Giobbe Covatta, il giullare impegnato

Giobbe Covatta (Foto di Carmine Colurcio)

Il noto comico ci racconta la sua comicità connessa all’impegno politico-sociale


«Io mi chiedo come facciano gli altri a non conciliare queste due cose: è la storia che ce lo insegna. Ti ricordi il re e il giullare? È da sempre così: il giullare ha un ruolo, racconta al re tutti i problemi del popolo; il re, dal suo canto, se ha voglia, risolve il problema che il giullare gli ha mostrato». Con queste parole, Giobbe Covatta, ci ha introdotti nel suo lavoro. La comicità di questo artista, pugliese ma napoletano di adozione, porta con sé metafore esilaranti che nascondono sempre un doppiofondo legato alle sue personalissime battaglie, ambientaliste e sociali. «Sai quando succede il bordello? Quando il giullare ha deciso di fare il re, ma soprattutto quando il re si è messo a fare il giullare. Si sono confusi i ruoli. Io non mi sento fuori ruolo: sono un giullare che tenta di raccontare al re, che dovrebbe essere il popolo, essendo noi una democrazia, quali sono i problemi di questo pianeta, nei limiti delle mie possibilità: sono un africanista modesto e un ambientalista altrettanto modesto».

Sarà l’accento, sarà la forte personalità unita ad un’innata simpatia, ma Giobbe Covatta rappresenta il comico nostrano a 360°, l’uomo che insieme alla critica ha sempre pronta la battuta: «ci sono meccanismi universali della comicità, non esiste quella del nord o quella del sud. Credo che ci siano possibilità di utilizzare questi meccanismi per parlare di argomenti diversi. Visto che uno è in grado di farlo, di raccontare storie al suo prossimo, la domanda è: perché dire solamente sciocchezze? Tanto vale raccontare le cose che ti stanno a cuore, la propria idea del mondo. Ognuno fa il suo mestiere e ciascuno deve farlo nel modo eticamente più corretto, per se stesso e per gli altri».

Un artista che è stato sempre pronto a porsi in prima linea nelle battaglie che lo vedevano ideologicamente coinvolto, portando con sé la sua arma più importante: la comicità. Ricordiamo la collaborazione con GreenPeace nel 1994 con lo spettacolo “Aria condizionata (e le balene mò stanno incazzate…)”, oppure l’impegno politico con il partito dei Verdi che nel 2006 lo vede candidarsi ed essere eletto alle comunali di Roma e, infine, l’elezione a portavoce nazionale della federazione dei Verdi nel 2015. «La comicità è denuncia – ha affermato Covatta – il comico, se tutto va bene, e riesce a rintracciare la patologia. Forse riesce persino a fare la diagnosi; per la terapia serve la politica. Lo vediamo nella vita politica di questo periodo e la confusione è dettata da questa cosa qua. Dire “Vaffanculo” è facilissimo, poi qualcuno viene da te e ti dice “Ok, me ne vado realmente, pensaci tu”, come la mettiamo?».

Il comico, probabilmente, non ha la terapia ma il cittadino, Gianni Maria Covatta (vero nome di Giobbe), dopo aver scavato a fondo nella tematica ambientale e sociale può offrirci qualche spunto di riflessione:

«Il comico e il cittadino hanno una differenza labile – ha risposto Giobbe – l’idea di fondo è la stessa. Il problema è di numeri, intesi come numeri di persone, piatti da mettere a tavola, bottiglie. Se tutti avessero il nostro tenore di vita servirebbero sei pianeti per dare da mangiare a tutti. Le soluzioni passano attraverso nostre rinunce, non drammatiche o drastiche, ma per gli sprechi e per le inutilità che facciamo. Alla base c’è la salvaguardia del pianeta, è inutile andare a discutere sul fatto che c’è un popolo che non ha da mangiare mentre avveleniamo la terra, andiamo a creare le condizioni per cui non solo non si ha da mangiare ma si peggiora ulteriormente la situazione. Bisogna riuscire a dare gli strumenti a tutti per cercare e trovare soluzioni. Io sono dispiaciuto e meravigliato dal fatto che l’UE abbia cominciato dalla moneta unica; io avrei cominciato dalla scuola unica, dalla cultura, che non è mai unica ma uno scambio ininterrotto tra le varie culture. Non vuol dire livellare, significa moltiplicare. Finché non ci sarà una cultura generalizzata, finché tutti gli individui non saranno in grado di prendere decisioni perché non hanno gli strumenti per poterlo fare, fino a quel momento si camminerà zoppicando verso una meta che si allontanerà sempre più. Il mio innato ottimismo, però, continua a farmi pensare che tutto sommato prima o poi ci arriveremo».

Progetti futuri? «Stasera vado in pizzeria».

di Savio De Marco
Foto di Carmine Colurcio

About Salvatore De Marco

Salvatore De Marco nato il 18/10/1992 a Napoli. Tutti lo conoscono come Savio De Marco. Diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Napoli. Laureando presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II in Scienze Politiche. Ama l’arte, la filosofia e la scrittura e il teatro, appassionato di cinema e fumetti. Coordinatore e Regista di una compagnia amatoriale teatrale “Pazzianne & Redenne” formata totalmente da giovani. Milita in un’associazione culturale “ViviQuartiere Napoli” attiva nella riqualificazione del nostro territorio.