Gianni Maddaloni: “Sono un narratore di storie vere ma non mi sento un profeta in patria. La camorra è pura vigliaccheria”

E’ entrato ad abitare i pensieri e i cuori delle persone facendosi fautore di legalità e di quei IMG_7041valori che uno sport comporta e richiede per essere praticato. Gianni Maddaloni ha una storia che lo premia come oro di Scampia. Ha voluto esserci sempre tra quelle vele, come fosse il capitano di una barca spesso fin troppo oscillante tra il pregiudizio ed una cruda realtà. Non ha desistito alle numerose provocazioni della camorra. Ha lottato, ha vinto. Nella vita come nel judo, la sua ragion d’essere. Ha insegnato a vincere, soprattutto a suo figlio Pino che, tra i tanti successi, vanta l’oro alle Olimpiadi di Sidney 2000 e a Mosca nel 2002 in occasione dei Mondiali. Gianni è amareggiato per come le istituzioni napoletane non si siano mosse con lui per dar vita ad un progetto sano, di sport e legalità. Sa che la legalità si costruisce col tempo e soprattutto creando una squadra di uomini di cuore, di idoli, che non sono boss, che qualsiasi ragazzo dovrebbe seguire ed emulare.

Lei è il grande protagonista del film “L’oro di Scampia”, interpretato da Beppe Fiorello, dove si capisce che molti ragazzi si lasciano spesso trascinare, per inerzia sociale, in mancanza di opportunità e non avendo una seconda soluzione, dalla malavita…

Loro hanno bisogno di esempi e “L’oro di Scampia” è stato un esempio. Io mi sento un profeta non in patria e, dopo il film, sono stato chiamato da campione in una città italiana in Svizzera, a Pistoia, a Matera, a Castellaneta e in altre parti d’Italia per dare quella che è l’espressione del film, ben interpretato da Fiorello, che è stato un grande, ma ben architettato da Marco Pontecorvo. Hanno fatto un miracolo perché non è stata una finzione ma una storia vera, anche se con qualche piccola cosa romanzata: ad esempio il ragazzo morto non c’è mai stato, così come la palestra bruciata. Forse all’inizio mi hanno chiesto il pizzo e poi hanno desistito, qualche volta hanno rubato dentro la palestra però credo che siano persone non del territorio, che non mi conoscono, quindi posso dire che io il rispetto me lo sono guadagnato con l’amore e con l’affetto, con la mia presenza, con il mio modo di dire. Se tu non parli la gente non ti capisce; se alla chiacchiere fai anche proseguire i fatti allora vieni preso come esempio e come modello, proprio come succede qui, perche questo non è solo un avamposto sociale ma un avamposto legale. Qui abbiamo la settima e l’ottava municipalità: ti parlo dei servizi sociali che mi tengono come punto di riferimento per i ragazzi più terribili, sia nelle scuole che nelle case. IMG_6980Ragazzi, anche molto piccoli, che hanno fatto delle rapine e, non avendo genitori alle spalle, vengono mandati qui come percorso formativo: quindi sono diventato un riferimento dello Stato. Perché dico lo Stato siamo noi? Perché noi siamo lo Stato nello Stato. Come per esempio agli assistenti sociali del territorio sento il dovere di dare una mano perché con la mia età e la mia esperienza sento che sono in grande difficoltà anche se loro hanno la laurea, un posto che possono gestire, ma non hanno purtroppo la capacità di avere queste credenziali territoriali. Le chiamo credenziali perché se un ragazzo difficile viene avvicinato da un assistente sociale non ha credito qui; se viene avvicinato da un poliziotto, anch’egli  non ha credito. Si è seminato male da parte delle istituzioni della vecchia Repubblica e chi semina male purtroppo raccoglie frutti privi di speranza. Allora qui entrano in gioco Gianni Maddaloni, Ciro Corona, Don Fabrizio Valletti, Vincenzo Vanacore, Chiara Mammut.. ti parlo di una rete molto forte a Scampia, ti sto facendo dei nomi che sono in trincea però siamo singoli perché bisogna essere singoli per essere forti . E’ vero che ad essere insieme si fa squadra però il territorio è troppo vasto: centomila persone. Ognuno deve avere dei riferimenti ben chiari: Don Fabrizio Valletti con la sua religione, Vincenzo Vanacore con l’arte e il mestiere, Chiara Mammut con il suo modo di fare con i rom, io attraverso dei modelli ben specifici sportivi, ragazzi che hanno fatto le Olimpiadi (alle quali partecipiamo ogni quattro anni) e le hanno vinte, come mio figlio Pino. Noi siamo una squadra, tra di noi c’è armonia, non c’è discussione, ma siamo forti nella nostra singolarità e abbiamo un’unica e comune meta: quella di fare del bene per il nostro territorio. Penso che nel momento in cui io e mio figlio abbiamo vinto le Olimpiadi, per noi si sono aperte delle strade che prima erano serrate e questo mi fa male perché io quello che faccio ora lo sto facendo dall’Ottanta e fin quando non vincevo le Olimpiadi, guarda caso, nessuno mi dava retta e questo è stupido da parte del sistema.

Mi viene in mente la nostra intervista a Patrizio Oliva, il quale ci ha detto che nelle carceri non serve un sistema punitivo, bensì costruttivo, di formazione, che non avviene tramite un professore che va lì ad impartire lezioni ma tramite un Patrizio Oliva, un Massimo Ranieri, in modo tale da avvicinare i ragazzi a questi idoli e non a quelli della camorra.

Io ci tengo a precisare che ci sono due criminalità; una è quella del gregario, della maggior parte dei delinquenti e si può fare qualcosa. Ma per i veri criminali serve solo il carcere duro. Io sono stato uno di loro da bambino, io fino all’età adolescenziale ero al Rione S. Gaetano e i miei amici facevano parte del clan Lo Russo, dei Bevilacqua, Costantino Sarno era un mio compagno di giochi. All’interno del carcere ci vogliono uomini come Patrizio Oliva, Massimo Ranieri, Gianni Maddaloni o Ciro Corona sul territorio che quando vanno all’interno del carcere parlano di storie, di vittorie e di speranze.

Si può costruire una società civile attraverso questi esempi che nel loro campo sono “eroi” ma devono rappresentare persone normali e dimostrare che tutti possono essere di diventare un Gianni Maddaloni, un Patrizio Oliva o chi altro?

Mi parlavi di MassimoIMG_7007 Ranieri, ma lui è uno scugnizzo che ha avuto l’opportunità e Dio gli è stato vicino. Io credo molto in Dio e ammiro molto Papa Francesco: un Papa esempio che ha gli attributi di carità e di passione e li dimostra nel momento in cui tocca i disabili, bacia i bambini e nel momento in cui non ha paura prendendo il taxi o camminando a piedi tra la gente. Lì esce fuori il carisma di chi è capace di impressionare folle a differenza di chi con lo stesso potere, non ha impressionato nemmeno una pecora. Ritornando al discorso di prima, dopo il 2000 e dopo il film “L’oro di Scampia” si sono aperte le porte. Sono stato invitato dai sindaci  di moltissime città italiane, nelle scuole e nei teatri per far guardare “L’oro di Scampia”, film che tramanda speranza e dà qualcosa di particolare. Napoli però non fa questo. Le nostre istituzioni ci prendono a calci in culo. Chiunque vuole fare qualcosa di buono in questa città viene definito un rompiscatole mentre viene osannato in altri luoghi e questo mi fa male.

Cosa dice ai suoi ragazzi, soprattutto ai più piccoli, per quanto riguarda lo sport e il judo che possono dare opportunità diverse da quelle che una società potrebbe garantire in maniera più veloce ma illegale. Quali sono le parole che di solito usa con un bambino?

Orami sono 40 anni che pratico judo e lo insegno da 34. Con i bambini uso un linguaggio molto semplice; giocate! Ma parlo soprattutto con i genitori, perché essi sono il mattone. Qui il bambino sta in un ambiente simile all’oratorio, proprio come tanti anni fa. Quasi tutti i bambini che vengono qui portati dalle mamme e dai papà, escono sorridendo e io dico ai genitori: “Avete fatto bingo! Con soli €20 avete dato ai vostri figli la possibilità di fare sport.” Inoltre se una famiglia ha quattro figli non paga nemmeno i €20. Da me è venuto anche Sky Spagna che addirittura mi ha detto: “Combatti la camorra”. Io non combatto nessuno, io dò un’alternativa. Combatti contro la camorra, ne stendi due ma poi stendono te. Li stendi bene, invece, nel momento in cui strappi i bambini dalla strada. Loro sono vigliacchi e io li conosco bene. Quando ero bambino avevo degli amici che prendevano in giro un ragazzino gay che non sapeva difendersi, allora lo difendevo io, nonostante fossi un bullo, e mi chiamavano traditore, picchiandomi. A quattordici anni però ho trovato l’amico giusto al momento  giusto. Ho praticato boxe per tre anni, quando avevo 16 anni morì  mio padre e io stavo ricominciando a fare il cretino con la moto, correndo e scommettendo, ma a 18 anni ho incontrato, di nuovo, l’uomo giusto al momento giusto; il mio maestro, che mi ha insegnato le cose che ora ti sto dicendo.

Oggi il maestro è Gianni Maddaloni…

Il maestro oggi è Gianni Maddaloni ma il maestro ha perso l’uomo, il mentore e un secondo padre, però ha trovato un altro grande uomo: l’ex procuratore capo Giovandomenico Lepore, che mi dà una mano. Qua ci vogliono settantamila euro all’anno e in tutto ciò in cui non mi aiutano le istituzioni, mi supporta Lepore, altrimenti avrei già chiuso da un bel po’.

Dal 1980 al 2014 come è cambiata la situazione, se è cambiata?

Tra politica di destra e di sinistra ci sono sempre stati buoni politici che mi hanno anche aiutato anche se, a causa della crisi economica, non riesco ad avere una mano dalla politica. Inoltre, io sono convinto che usciremo da questa situazione di crisi: è sbagliato dire che la politica di destra è migliore di quella di sinistra o viceversa. Io dico che è una questione di uomini, di donne, di cuore.

IMG_6984Negli anni, la crescita del progetto Maddaloni, l’importanza della legalità da lei trasmessa, non si è mai potuta concretizzare in un progetto da esportare al di fuori di Scampia, in tutta la regione, in tutta Italia e, perché no, con la visibilità che avete, anche all’estero?

Il percorso Maddaloni vive a Scampia ma è aperto a tutta la cittadinanza. Per quanto riguarda l’esterno, a Città del Messico, a Bogotà, a Cali si compie il percorso Maddaloni. Su Sky Spagna probabilmente documenteranno il percorso Maddaloni, L’Horizons University di Parigi, le periferie francesi sono venute qui a fare un cortometraggio e un’intervista per portare questa validità nelle periferie francesi dove si soffre proprio come Scampia. Quindi, non si è mai profeti nella propria città. Possiedo anche un incarico del CONI molto bello: il narratore di storie vere, affidatomi dal mio amico Sergio Roncelli, Presidente provinciale del CONI. Per me è importante essere intervistato da un giovane come te, perché dovete capire che per farvi strada dovete dare pugni a quest’indifferenza istituzionale. Si può cambiare e il cambiamento deve partire da voi giovani.

Cosa si sente di dire a chi non è a contatto e non conosce Gianni Maddaloni?

Di dare il meglio di se stessi, di dare anche  quel poco che si sa fare e di scoprire il piacere che si prova nel farlo. Dare è molto più importante di avere e se si riesce a scoprire il piacere di dare si avrà anche, questo bisogna dire ai giovani, di essere ottimisti, di non redimersi, di lottare e di mettere in campo la nostra eccellenza di essere italiani.

Fabio Corsaro

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!