«Grazie Napoli!»

Lo ha urlato Vincenzo, a squarciagola. Il grande decumano si è voltato verso quel pezzo di strada in cui la gente si è ritrovata a partecipare ai festeggiamenti di un matrimonio. In quel fazzoletto di  Via dei Tribunali si festeggiava per qualcosa di ancora più speciale. Il Sindaco della città aveva da poco permesso a Vincenzo Fullone ed Alessandro Lallai di convolare a nozze. E allora: «Grazie Napoli!». Insisteva Vincenzo, quasi fosse in debito con la città e i suoi cittadini. Offriva prosecco ai passanti e dava loro anche la possibilità di gustarsi una pizza appena fritta di Sorbillo Esterina, il cuore di questa lingua di Napoli. All’improvviso tutti erano con gli occhi puntati a quella celebrazione. Il clacson fastidioso del taxi di passaggio di turno veniva zittito da una donna appena “imbucatasi” alla festa: “Stamm festeggiann!”.

Si lasciano tutti prendere dall’euforia del momento ma riesco a cogliere Vincenzo che ha la calma per dirmi che “Napoli è un porto che accoglie, Napoli è terra di diritti, Napoli è casa dei popoli”. Calabresi di origine napoletana, i due ragazzi hanno deciso di percorrere la via dei migranti al contrario, attraversando il Mediterraneo nel senso opposto. “Dal 2013 ci siamo rifugiati in Medio Oriente per guarire dalla disumanità generata dalla mancanza di speranza. Siamo rifugiati con i rifugiati ad Amman, in Giordania. Oggi, però, siamo in Italia per riscuotere i diritti che ci appartengono in quanto coppia e in quanto esseri umani”.

Alessandro e Vincenzo con Gino Sorbillo
Alessandro e Vincenzo con Gino Sorbillo

Vincenzo e Alessandro hanno scelto Napoli perché “è una città che non ha alzato muri perché Luigi de Magistris non alza muri. Un’Europa unita non si costruisce con le frontiere, ma con i ponti, con la cultura. Mossi da questo spirito, abbiamo aperto ad Amman un centro culturale che ha il sapore di questo sud che il sindaco De Magistris sta contribuendo a ricostruire”.

Diritti acquisiti. Mi coinvolgono a brindare. “Grazie a te e alla tua città” mi dice Vincenzo. “Figurati – imbarazzante – io non ho fatto nulla”. Ma comprendo la fortuna, nonostante tutto, di essere nato a Napoli. Gli auguri, i baci, le foto, i brindisi, la pizza fritta di Sorbillo che scotta tra le mani ma che tra i denti si lascia amare. Napoli è accoglienza, questo lo sappiamo. E intanto, anche in fondo al decumano sentono ancora urlare: «Grazie Napoli

di Fabio Corsaro

 

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!