IL MODELLO MARONI di Sergio Nazzaro

Il modello Caserta, è un modello che funziona
e vogliamo esportarlo.
(Roberto Maroni, Ministero dell’Interno, agosto 2009)

 

“Mangano è un eroe”. Questo lo afferma Dell’Utri e lo ha ribadito Berlusconi. Berlusconi, a sua volta, presiede il governo, in cui il Ministero dell’Interno è affidato a Roberto Maroni. Mangano era un mafioso. Maroni, invece, sembra aver concepito un grande modello anticrimine che funziona. Quale sia, rimane una domanda interessante a cui rispondere. Vale la pena ricordare che Maroni ha dato vita al Decreto dell’ 8 agosto 2009 con cui si istituivano le ronde. Chiunque pensi che le ronde possano risolvere anche il micro crimine, la dice lunga sulla capacità di dirigere un Ministero dell’Interno. Ma dobbiamo darne atto, anche i ministri devono dare appoggio alle fantasie del proprio partito, in questo caso della Lega Nord e della sua sicurezza sempre minacciata (non certo dalla sua gioventù spericolata su strada e consumatrice di droga, ma dagli uomini dalla pelle scura).

Recentemente si parla molto di elevati numeri di arresti di latitanti e grandi operazioni contro le mafie. Il merito sembra che vada ascritto tutto al leghista Maroni. Quindi se si arrestano o meno i latitanti lo si deve alla semplice volontà di un uomo? Qualcuno replicherà che invece un uomo solo al posto giusto può dare i mezzi necessari alla cattura dei latitanti. Eppure durante le ultime manifestazioni sindacali anche la Catturandi di Palermo dichiarava: “I Ministri di turno e questo Governo si attribuiscono la cattura dei grandi boss, in realtà è solo grazie all’impegno e ai sacrifici degli uomini della Polizia se questi eccellenti arresti sono stati possibili. Un mafioso è oggi messo in condizione di andare all’estero e di riorganizzare la sua attività illecita, per noi agenti è solo grazie al nostro sangue e al nostro sudore che possiamo seguirli. Lo Stato, oggi, non ci da più le possibilità e i mezzi per portare avanti la nostra attività d’indagine”.
Se lo dice chi fa il lavoro in prima linea bisogna credergli. Ma andiamo a Castel Volturno. Un commissariato con poco più di trenta (30) uomini per tutti i turni, che scarseggia di carta per la stampante, di macchine, giubbotti antiproiettili e tanti altri elementi di necessari, confinati una palazzina fatiscente, dovrebbero essere la punta di diamante del modello Maroni. Qualcosa non torna. Si inviano 500 militari, quindi denari (quanti?), si fanno le ronde, però il commissariato di polizia non viene mai potenziato. E’ uno strano modello quello di Maroni. Anche perché dopo tutti questi arresti, nulla cambia. Ma ricordiamo un altro elemento importante. Castel Volturno, a pochi chilometri da Casale di Principe, è il centro dell’esperimento del modello Maroni e facente parte del collegio Campania 2 che ha come suoi rappresentanti locali Mario Landolfi (PDL) e Nicola Cosentino (PDL). Sono note le indagini sui due personaggi politici.
Arrestare i latitanti, e non cambiare la politica, cosa può mai produrre come cambiamento? Non credo molto. Certo è anche strano che sempre compagni di partito, anzi uno il suo capo, Bossi, abbia firmato la famosa legge Bossi-Fini. Questa legge prevede che: “l’espulsione, emessa in via amministrativa dal Prefetto della Provincia dove viene rintracciato lo straniero clandestino, sia immediatamente eseguita con l’accompagnamento alla frontiera da parte della forza pubblica. Gli immigrati clandestini, privi di validi documenti di identità, vengono portati in centri di permanenza temporanea, istituiti dalla legge Turco-Napolitano, al fine di essere identificati”.

Quindi con tutti gli stranieri a Castel Volturno, ci vorrebbe soltanto l’applicazione della succitata legge. E chi più del ministro dell’Interno dovrebbe darsi da fare? Perché è tutto immobile?

Soffermiamoci su questo punto. Se un Governo, un partito politico (mi riferisco alla Lega Nord di Maroni) fanno della lotta all’immigrazione clandestina una bandiera, Castel Voltrno è la loro manna dal cielo. Qui potrebbero applicare le leggi che tanto hanno promosso. La domanda del perché tutto è immobile ha una risposta molto semplice: non conviene politicamente. Se domani mattina si decide di dare un seguito alle parole, alle chiacchiere, e si passa ai fatti qualsiasi Governo cadrebbe. Immaginiamo la scena: migliaia di poliziotti, carabinieri e soldati che rastrellano il litorale e Castel Volturno per “catturare” i clandestini e rispedirli a casa. Strade bloccate, corridoi per “rispedire” a casa gli indesiderata africani. L’aeroporto di Grazzanise a fare da ponte verso le nazioni africane. Una scena apocalittica da cui non si può sfuggire. Perché ci sono tantissimi immigrati clandestini. E coloro che sono così accesi promotori di legalità, come mai non si danno da fare? Hanno paura delle reazioni medianiche? Penso proprio di si, siccome assisteremmo ad un esodo di proporzioni bibliche. Il problema c’è. E soprattutto chi sventola modelli e bandiere con soluzioni precotte dovrebbe avere il coraggio civile di metterci la faccia. Ma si preferisce “vuvuzelare” sul problema.  La lettera aperta dl sindaco Scalzone a Maroni ripropone un’idea interessante, già nota oltremodo: un coordinamento per le mafie straniere a Castel Volturno. Un bel auspicio ma che non avrà seguito. Primo, perché lo stesso Maroni prima di un coordinamento dovrebbe applicare la legge, ma non lo fa, semplicemente per le ragioni esposte prima, si danneggerebbe troppo l’immagine. Secondo, dopo l’indagine Viola, la più grande operazione contro le mafie africane in Italia, non è stato istituito un nucleo di polizia apposito. Non perché il fenomeno sia stato debellato, anzi.  Ma perché l’Italia funziona così. Chiusa un’operazione, la politica da una pacca sulla spalla, invece di chiedere agli investigatori di cosa hanno bisogno.

Immagino la difficoltà di un sindaco come il Scalzone che si trova a colloquiare con un Ministro dell’Interno come Maroni e referenti politici nazionali come Casentino e Landolfi. Non è questione di partiti. Ma semplicemente è un confronto netto e serrato tra chi è onesto e chi è criminale. La mafia africana esiste per volontà della camorra, dei bianchi. I camorristi sono più interessati al “nuovo porto” di Castel Volturno, dove immagino i milioni di euro di finanziamento. Sogni di grandezza che dovrebbero vedere in faccia la realtà dei tanti affitti in nero dell’uomo bianco. Mentre un territorio soffre come Castel Volturno, altri bianchi si godono ricche vacanze in barca con i soldi degli affitti in nero,e non si sognano proprio di attraccare al “porto di Castel Volturno”.  Guardiamoci in faccia. LA società civile è sempre mancata, perché buona parte dei bianchi ha guadagnato sulle spalle di altri bianchi. I neri fanno da contorno d un cadavere sociale che puzza. Cosa ha fatto quindi la politica?

Con il decreto legge (2 ottobre 2008, n.151) approvato qualche giorno dopo la Strage di Castel Volturno, si è “autorizzata la spesa di euro 3.000.000 per l’anno 2008, di euro 37.500.000 per l’anno 2009, di euro 40.470.000 per l’anno 2010 e di euro 20.075.000 a decorrere dall’anno 2011, di cui euro 3.000.000 per l’anno 2008 ed euro 37.500.000 per ciascuno degli anni 2009 e 2010 destinati alla costruzione di nuovi centri di identificazione ed espulsione”.
Soluzioni a metà: nuovi centri, decine di milioni di euro e gli immigrati sono trattati come bestie nei CIE. Soldati e ronde, invece di denaro e mezzi reali alla polizia territoriale. Arresti di latitanti promossi come grande azione di contrasto, quando sono lo svolgimento fisiologico della legge italiana. Politici che rimangono ai loro posti, dove invece vengono prese reali e concrete decisioni, indagati e colleghi di partito del Ministro dell’Interno. Forse che sia questo il nuovo modello di legge in Italia. Tutti colleghi nel teatrino delle divise su strada che poco possono fare? Pochi uomini che devono controllare mafiosi africani, camorristi nostrani, arresti domiciliari (ce ne sono decine e decine sparsi su un territorio vastissimo) più l’ordinaria quotidianità del Sud.
Mi ricordo le parole di un poliziotto di Castel Volturno che ho riportato tempo fa nel mio primo libro ““Castelvolturno è la Gerusalemme delle forze dell’ordine: vengono tutti a chiederci qualcosa: tutte le queste questure d’Italia, anche quella di Bolzano, tutti hanno qualcosa da chiedere a Castelvolturno. Moltissime inchieste passano per di qui, questa è una delle prime centrali di smistamento dell’eroina in Italia. Qui la trovi sempre. Alcuni amici dei servizi segreti mi dicevano, che se in qualsiasi parte d’Italia ce bisogna di eroina, parte una telefonata per Castelvolturno. Cosa si può fare per questa situazione? Poco o nulla, pensa che gli uomini per i commissariati sono stai decisi in una decreto ministeriale del 1989, quindi tot numero di persone ogni zona. Un decreto che citiamo in ogni riunione sindacale, perché vedi non ci si lamenta dello stipendio tanto quello è o di cosa altro. Le nostre richieste vertono sempre ad avere più mezzi, più uomini, cioè vogliamo essere messi in grado di poter fronteggiare adeguatamente il crimine che solitamente sta una sempre una spanna avanti a noi. I loro mezzi economici sono superiori ai nostri, non hanno burocrazia, mentre noi siamo in esubero di uomini! Perché questa è la verità per Castelvolturno, quando chiediamo più uomini, per il decreto del 1989 noi siamo anche in esubero! Ma noi siamo attenzionati, su questo puoi scommetterci. E come vivere in gigantesco Fort Alamo, e per quanto grande sia, sempre Fort Alamo è. E per noi che ci viviamo, che dobbiamo rimanerci, veramente è il caso di dire: buona fortuna Crockett”.
Il modello Maroni è un’invenzione, ma se dovesse esistere, non funziona. Anzi è pericoloso

About Tommaso Morlando

Giornalista pubblicista - Fonda il "Centro studi officina Volturno" nel 2002 e di conseguenza anche il Magazine INFORMARE. In un territorio "difficile" è convinto che attraverso la cultura e l'impegno civico sia possibile testimoniare la legalità contro ecomafie e camorra. Liberi e indipendenti da ogni compromesso personale e partitico. Il nostro scopo è quello di fare corretta e seria informazione, dando voce ai più deboli e alle "eccellenze" dei nostri territori che RESISTONO. Abbiamo una storia ancora tutta da scrivere e da raccontare, ma la faranno i nostri giovani...ormai il seme è germogliato e la buona informazione si sta autodiffondendo.