EDITORIALE – Il Giornalismo è libero

Sandro Ruotolo nella redazione di Informare (Foto di Carmine Colurcio)

Lo sapete che la qualità di una democrazia si misura dalla libertà di pensiero? Che ogni volta che un giornalista viene intimidito, minacciato, aggredito, nell’esercizio del suo lavoro, si riduce la vostra e nostra libertà?
È così importante informare ed essere informati che c’è addirittura un articolo della nostra carta costituzionale ad esso dedicato. È l’articolo 21 che recita:

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”

Oggi questo diritto è messo in discussione. Sempre più spesso. Soprattutto nelle nostre terre.
È successo recentemente a Napoli dove quattro giornalisti sono stati aggrediti perché cercavano di documentare il caso del presunto “diplomificio” di Secondigliano: due cronisti della carta stampata, due di una Tv. Qualche settimana prima un giovane cronista di un sito web aveva registrato una estorsione con il suo telefonino ed è finito all’ospedale.
Dall’inizio del 2017, in Italia 124 giornalisti sono stati minacciati, dal 2006 il numero riferito da Ossigeno per l’informazione è 3.254. Questo non vuol dire che in Italia non ci sia la libertà di espressione ma, certamente, c’è il rischio concreto che questa libertà si riduca sempre di più. Se alcuni giornalisti si sovraespongono è perché altri giornalisti non fanno il loro dovere. Voglio raccontarvi la storia di una giornalista pugliese che mi ha colpito molto. A Casarano, in provincia di Lecce, la caricatura macabra di Marilù Mastrogiovanni è apparsa sui manifesti affissi in alcune strade del centro salentino all’indomani delle elezioni amministrative. La giornalista un anno fa aveva denunciato la presenza della mafia a Casarano e ha subìto varie minacce e avvertimenti per i suoi articoli. La conoscevate questa storia? No, perché spesso i giornali, anche quelli del web, sottovalutano questa “notizia”.
C’è un clima pesante nei confronti di chi, con la schiena dritta, racconta e denuncia quello che accade. Eppure quasi tutti fanno finta di nulla, come se il problema non li riguardasse. Perché? Linformazione quando è indipendente dà sempre fastidio. Alla politica soprattutto ma non solo. Prendete il caso di questo mensile, Informare, preso di mira pubblicamente dalla politica locale. Ormai sono troppi anni che nel nostro Paese si cerca di delegittimare chi fa informazione capovolgendo la regola che impone all’informazione di essere il cane da guardia del potere, il watch dog, come dicono gli americani. Avete visto Fortapasc? Il bellissimo film su Giancarlo Siani, il cronista del Mattino ucciso dalla camorra? C’è una frase che la dice tutta: “Gianca’, ’e notizie so’ rotture ’e cazzo”.
È vero, ma noi siamo giornalisti e per questo rischiamo anche la nostra vita ma lo facciamo per difendere il vostro diritto di essere informati.

di Sandro Ruotolo
Foto di Carmine Colurcio

Tratto da Informare n° 171 Luglio 2017

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