Il Senato salva Calderoli. Evviva l’Italia!

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Mentre l’emergenza migranti assume proporzioni devastanti, ricordando a tratti funebre immagini da lager nazisti, in Europa cresce l’insofferenza verso lo straniero, vissuto come un ingombro, un peso, un portatore di malattie e illegalità. Il razzismo ha il sopravvento sull’integrazione e la multietnicità è vissuta come un pericolo. I nostri figli dovrebbero essere educati all’accoglienza e invece chi ci governa ancora una volta ha memoria corta e agisce nella più totale irresponsabilità.

Ricorderete certamente lo sdegno manifestato con enfasi dalle maggiori cariche politiche, incluso l’allora presidente Napolitano, per i toni usati dall’attuale vicepresidente del Senato: “Quando vedo la Kyenge non posso non pensare a un orango”. Sono queste le parole che Roberto Calderoli pronunciò nel 2013 dal palco della festa della Lega a Treviglio, nel bergamasco, contro l’allora ministro per l’Integrazione.

Oggi il Senato ha respinto la richiesta da parte del tribunale di Bergamo di procedere per il reato di istigazione all’odio razziale, appellandosi al primo comma dell’articolo 68 della Costituzione che sancisce che ‘i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni’. Il procedimento giudiziario fa capo ad un post pubblicato su Facebook dal leghista Calderoli: “Ogni tanto smanettando con Internet, apro ‘Governo Italiano’, e cazzo cosa mi viene fuori, la Kyenge. Resto secco. Sono anche un amante degli animali, per l’amor del cielo. Ho avuto tigri, orsi, scimmie e tutto il resto. I lupi anche c’ho avuto. Però quando vedo uscire delle sembianze di oranghi, io resto ancora sconvolto”. Il Senato ha votato a favore dell’autorizzazione a procedere per il reato di diffamazione con 126 sì, 116 no e 10 astenuti. Per l’istigazione all’odio razziale l’Aula ha respinto la richiesta di autorizzazione a procedere con 196 no, 46 sì e 12 astenuti.
A distanza di due anni le numerose testimonianze di sostegno e di solidarietà a Cécile Kyenge sono dunque evaporate. “Si tratta di un messaggio devastante delle istituzioni ai giovani e ai ragazzi proprio mentre, con l’emergenza migranti, in tutta Europa cresce il razzismo” – dichiara l’europarlamentare congolese – “Il mio perdono a Calderoli l’ho dato ma non si tratta più di un fatto personale. Ora è una questione di principio perché il messaggio che arriva dalle istituzioni ai nostri ragazzi e giovani è devastante”. Adesso il legale di Cécile Kyenge interesserà della questione la Corte Europea.

Da meridionale che considera la diversità una fonte di arricchimento e di crescita e che non dimentica una storia di emigrazione che ha segnato il destino dell’Italia e del Sud nel XIX e nel XX secolo, ancora una volta di fronte alla pochezza italiota provo un senso di profonda vergogna.

Barbara Giardiello