Il problema dei flussi migratori tra passato e futuro

immigrazione

Straniero a chi?

Non è passato molto tempo da quando ad essere sulle cronache erano i viaggi dei nostri bisnonni o dei nostri nonni. Viaggi che richiedevano enormi sacrifici, lasciare famiglie, lasciare la propria terra e la propria casa alla ricerca di un futuro migliore. Erano tempi in cui non esisteva il wifi, non c’era WhatsApp e le comunicazioni ci mettevano settimane, se non mesi, per arrivare a destinazione. A quei tempi, i nostri compatrioti venivano discriminati, molto spesso utilizzati per i lavori più umili e massacranti e pochi erano quelli che riuscivano a realizzare il proprio sogno con pochi stenti. Dall’Europa agli Stati Uniti, dall’Australia al Brasile, intere generazioni di Italiani emigrarono. Oggi sembra che le cose siano migliorate, sono pochi gli Italiani che vanno all’estero senza un titolo di studio, per la maggior parte si emigra per esprimere al massimo il proprio potenziale e per trovare soddisfazioni anche economiche che in Italia sembrano essere riservate a pochi. Lo stesso è valso per quelli che invece nel nostro paese sono venuti, hanno onestamente cercato di integrarsi e che oggi svolgono una vita normale, facendo quei lavori che fino a qualche tempo fa nessuno voleva svolgere.

Cosa succede oggi

Eppure nonostante siamo cittadini del mondo, si alza di nuovo il dito per indicare il diverso, per indicare lo straniero. Questo a causa di un fenomeno che si chiama immigrazione clandestina. Catastrofe generata dai mercanti di vite umane che conducono persone speranzose in un viaggio incerto, in condizioni di violenza, di minacce e di oppressione. Salvati dal mare, smistati e mandati a destinazione nei nostri territori, in quelli che sono diventati la nuova frontiera del business, i centri accoglienza. Le città richiamano all’ordine, le persone sono spaventate, per tutti ormai gli immigrati sono la causa dei problemi economici e sociali delle nostre città. Si dice tolgano il lavoro, delinquano e se messi insieme in gran numero creino dei ghetti malsani. Al di la delle chiacchiere strumentali, bisognerebbe interrogarsi su chi siano invece quelli onesti e dove vi siano riscontri negativi procedere all’espatrio. Tutelare però uomini e donne perbene e ragionare sul modo in cui farli integrare realmente in Europa e non solo in Italia.

Mai dimenticare

Oggi purtroppo la questione dell’immigrazione ha superato i confini umanitari del problema, poiché dietro ogni vita che cerca la salvezza si celano denaro e speculazioni. Nelle città però la questione diventa reale, si tocca con mano la vita di persone che vogliono mettersi in gioco e di bambini che riempiono i banchi vuoti delle nostre scuole. Lì dove le amministrazioni devono accertarsi che vengano rispettate leggi e regole, è compito delle persone comuni, favorirne l’inserimento nella società ed accettare la convivenza. L’italiano dimentica con molta facilità, guarda alle Nazioni più moderne con ammirazione, senza curarsi della loro storia e dei mutamenti dovuti proprio ai flussi migratori.

di Raffaele Gala

Tratto da Informare n° 173 Settembre 2017