Gino Sorbillo: «Qualità e rispetto della tradizione: con la mia pizza promuovo Napoli nel mondo»

“Fare una pizza è come avere una tela sulla quale imprimere il proprio stato d’animo del momento. Ognuno esprime un messaggio ed un’emozione diversa”

La pizza è una cosa seria. È un’arte. È ricerca della qualità e democrazia. Un compromesso tra gusto ed esperienza. A Napoli è tradizione, sentimento, identità. Quella di Sorbillo non è fatta col compasso; è libera, è pop, è l’espressione del coraggio, della tenacia e della resistenza di una famiglia che affonda le proprie radici nel cuore del centro antico della città. La storia di Gino nasce con l’intraprendenza di nonno Luigi e nonna Carolina, garzoni di pizzeria, agli inizi degli anni ’30 del secolo scorso, quando decisero di aprire una piccola bottega di pizza in Via dei Tribunali, diventata poi famosa come scuola di pizza in tutto il mondo. L’influenza dei nonni e della zia Esterina hanno permesso a Gino di crescere con un’educazione basata sulla cultura del lavoro e sulla ricerca del buono. Il segreto dell’incantesimo di Sorbillo è la veracità: “la mia è una pizza buona, generosa, in movimento, in crescita, irregolare. La nostra pizza non ha grassi animali nell’impasto, la sua lievitazione avviene quasi come una magia, con prodotti semplici e genuini, che in fondo rappresentano Napoli nel mondo. Fare una pizza è come avere una tela sulla quale imprimere il proprio stato d’animo del momento. Ognuno esprime un messaggio ed un’emozione diversa”. Sorbillo riesce a coniugare il carattere popolare della pizza con un approccio artistico, basato su un’attività esperienziale e lontano dal mero ed univoco nutrimento. “Tutto ciò – afferma Sorbillo – nasce tra i vicoli di questo decumano, una zona difficile, dalla quale però possono uscire grandi esempi di uomini che non scendono a patti con nessuno. Lavoriamo per dare un segnale alla città e ai suoi giovani, i quali devono imparare ad apprezzare il proprio lavoro e soprattutto a programmare la loro vita”.

Via dei Tribunali, lungomare Caracciolo, Milano. A breve New York e presto anche Tokyo, grazie alla collaborazione col magnate che possiede la principale

Gino Sorbillo - Foto di Gabriele Arenare ©
Gino Sorbillo – Foto di Gabriele Arenare ©

compagnia di gas in Giappone. I locali di “Gino & Toto Sorbillo” sono diventati un emblema della pizza napoletana nel mondo. “Investo laddove è possibile esportare non solo la pizza ma anche l’energia che contraddistingue Napoli. Il buono è universale e la gente si abitua a riconoscerne la qualità. A me non importa quante pizze sforno, l’importante è che la gente esca dai miei locali contenta”. Fare rete è un altro concetto chiave della politica professionale “sorbilliana”. “Non esiste alcun tipo di concorrenza spietata con le eccellenze della città: Michele, Leopoldo, Scaturchio, Gambrinus. Costruisco rapporti dove vedo un sentimento di politica familiare”.

In una categoria di lavoro satura, Gino Sorbillo ha trasportato l’umile manualità del pizzaiolo ad un livello mediatico internazionale, rompendo gli schemi e
lanciando una nuova concezione della pizza. Il suo è un mestiere che ha il fascino dell’artigiano con l’intento di portare avanti una missione, che va al di là del consumo di cibo: “Provo ogni giorno a migliorarmi e a circondarmi delle giuste persone. Bisogna, nella propria vita, trovare i giusti riferimenti e trasmettere ai giovani passione e talento. Con la mia base di impasto valorizzo la storia di donne e uomini che possono essere raccontate su un disco di pasta: utilizzo ad esempio mozzarella di bufala DOP, prodotti della Cooperativa Sociale “Le Terre di Don Peppe Diana”, pomodoro San Marzano DOP, olio di agricoltura BIO, caciocavallo di capra cilentana”.

Qual è il rapporto di Sorbillo con Napoli? Il famoso pizzaiolo riserva alcune critiche alla città: “Credo che a Napoli si viva come se fosse l’ultimo giorno e questo modo di fare è un’arma a doppio taglio. Riscontro in alcuni giovani tanta confusione e una scarsa volontà di credere nel posto in cui si lavora. A Napoli spesso c’è poca professionalità e meno cultura del lavoro rispetto alle realtà che incontro quando viaggio in Italia e nel mondo. Già in Costiera Amalfitana c’è un’altra mentalità ed un’organizzazione diversa. A Napoli abbiamo grandi risorse ma da pizzaioli della città non dobbiamo essere presuntuosi solo per il fatto di essere napoletani”.

Quartiere, famiglia e professionalità sono concetti che sintetizzano Gino Sorbillo, il quale, come i migliori brand d’eccellenza del mondo culinario, ci insegna a consumare innanzitutto l’esperienza e gustare poi tutto ciò che compone un impasto.

Poveri quegli stranieri (e non solo) che moriranno con la convinzione che la pizza sia una grande e tonda “fetta biscottata” con “pepperoni ” o “pineapples “. La pizza è una cosa seria e quella di Sorbillo è la massima espressione della qualità e della tradizione napoletana.

di Fabio Corsaro

corsarofabio@gmail.com

Laboratorio di Gino Sorbillo - Foto di Gabriele Arenare ©
Laboratorio di Gino Sorbillo – Foto di Gabriele Arenare ©
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Sorbillo in Via dei Tribunali – Foto di Antonio Ocone ©
Con le mani Sorbillo rappresenta la manualità e gli attrezzi del suo lavoro
Con le mani Sorbillo rappresenta la manualità e gli attrezzi del suo lavoro

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!