Il «reuccio» dei rifiuti sbarca a Molfetta con una maxi fonderia di Nicola Pepe

Maio, nel luglio scorso, è stato coinvolto nell’inchiesta «Ragnatela» della Dda di Napoli sul traffico di rifiuti dalla Campania.  Molfetta candidata a nuova sede del distretto siderurgico. L’ambizioso progetto, che prevede investimenti per oltre 100 milioni di euro e circa 400 posti di lavoro, è contenuto in un business plan targato gruppo Maio, la holding abruzzese operante nel settore dello smaltimento dei rifiuti e recentemente al centro di qualche «imprevisto» giudiziario. La scoperta del piano di investimenti è avvenuta all’indomani della richiesta, firmata dal patron del gruppo, il 58enne Francesco Maio, e depositata qualche settimana fa al Consorzio Asi di Bari per l’assegnazione di un suolo da 25 ettari. L’istanza potrebbe essere esaminata già nella prossima riunione del consiglio di amministrazione dell’Asi fissata per lunedì.

Richiedente è la «Bleu srl», società che fa parte di una galassia di aziende controllate e controllanti, riconducibili anche ad imprenditori pugliesi con i quali esiste un rapporto d’affari, per lo meno come partecipazioni societarie. Tra questi, c’è l’altamurano Carlo Columella, patron della Tradeco. Columella, precisiamo, allo stato non figura direttamente nella compagine societaria della Bleu srl, ma lo era indirettamente fino a due anni fa prima che il pacchetto di quote passasse dalla «Bleu spa» (di cui fa parte la Tradeco) alla «S. Croce spa». Attualmente, quindi, la sua è una posizione di «amicizia» societaria.

Veniamo al progetto. L’idea di Maio è quella di realizzare una delle più grandi fonderie, ma al tempo stesso un impianto di raccolta e trattamento di rifiuto ferroso. Ufficialmente, la richiesta parla di insediamento industriale per la realizzazione di acciai speciali in lingotti e tondini: il vero business verrebbe rappresentato dalla materia prima utilizzato per tale processo industriale, ovvero i «rottami» ferrosi che costituiscono un enorme bacino di raccolta. A «servizio» di tale insediamento industriale vi sarebbe una cava – tra Bitonto e Terlizzi – dove raccogliere la materia prima, derivante da vecchi vagoni ferroviari, parti di nave, scocche di autovetture e tutto quello che è ferroso. Il ciclo produttivo previsto, ispirato alla formula del distretto, prevederebbe il trasferimento del materiale alla fonderia di Molfetta, e la conseguente «restituzione» degli scarti di produzione alla cava di Bitonto.

Perché un’area così grande? Innanzitutto il progetto – assicurano i bene informati – verrebbe assoggettato non solo alle diverse autorizzazioni ambientali (peraltro obbligatorie) ma vedrebbe come tipologia di attività quella di «induzione elettrica»: nulla a che vedere con gli inquinanti sistemi modello Ilva & affini. In più, la necessità di spazi così estesi sarebbe determinata non solo dal fabbisogno dei «forni», ma soprattutto dall’esigenza di sistemare il centro di trattamento che potrebbe (o dovrebbe) diventare il core business. Provate a immaginare il transito di vagoni ferroviari e parti di navi e tutto l’indotto che ha per oggetto il «ferro». Oppure ciò che potrebbe «offrire» l’altra sponda dell’Adriatico.

La sfida, insomma, è ambiziosa anche se il percorso è alle prime battute e dovrà prevedere non pochi approfondimenti. L’imprenditore che ha fatto richiesta, come detto, è Franco Maio, presidente del Lanciano calcio, ma anche gestore – attraverso la Bleu srl – della discarica di Canosa in contrada Tufarelle e di una serie di attività che spaziano dal riciclaggio di rifiuti speciali alle discariche. Maio, nel luglio scorso, è stato coinvolto nell’inchiesta «Ragnatela» della Dda di Napoli sul traffico di rifiuti dalla Campania. Una posizione marginale, quella dell’imprenditore di Lanciano (raggiunto da un provvedimento di obbligo di dimora revocato pochi giorni dopo) visto che si parla di un quantitativo di rifiuti speciali ritenuti irregolari pari a più dello 0,2% del totale dei rifiuti ricevuti dalla discarica di Canosa. Allo stato, comunque, Maio è ancora indagato nell’ambito di quell’inchiesta.

Maio è stato altresì condannato ad aprile a un anno e quattro mesi di reclusione (pena sospesa) per evasione fiscale della «Virtus Lanciano», relativamente a fatture e operazioni indicanti dichiarazioni fiscali come passivi fittizi negli anni 2002, 2004 e 2005. Secondo l’accusa nel 2002 sarebbero state evase l’Iva per oltre un milione e 600mila euro, l’Irpeg per quasi un milione e 400mila euro, e l’Irap per circa 170mila euro. A fine giugno, la Finanza ha scoperto un presunto giro di fatture false, per 1,6 milioni di euro, della «Maio Guglielmo srl», di Guglielmo Maio, figlio di Francesco. Gli addebiti si riferiscono a un periodo in cui la gestione era affidata al fratello dell’imprenditore.

About Tommaso Morlando

Giornalista pubblicista - Fonda il "Centro studi officina Volturno" nel 2002 e di conseguenza anche il Magazine INFORMARE. In un territorio "difficile" è convinto che attraverso la cultura e l'impegno civico sia possibile testimoniare la legalità contro ecomafie e camorra. Liberi e indipendenti da ogni compromesso personale e partitico. Il nostro scopo è quello di fare corretta e seria informazione, dando voce ai più deboli e alle "eccellenze" dei nostri territori che RESISTONO. Abbiamo una storia ancora tutta da scrivere e da raccontare, ma la faranno i nostri giovani...ormai il seme è germogliato e la buona informazione si sta autodiffondendo.