Higuain: 4 motivi per non pensarci

E’ la classica storia del mal di pancia da fidanzati, giri e rigiri il cellulare tra le mani fino a che risponde, cominci a giustificare ogni comportamento strano, speri fino alla fine. Ma poi, inevitabilmente scopri che ha un altro e che hanno preso casa insieme chissà quanto tempo fa.

Se di cuore stiamo parlando, visto che tecnicamente sembrano tutti così bravi a parlarne, proviamo a spiegare da popolo ottimista quanto è vantaggioso lasciarsi e quanto è inutile disperarsi

1)   LA CAMICIA CHE NON VUOLE STARE

Russell Crowe nel film Il Gladiatore cancellò il marchio dell’esercito romano dal braccio con una pietra e sono sicuro che un marchio è stato messo a tutti i napoletani da quelle prodezze che Higuain ci ha mostrato. La pietra del famoso Gladiatore è  sinonimo di un piccolo aneddoto delle nonne napoletane quando le si parla col cuore in mano e si spiega un rapporto difficile con la partner: “La camicia che non vuole stare con te pigliala e stracciala”.

Certo, era una camicia ricamata su misura sulla pelle di un popolo azzurro nell’anima ma cominciava a fare male, soprattutto alle spalle, era il peso di un calciatore che non voleva stare più al servizio di un’idea ma di una promessa di gloria assoluta, non più platonica.

(STRACCIAMOLA)

2) EFFETTO QUAGLIARELLA

la sorella della mia ragazza in quel periodo me lo disse singhiozzando: “è andato via, proprio là”, assecondai quelle reazioni contribuendo al lutto nazionale, per un paio di giorni non si parlò di altro. Notai che si alternavano due i filoni di pensiero nella testa dei tifosi napoletani: chi sperava in un’infortunio del calciatore o della sua malasorte e chi invece fingeva sportività con un tono scaramantico, augurandogli in cuor suo tutto il male di vivere, dagli infortuni alle malattie. Per entrambe le direzioni c’era un unico scopo, invocare il karma affinchè si facesse giustizia.

Effettivamente, Quagliarella toppò clamorosamente la sua esperienza alla Juventus e in una partita si fece tremendamente male ad un ginocchio. Juventus Parma, ricevette palla dalla sinistra e assecondando il movimento di rientro dal fuorigioco la gamba fece un movimento innaturale. Fu doloroso ma necessario accettare che tutti quel giorno fummo più sereni ma con qualche senso di colpa per aver “esagerato”.

(MEGLIO DELLE SCHIOPPETTATE)

 

3) PLUS VALORE

Quanto fa 40 più 54? Lasciamo fuori Marx da questa storia, ne avrebbe fatto una questione di principio e con De La ne sarebbe nato un conflitto socio-filo-economico da mal di testa. Fatto sta che nelle casse del Napoli sono arrivati i frutti di un prodotto che abbiamo avuto la pazienza di valorizzare (l’opposto del Real a suo tempo). Come comprare un prodotto elettronico in Cina e usarlo in Italia dandone capacità e usi extra. Un plus valore sentimentale e una lezione di vita, più che economica: chi crede in un valore e lo porta con se fino in fondo con il tempo e la dedizione diventa grande. Ora sei grande Pipita, puoi andare, per noi è stato come pescare da un fiume una bellissima carpa che è diventata col tempo uno squalo che sa navigare anche negli oceani e nei palcoscenici più prestigiosi;

(GRAZIE, E’ STATO BELLO, PER ENTRAMBI)

 

4) CHI NASCE PIPITA NON MUORE DIEGO ARMANDO

la nostra si chiama sindrome da “O’mamma mamma mamma” ed è rara, un paese su milioni di paesi come un pianta rara l’ha sviluppata. Siamo convinti che il calcio abbia ancora qualcosa di romantico ma non lo abbiamo visto crescere intorno a noi? Non abbiamo visto i ripensamenti di tantissimi campioni che in preda ad un’adrenalina quasi baccanica hanno dichiarato: “non andrò mai alla…”? Non abbiamo visto Moratti piangere in bagno per il trasferimento di Ronaldo al Milan, asciugandosi con altrettanti contratti milionari per calciatori appena ingaggiati?

E parlando di attualità non siamo noi stessi soggiogati da un’idea imprenditoriale-calcistica di un magnate dell’industria cinematografica? Siamo in un altro calcio,

(NON RESTIAMO NEL PASSATO)

About fulvio mele

Fulvio Mele: Ventenne Giornalista Pubblicista da Marzo 2016 e Vicedirettore di Informare da Giugno dello stesso anno. Diplomatosi al Liceo Scientifico R. Caccioppoli di Napoli. Laureando in Sociologia (scienze sociali) presso la Facoltà della Federico II. Entra nell'associazione "Officina Volturno" nell'agosto 2013. Esordisce come giornalista nel mensile di ottobre 2013, scrivendo una rubrica sui libri, "Leggi che ti passa". "Credo che per essere giornalista bisogna essere curioso e andare oltre le cose; credo che la notizia non si crea ma la si racconta entrandoci dentro, aprendola dall'interno; credo che un vero giornalista scrive di emozioni e di storie, soprattutto dà voce a chi voce non ne ha ; credo che essere giornalista sia uno stile di vita"