Giovedì 26 marzo: Gianni De Feo sarà interprete e regista de “La vela nera di Teseo” di Valeria Moretti, al Teatro Elicantropo di Napoli

LA VELA NERA DI TESEO_Gianni De Feo_01_foto Manuela GiustoLA VELA NERA DI TESEO_Gianni De Feo_02_foto Manuela GiustoLA VELA NERA DI TESEO_Gianni De Feo_04_foto Manuela GiustoGiovedì 26 marzo 2015, Teatro Elicantropo di Napoli

Gianni De Feo in La vela nera di Teseo di Valeria Moretti

In scena un’inedita lettura del mito, in cui Teseo inizia un viaggio verso il ritrovamento di se stesso, per seguire la sottile rete dei moti dell’animo

 

Teseo esce dal Labirinto grazie al filo di Arianna. E se lo avesse rifiutato? E se l’aggirarsi tra le ombre della caverna si rivelasse più intrigante del richiamo della luce del sole? E se il rapporto con il Minotauro…?

Questa inedita lettura del mito vede impegnato, come interprete e regista, Gianni De Feo nello spettacolo La vela nera di Teseo firmato da Valeria Moretti, in scena giovedì 26 marzo 2015 alle ore 21.00 (repliche fino a domenica 29) al Teatro Elicantropo di Napoli, presentato da Nuova Compagnia di Prosa.

Il testo della scrittrice e autrice romana mostra la figura di Teseo come assolutamente seduttiva e inedita. Rilegge il mito del Minotauro con un viaggio nel cuore del Labirinto, attraverso un percorso circolare, dove innumerevoli e fatali sono le combinazioni verso un accecante interno nero, nella più profonda delle nostre grotte.

Teseo, figlio di due padri, uno mortale e l’altro divino, dopo una sorta di rito propiziatorio, si prepara a un “viaggio” iniziatico, danzando il sirtaki e avvolgendosi nella sua ampia vela come la veste di un derviscio che ruota su se stesso. Arianna canta e lamenta il suo abbandono. L’urlo solitario del Minotauro, proveniente da spazi interiori, labirinti non ancora esplorati, sembra invocare urgenti desideri carnali.

Nell’angusto spazio scenico, labirinto immaginario, l’interprete evoca, tocca, dispone oggetti-simbolo, fino a chiudersi in un labirinto reale. Evoca un locale fantasma, dove è Arianna, smarrita e solitaria, a cantare.

Un gioco di specchi riflette e rimanda le immagini. Poi, vestito come un principe, smessa la vela nera, simbolo della ribellione, delle paure, del “lutto” delle convenzioni, assiste alla trasfigurazione di Arianna in una corona di luci. Dipana e scioglie i fili-limiti del labirinto che si è costruito, ed esce dalla caverna per immergersi in una nuova luce.

La voce di Gianni De Feo accompagna lo spettatore nel turbinio emozionale di cui è preda Teseo, imprigionato tra le pareti del terribile Labirinto di Cnosso, sulle quali si stagliano le sagome dei ricordi e dei tormenti dell’eroe greco.

Una versione del mito, questa, in cui Teseo, varcato l’ingresso del Labirinto inizia un viaggio verso il ritrovamento di se stesso, sopraffatto dal desiderio di seguire la sottile rete dei moti dell’animo.

Dopo aver svoltato a destra e a sinistra infinite volte, è trattenuto dal timore che, una volta abbandonate, proverà nostalgia per quelle tenebre inestricabili.

Dalle dita dell’eroe si svolge lentamente il filo donatogli da Arianna. Cos’altro è quel filo se non il mezzo per raggiungere una stabilità che rappresenta solo una momentanea vittoria?

 

La vela nera di Teseo di Valeria Moretti

Napoli, Teatro Elicantropo – dal 26 al 29 marzo 2015

Inizio delle rappresentazioni ore 21.00 (dal giovedì al sabato), ore 18.00 (domenica)

Info al 3491925942 (mattina), 081296640 (pomeriggio) email promozionelicantropo@libero.it

 

Da giovedì 26 a domenica 29 marzo 2015

Napoli, Teatro Elicantropo

 

Nuova Compagnia di Prosa

presenta

 

La vela nera di Teseo

di Valeria Moretti

 

diretto e interpretato da Gianni De Feo

 

aiuto regia Elisa Pavolini

scenografia Roberto Rinaldi

costumi Sonia Piccirillo

 

 

Sbalorditivo accecante interno nero nella più profonda delle nostre grotte”.

 

 

Teseo, figlio di due padri, uno mortale e l’altro divino, dopo un rito mantrico propiziatorio si prepara al viaggio danzando al ritmo greco del Sirtaki e avvolgendosi nella sua ampia vela nera, come la veste roteante di un Derviscio. Arianna, come intorpidita da uno stato ipnotico, lamenta il suo abbandono: “Tu m’as abandonnée au bord de la plage, Thésée…” facendo eco al canto di Monteverdi: “Lasciatemi morire!”. L’urlo solitario del Minotauro, proveniente da spazi interiori, sembra invocare urgenti desideri carnali. Labirinti non ancora esplorati.

Su diversi piani espressivi si incastrano le atmosfere dello spettacolo dove pure la contaminazione delle lingue straniere, oltre a scandire il ritmo sonoro della parola, sembra tracciare il lungo percorso necessario all’esperienza della conoscenza.

Il viaggio di Teseo è il viaggio di un’iniziazione. Un viaggio nel cuore del Labirinto attraverso un percorso circolare lungo il quale innumerevoli e fatali sono le combinazioni.

Una leggera fragranza di sensualità pervade il suono, il colore, il gusto della scena. La musica fa da contrappunto fino a diventare canto.

Ed ecco che una nota canzone di Cole Porter ci trascina subito nelle fumose atmosfere di un locale notturno dove forse è la stessa Arianna a cantare, pallida, smarrita e solitaria, o forse proprio Teseo un attimo prima di varcare l’ultima soglia che lo porterà davanti all’uomo/animale.

Ma quel Mostro deve davvero essere ucciso? E se l’aggirarsi tra le ombre della caverna si rivelasse più intrigante del richiamo della luce del sole? E se l’incontro con il Minotauro…?

 

 

 

I personaggi si riflettono come attraverso specchi frantumati, immagini della stessa anima. Carnali e mistici al tempo stesso. Al suono di un’unica voce si cercano, si rifiutano, si abbandonano. Anche l’atemporalità dell’azione si dilata, contrapponendo passato / futuro / presente.

Lo spazio scenico, labirinto immaginario, si arricchisce di volta in volta di elementi scenografici fino a chiudersi in un labirinto reale. Tutto è pronto per l’ultima azione. Ora Teseo, vestito di oro come un principe alchemico, deve essere solo.

Arianna allora si trasfigura in una corona di luci. Costellazione stellare. E il filo/cordone ombelicale può essere finalmente reciso sulle note incantatrici di un’antica ninna-nanna.

La vela nera diventa così simbolo della ribellione, dell’abbandono degli schemi e delle paure. Simbolo del lutto delle convenzioni. Il contatto carnale è avvenuto. La trasformazione è in parte compiuta.

Ecco, il mistero dei miti continua ad affascinarci con i suoi incanti e a raccontarci qualcosa di noi, figli tutti di padri mortali e padri divini.

 

Gianni De Feo