Inaccettabile

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Quanto deciso dalla Cassazione ha dell’invero simile e purtroppo solo in Italia, nella nostra “Repubblica” si possono verificare delle situazioni così pazzesche o nemmeno impensabili al giusto e equo ragionamento. E’ vero che la decisione della Cassazione ora dovrà essere valutata dal Tribunale di Sorveglianza di Bologna, ma comunque crea un precedente, che non andava anzi non doveva essere preso minimamente in considerazione.

Condivido a nome mio e di tanti amici, lettori e non, le riflessioni riportate dal giornalista Sandro Ruotolo e da Rita Dalla Chiesa e da Marco Delplano.

SANDRO RUOTOLO

Salvatore Riina è ancora il capo di Cosa Nostra. Certo, ha diritto a morire in maniera dignitosa ma in carcere, al 41 bis che non vuol dire luogo dove avvengono nefandezze. Siamo tutti rimasti impietriti per la decisione della Cassazione. Quell’ipotizzare un differimento della pena o addirittura la detenzione domiciliare è un pugno nello stomaco. Siccome ha una duplice neoplasia renale può uscire dal carcere? Il 41 bis è stato istituito per evitare che i boss mandino ordini verso l’esterno. Salvatore Riina è ancora il capo della mafia siciliana. Cosa diciamo ai familiari delle vittime dei corleonesi? Sono appena passati 25 anni dalla strage di Capaci , tra pochi giorni ricorderemo Paolo Borsellino e le donne e gli uomini della scorta che sono morti con lui in via D’Amelio. Abbiamo bisogno di conoscere ancora la verità su quelle stragi. Abbiamo bisogno di giustizia. Ma la decisione della Cassazione ci fa tornare indietro nel tempo. Non è giusto. Hanno avuto una morte dignitosa i Boris Giuliano, i Cesare Terranova, i Rocco Chinnici, i Piersanti Mattarella, i Placido Rizzotto, i Giuseppe Russo, i Gaetano Costa, gli Emanuele Basile, i Pio La Torre, i Giuseppe Fava, i Peppino Impastato? Vergogna!

“La vendetta lasciamola ai mafiosi, noi siamo per lo stato di diritto”. Ma c’entra? Proprio perché stiamo in uno stato di diritto, Salvatore Riina deve rimanere in carcere, dove sapranno curarlo al meglio. Bernardo Provenzano è morto in carcere, in carcere sono morti tutti i boss mafiosi. Se volete, aprite il dibattito sull’abolizione dell’ergastolo ma non tirate in ballo altro. Ci sono i diritti dei detenuti ma ci sono anche i diritti dei familiari delle vittime che chiedono verità e giustizia.

RITA DALLA CHIESA

Festa dell’Arma dei Carabinieri. I Carabinieri che sono sempre stati la vita della mia famiglia. Che indossano gli amari sulla pelle. Che oggi piangevano per la medaglia d’oro data alla vedova di un loro collega ucciso per difenderci. Che hanno la foto di mio padre nei loro uffici, sul comodino, e che hanno chiamato Carlo Alberto i loro figli. Che hanno scelta una vita difficile, dura, piena di rischi e sacrifici, anche economici, per il legame indissolubile che hanno creato con la loro divisa e i loro cittadini. E con quello Stato che hanno giurato di servire, ma che spesso, invece, e’ uno Stato assente. Che non li difende. Stasera e’ una serata difficile. Per me e per le tante famiglie, come la mia, che hanno avuto un colpo al cuore per la sentenza di una cassazione che giudico sconvolgente. E che mette in serio dubbio la mia fiducia nella giustizia. Mio padre, e i tanti che sono caduti per mano mafiosa, massacrati dai proiettili nelle macchine o sui marciapiedi, non hanno avuto dignita’ nella morte. A cielo aperto, sotto gli occhi di tutti. Senza nemmeno un lenzuolo per coprire il loro ultimo dolore. Ma oggi, Festa dell’Arma dei Carabinieri, c’e’ chi chiede dignita’ per chi ha insanguinato l’Italia. Toto’ Riina. Dicono che sia malato, e che voglia tornare a casa. Mio padre e tutti gli altri che ha fatto ammazzare, a casa non ci sono potuti tornare. Perche’ e’ stato il signor Riina a dargli il colpo di grazia, quella maledetta sera del 3 settembre.

MARCO DELPLANO

Il giornalista Mauro De Mauro (ucciso nel 1970); Il procuratore Pietro Scaglione (ucciso nel 1971); Il tenente colonnello Giuseppe Russo (ucciso nel 1977); Il giornalista Mario Francese (ucciso nel 1979); Il politico Michele Reina (ucciso nel 1979); Il capo della squadra mobile Boris Giuliano (ucciso nel 1979); Il giudice Cesare Terranova e il maresciallo Lenin Mancuso (uccisi nel 1979); Il presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella (ucciso nel 1980); Il capitano dei carabinieri Emanuele Basile (ucciso nel 1980); L’onorevole Pio La Torre (ucciso nel 1982);
Il prefetto Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (ucciso nel 1982); Il poliziotto Calogero Zucchetto (ucciso nel 1982)
Il giudice Rocco Chinnici (ucciso nel 1983); Il capitano dei carabinieri Mario D’Aleo (ucciso nel 1983); I commissari Beppe Montana e Ninni Cassarà (uccisi nel 1985); L’imprenditore Libero Grassi (ucciso nel 1991); I giudici Falcone e Borsellino con le loro scorte (uccisi nel 1992).

Lui ha diritto a una morte dignitosa. Lui che non ha rispettato la vita altrui.

Vergogna… ma a questo punto lui è il vero capo di stato perché tali trattamenti si riservano solo a grandi personaggi.