IN BOX, rete toscana di teatri nazionali, è a Caserta per Officina Teatro

22 orfeo ed euridicelogo In-BoxOfficina Teatro

San Leucio (Ce)

[Via Degli Antichi Platani, 30]

 

Sabato 11 ottobre ore 21

Domenica 12 ottobre ore 19

 

Teatro Presente e Eco di fondo

presentano

 

ORFEO E EURIDICE

testo e regia César Brie

con Giacomo Ferraù e Giulia Viana

musiche Pietro Traldi

costumi Anna Cavaliere

disegno luci Sergio Taddo Taddei

produzione Teatro Presente / Eco di fondo

 

SPETTACOLO SELEZIONATO IN-BOX 2014

 

 

In-Box 2014 sarà ospite con lo spettacolo selezionato “Orfeo e Euridice” di Teatro Presente e Eco di fondo della stagione teatrale di Officina Teatro, a San Leucio (Ce), sabato 11 ottobre (ore 21) e domenica 12 ottobre (ore 19).

 

Lo spettacolo, che si avvale della regia e della drammaturgia di César Brie, vede in scena i due giovani attori, Giacomo Ferraù e Giulia Viana, diplomati all’Accademia dei Filodrammatici di Milano.

“Orfeo e Euridice” interroga lo spettatore sulla forza e la grandezza del sentimento d’amore. Forza e poesia del mito si intrecciano con due temi controversi, quali l’accanimento terapeutico e l’eutanasia. Orfeo con la sola forza del suo canto prova a strappare la sposa Euridice dal regno dei morti.

In-Box, nato sei anni fa da un’idea di Straligut Teatro, realtà toscana attiva nell’ambito della promozione teatrale, in residenza artistica presso il Comune di Monteroni d’Arbia (Siena), è un esperimento unico in Italia: una rete di teatri, festival e soggetti istituzionali che ricerca, seleziona e promuove, tramite un bando nazionale, le eccellenze teatrali emergenti, offrendo visibilità ed occasioni di lavoro concrete quali un tour di repliche a cachet fisso. Oltre a questo In-Box prevede altri campi di azione volti al sostegno della scena teatrale contemporanea: la costruzione di una rete di residenze creative, la progettualità europea, azioni di formazione del pubblico, il sito gemello Sonar.

Ai quattro spettacoli finalisti che compongono la Selezione In-Box 2014, la Giuria ha assegnato complessivamente 39 repliche a cachet fisso. Le repliche sono state così ripartite: 14 repliche a “L’uomo nel diluvio” di Amendola–Malorni, 10 repliche a “Genesiquattrouno” di Bruno-Villano, 8 repliche a “Cantare all’Amore” de La Ballata dei Lenna, 7 repliche a “Orfeo ed Euridice” di Eco di fondo. A questo “monte” repliche previsto dal bando si stanno aggiungendo ulteriori repliche per le compagnie selezionate, grazie a quei partner di In-Box che hanno deciso di acquistare più di uno spettacolo.

Partner dislocati su tutto il territorio nazionale, di natura eterogenea e tra loro diversificata, vanno a comporre la rete di In-Box, che si avvale del sostegno e della collaborazione di Fondazione Toscana Spettacolo, della partecipazione di AMAT (Marche), TPP (Puglia), di Fondazione Live-Piemonte dal Vivo e A.T.C.L. Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio.

Per info: Straligut Teatro, Tel. 0577-374025 – 331-3022101 (lun.-ven. ore 9.30-18.30).

info@inboxproject.itwww.inboxproject.it

 

 

La Compagnia

Giacomo Ferraù e Giulia Viana sono due giovani attori, diplomati all’Accademia dei Filodrammatici di Milano, nel 2007.  Quell’anno si uniscono, insieme a Stefania Monaco, gettando le basi per la costruzione di un gruppo di lavoro, che troverà la sua piena realizzazione nell’ambito del progetto Fetus, concorso indetto da Aia Taumastica finanziata dalla Fondazione Cariplo. Selezionati nel 2008 con lo spettacolo Te Remoto, dramma musicale intorno alle vicende sul terremoto di Messina del 1908, al concorso Palermo Teatro Festival.

Finalisti nel 2008 con lo spettacolo Il più bel giorno della mia vita ai seguenti concorsi:  Upnea, Nudoecrudo teatro, Festival Suburbia;  Premio Giovani Realtà del Teatro, Scuola Nico Pepe, Udine. Nello spettacolo La morte di Ivan Il’ic di L. N. Tolstoj, regia di Claudio Autelli, CRT, hanno la possibilità di approfondire la collaborazione con Emanuele Crotti, Elisa Murgese e Camilla Galloni.  Nel 2009 si costituiscono come Associazione culturale Eco di fondo con sede legale a Milano. Nel 2010 vincono: il bando Presenze.2, Notti bianche, indetto dal Teatro Filodrammatici di Milano, mettendo in scena la “seconda notte” da Notti bianche di Dostoevskij, regia di Francesca Cavallo, in scena Giacomo Ferraù e Giulia Viana; il bando Schegge indetto dall’Associazione “Il cerchio di gesso”, Torino con lo spettacolo Bestie, (ora I Candidi), da Il Signore delle mosche di W. Golding, regia di Emanuele Crotti, in scena Giacomo Ferraù, Francesco Meola, Alice Redini, Adalgisa Vavassori, Giulia Viana, Chiara Zerlini, Fabio Zulli; Giacomo Ferraù vince il primo premio nazionale e il primo premio internazionale di regia “Fantasio Piccoli 2010”, con Sogno di una notte di mezza estate, in scena Andrea Pinna e Giulia Viana. Debuttano il 5 marzo 2011 al Teatro Civico di Oleggio con Coppia aperta, quasi spalancata, di Dario Fo e Franca Rame, regia Giacomo Ferraù, con Andrea Pinna e Giulia Viana.

Il 25 aprile 2012 Giacomo Ferraù e Giulia Viana riscrivono Le rotaie della memoria di Giulia Viana e lo portano in scena al Teatro Oscar di Milano. Finalisti nel 2012 a Premio Scenario Infanzia con Nato ieri di Giacomo Ferraù e Giulia Viana con Andrea Pinna, Libero Stelluti e Giulia Viana. Lo spettacolo ha debuttato al Festival Segnali 2013.

 

http://ecodifondo.blogspot.com

 

trailer

 

 

Info e prenotazioni

Officinateatro – Tel. 0823.363066 – +39.349.1014251 – info@officinateatro.com

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leStaffette

ufficio stampa e promozione IN-BOX lestaffette@gmail.com

Raffaella Ilari, mob. +39.333.4301603

Marialuisa Giordano, mob. +39.338.3500177

E’ incentrato sul racconto “Orfeo ed Euridice”, scritto e diretto dal regista argentino Cesar Brie e interpretato da Giacomo Ferraù e Giulia Viana. Se all’inizio la drammaticità del mito viene attenuata dall’arrivo di un comico Caronte, la storia dei due giovani e del loro amore interrotto da un incidente fa riaffiorare l’amarezza. I due personaggi mitologici danno lo spunto per trattare un tema molto scottante oggi: l’accanimento terapeutico e l’eutanasia. Orfeo, in fondo, nello sfidare la morte tenta insistentemente di mantenere in vita l’amata, rappresenta colui che non accetta la triste realtà. L’Orfeo moderno di questo spettacolo, invece, vorrebbe arrendersi, vorrebbe dare pace alla sua donna, capisce che perseverare serve solo a ritardare un momento doloroso che comunque arriverà. Lui sa che, anche se sta perdendo sua moglie, il loro amore resterà immortale. Sebbene l’impianto drammaturgico sia abbastanza semplice, lo spettacolo si avvale della regia evocativa di Brie, il quale riesce a costruire immagini sceniche dall’impatto narrativo immediato.

Mariagiovanna Grifi e Lorena Vallieri, Corrierespettacolo.it

 

 

In “Orfeo e Euridice”, realizzato in collaborazione con la compagnia Eco di Fondo, César Brie dirige due intensi interpreti, Giacomo Ferraù Giulia Viana, che scelgono di mettere in scena un tema controverso e di certo molto urgente nella società attuale: quello dell’eutanasia.
La narrazione parte da atmosfere molto quotidiane: due ragazzi si incontrano, si confrontano, si amano, vivono insieme. Poi un incidente stradale li divide, senza tuttavia separarli davvero: l’intervento tempestivo dei medici strappa la donna dalla morte, senza riuscire però a riportarla alla vita e condannandola quindi ad una dimensione sospesa in cui è difficile dire quanto si preservi la dignità dell’essere umano.
Al riguardo lo spettacolo prende una posizione molto netta, definendo i sette anni di coma della donna come una mera “umiliazione”: la si vede così letteralmente strappata alla morte con atti violenti che interpretano interventi chirurgici raccapriccianti, e ancora è mostrata come burattino inanimato maneggiato da chi si ostina a considerarla ancora un essere umano, quando la sua anima tenta altrove una nuova esistenza.
“Lasciami andare” è la supplica della donna al compagno, il quale è tuttavia messo nelle sue stesse condizioni di impotenza da una legge che basa le proprie decisioni su continue contraddizioni che in nessun modo sanno risolvere una questione tanto complessa, quanto urgente.
Su tutto questo si innesta il mito di Orfeo e Euridice, rievocato non a fini narrativi ma per contrapporre alla visione medica dell’uomo definito come corpo biologico, uno sguardo spirituale che non si limiti alla morale cattolica, ma che attinga dall’antichità un senso della sacralità della vita e della morte più esteso, condivisibile probabilmente anche da chi non creda in Dio, ma coltivi comunque una devozione verso i cicli stabiliti dalla natura, che forse troppo spesso oggi violiamo.
È questo probabilmente l’aspetto più interessante dello spettacolo: la capacità di una riflessione spirituale che evita il problema dei dibattiti religiosi e si appella a un senso della vita più ampio.
Tra scene che stigmatizzano ora con corrosiva ironia spietati comportamenti umani, ora con toccante drammaticità la sofferenza della vita quotidiana, si aprono così quadri surreali che tentano di rappresentare la dimensione sospesa in cui i protagonisti si muovono, come Orfeo ed Euridice, in quel lungo o breve cammino che collega e separa la realtà materiale da quella ignota in cui ci porta la morte, che forse non dovremmo lasciar giudicare dalla nostra paura.
Nonostante gli autori si schierino dunque con forza in favore dell’eutanasia, lo spettacolo ha il pregio di non appoggiarsi ad alcuna ideologia. Si parte infatti dalla prospettiva nuda di chi vive in concreto il dramma e si dà poi voce a entrambe le parti, attraverso personaggi non deformati da alcuna retorica.
Proprio questa assenza di enfasi e questa aderenza alla realtà rendono lo spettacolo particolarmente commovente. In sala gli spettatori entrano subito in empatia con i protagonisti, si emozionano con loro, piangono con loro con una intensità che raramente si riscontra in teatro. Merito di un testo che riesce ad evitare sapientemente tutte le trappole cui un tema tanto scottante può indurre.
Merito anche di una regia sobria ma coraggiosa, capace di trovare molte soluzioni simboliche d’efficacia anche per descrivere situazioni molto concrete. E merito infine di un’interpretazione lodevole da parte dei due attori, in grado di affrontare con bravura, realismo e sensibilità anche scene molto difficili. Particolarmente versatile soprattutto Giacomo Ferraù, che regala ora momenti di brillante umorismo, ora scene di vera partecipazione emotiva, dimostrandosi capace di caratterizzare personaggi diversi con realismo e naturalezza.
Uno spettacolo, quindi, caldamente consigliato a chi voglia partecipare ad un dibattito estremamente importante e delicato e a chi a teatro ama emozionarsi.

Felice Carlo Ferrara, KLP, febbraio 2014

 

“Orfeo ed Euridice” racconta la storia, tutt’altro che mitica, dell’ amore delicato fra due giovani – che s’incontrano, come capita, quasi senza neanche accorgersene, e che piano piano s’innamorano, si sposano e creano una vita insieme. Poi l’elemento di rottura: l’incidente – raccontato: ed amplificato nell’emotività –, che inchioda un amico di lei alla carrozzella; di qui la promessa scambievole di non assecondare un eventuale accanimento terapeutico, qualora qualcosa d’irreparabile dovesse accadere ad uno dei due. E Giacomo – questo il suo vero nome – promette: pur nella consapevolezza del peso schiacciante della richiesta, ma non desiderando altro che di assecondare i desideri di Giulia. Ovviamente da lì a poco sarà chiamato a render conto della parola data. Un incidente riduce Giulia in Euridice – “Non viva, non morta…”: “Stato vegetativo inconscio”, la diagnosi – e, quello stesso, fa di Giacomo Orfeo – “Un vivo nella terra dei morti”, i parenti di  siffatti pazienti  -, a combattere un assedio di 17 anni fino a riuscire ad espugnarla, la sua causa del Diritto a morire.Bravissimi, gli attori : Giulia Viana quanto mai convincente, specie nella parte della lunghissima permanenza nello stato vegetativo, e Giacomo Ferraù generoso e commovente nel fornire le spoglie mortali alla personificazione della dedizione d’amore. In filigrana, la regia. Intanto una scenografia essenziale: una passatoia grigia, in diagonale, da fondo palco – delimitata da una sedia/luogo di coscienza di Giacomo già Orfeo: specie nelle fasi della rigorosa rivendicazione di un’eutanasia esplicita e legalmente riconosciuta – che scorre trasversale verso il cuscino/letto simbolo della loro tenera intimità di anime, anzitutto – “Cosa dire per dire Amore?” si chiede Giulia: “Non il bacio, ma il tempo fra i corpi…”, bisbiglia, accovacciata su di lui che già dorme… Una seconda sedia – questa volta in fondo a destra: dunque dal lato diametralmente opposto alla prima ed ortogonalmente al cuscino – diventa il punto da cui muove Euridice: srotolando un lungo lenzuolo/sudario candido – la luce, qui, ne enfatizza l’effetto -, che rende in modo efficace quel cammino verso la luce, negatole dall’accanimento terapeutico – bellissima l’immagine di lei, appena dopo l’incidente, con la pellicola trasparente a soffocarle il volto e che silenziosamente inizia ad intonare la sua prece inascoltata: “Lasciami andare…”. Ed è un florilegio d’immagini delicate e pittoriche, questa prima regia: il primo incontro fra i due – al rallenty: per ritagliare un tempo alla voce narrante -, le scene di tenera intimità sotto le coperte – dove l’incontro quasi sempre mancato con l’altro enfatizza il tenero attaccamento del dormirsi addosso -, ma anche quella camminata a ritroso di Euridice – sull’altra passatoia: quella bianca… – a significare una prevaricazione ottusa, nella sua violenza, e certo contraria all’ esplicite volontà della giovane. E tutto il tempo delle amorose cure e delle battaglie di Orfeo – ben 17 anni, ci si racconta… – viene restituito a centro palco: su quella linea maginot, che s’innalza sul nodo nevralgico in cui il piano della vita – la passatoia grigia – impatta su quello della morte – il lenzuolo bianco. Bellissima l’immagine del tempo che passa – una delle tante restituzioni di scene di ordinaria fisioterapia, ma che s’impreziosisce col dettaglio del borotalco e delle linee del tempo che passa a restituirceli, in pochi istanti, con tutto il peso e la stanchezza di quell’estenuante battaglia; e, ancora: quella efficacissima di lui, a terra con le gambe distese, che trascina il corpo di lei facendo forza sulle sue sole braccia: eccola, la barca di questo Caronte controcorrente! Sa giocare sui toni delicati di un’empatia voyeristica, questa pièce: musiche new age che strizzano l’occhio alla cetra del mitico Orfeo, luci dirette e senza equivoci, cromia elementare dei costumi – il nero per Caronte, il blu per Orfeo, il rosso per Giulia, il bianco per Euridice… – ed un senso di struggimento ch’è esattamente quello stesso raccontatoci dall’improbabile comico Caronte, all’inizio, nell’introdurre la storia. “Di te diranno ch’eri la Bella Addormentata…”, le dice; “Di te diranno che mi hai uccisa…”, sussurra lei; eccolo, il senso di questo “Orfeo ed Euridice” in salsa Brie; a dar nuova luce ad un archetipo.

 

Francesca Romana Lino, FattidiTeatro, febbraio 2104