Giornata nazionale del bambino africano

Giornata nazionale del bambino africano

L’associazione “Formazione solidale” festeggia il suo cuore senegalese

 

Istituita nel 1991, la Giornata Internazionale del Bambino Africano si celebra ogni anno, il 16 giugno, per ricordare i giovani studenti morti e feriti durante la rivolta di Soweto, in Sud Africa. Animatasi per la rivendicazione giovanile della libertà negata di apprendimento dei dialetti e le lingue indigene, in seguito all’introduzione di una legge che imponeva l’insegnamento solo dell’inglese e dell’afrikaans nelle scuole, la rivolta fu specchio dell’aria respirata dalla popolazione indigena in quel preciso momento storico, ossia la segregazione del terribile apartheid.
Ogni 16 giugno è, quindi, occasione di rimembranza dei diritti passati e odierni di tali popolazioni, con enfasi particolare sulla condizione dei 30 milioni di bambini africani che vivono per strada, talvolta senza alcuna guida, e che sono costretti – dall’età più tenera – a rinunciare alla scuola per prendere l’acqua o elemosinare.
L’associazione casertana “Formazione solidale”, ospite presso la libreria Che Storia, ha parlato proprio di questo, raccontando dei viaggi fatti in un villaggio del Senegal, della felicità impensabile che questo posto racchiude e di quella che i propri membri si impegnano a portare a loro volta a tantissimi bambini.
I bambini di cui si occupa l’associazione sono principalmente di sesso maschile, i cosiddetti Talibè, in quanto sono i più lasciati a loro stessi. Dopo essere stati affidati dalle famiglie a precettori coranici, che non adempiono perfettamente al compito di guida e protettori, essi sono infatti mandati per strada, pensando sia giusto per loro imparare ad essere umili, non pieni di sé, e sono impegnati in elemosina e altri lavori.
I bimbi vivono le loro giornate senza mamma e papà, con tutti i pericoli della strada, e non è sempre facile aiutarli, in quanto – a volte – i loro precettori, i Marabù, non vogliono che questo accada. La Fondazione Solidale, però, è stata ed è tutt’ora caparbia in modo brillante, in quanto persegue con tenacia l’obiettivo di prendersi cura di loro e perché ha permesso la costruzione di una scuola proprio per essere vicini a tutti i piccoli e munirli di diritto allo studio, scuola presso cui sperano di attivare anche corsi per ragazzi più grandi, al fine di indirizzarli ad un mestiere e di evitare che si perdano.
Per loro è stato allestito anche uno studio di registrazione professionale, “Play for Africa”, aperto ai musicisti locali, che vengono prodotti artisticamente in modo gratuito.
La loro vita porta sicuramente a farsi delle domande sulla semplice voglia di vivere e a riflettere sui tantissimi sprechi della nostra quotidianità, sulle superficialità materiali, e sul sorriso prezioso in mezzo al loro quasi nulla, a quello nullo in mezzo al tutto che noi possediamo.
I bambini e i ragazzi del Senegal non sono affatto tristi come si è indotti a credere, in quanto sanno accontentarsi del poco che hanno e trarne una felicità particolare. Difficile è pensarlo, ma difficile è vedere, lì, qualcuno piangere.

di Caterina Piantieri

About Caterina Piantieri

Nata il 14/04/1995 a Maddaloni (CE). Laureanda presso la Seconda Università degli Studi di Napoli in Lettere Moderne. Le piace la musica, tanto da aver imparato a suonare la chitarra da autodidatta e compone testi. Conoscere e cominciare a scrivere per Informare, oltre ad essere qualcosa di più concreto dal punto di vista “sociale”, é stato inaspettato e completante, perché mi ha permesso di capire ancora qualcosa in più sul mio conto e, decisamente, ciò che voglio dalla mia vita. Non posso, quindi, fare a meno di dire: tutto questo – l’essere parte di una squadra, la possibilità di collegarsi alle persone tramite la cosa che mi piace di più e quella di conoscerne sempre di nuove – è quello che voglio fare. Decisamente, quello per cui vivo.