le leggi 180 e 833, ripeto, s’intendeva “chiudere” tutti gli Ospedali Psichiatrici e superare quei “specifici ed obbrobriosi sistemi di cura” ipotizzando la riconversione delle strutture e cure capaci di garantire interventi integrati e dignitosi per il malato psichico nelle varie fasi del suo trattamento. Questo lo spirito della legge Basaglia.

 

Ancora oggi ci domandiamo a seguito delle leggi di cui sopra, perché sono in atto ed ancora aperti 6 Ospedali Psichiatrici Giudiziari e qual è l’utilizzo di quest’ultimi ? A chi servono e a che servono ? .

 

Ancora una volta auspichiamo che l’intendimento delle Istituzioni Legislative ed il Governo Renzi si facciano carico di riforme urgenti, invece di formalizzarsi in inutili e dannose litigiosità che non servono né a coloro che gestiscono la res pubblica né ai cittadini, per non dover assistere ancora una volta a questi “abominevoli massacri” !

 

E con le sagge parole del Santo Giovanni Paolo II° : “ Andiamo avanti con speranza !

 

Previte

 

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