Gianni Gallo de L’Alt(r)o Teatro: “Chi vuole attualizzare Dante o è ignorante oppure è in malafede!”

Gianni Gallo de L’Alt(r)o Teatro: “Chi vuole attualizzare Dante o è ignorante oppure è in malafede!”

Gianni
Gianni

Una vera e propria rivoluzione culturale è quella che sta apportando la compagnia teatrale de “L’ Altro Teat(r)o” nell’assonnata città di Caserta.

Le note del violino di Marco Rozza accompagnano l’entrata in scena, tra il pubblico, di Dante Alighieri, impersonato dall’attore teatrale Gianni Gallo. Partono in questo modo “LE INVETTIVE DI DANTE” nella splendida cornice di Piazza Redentore a Caserta. La parte di Beatrice affidata a Simona Crasto.

Non si può iniziare a parlare di Dante, esiliato dalla sua terra, senza ricordarsi della “nostra” terra.

“Stong ccà pcchè vogl capì chi song e chi sì tu. Si o curagg mi è cchiù fort do tuoij. Pcchè chesta terra, baciat do sol e do mar, accussì accuglient cu tutt quant, è stata schiacciat. Vogl capì si a rraggia mij è cchiù fort da toja, pcchè pur o sol e o mar s song arraggiat!”

Le invettive sono “parole molto dure” che Dante usa nella Divina Commedia in varie occasioni.

Il Sommo Vate che ha parole dolci e delicate quando parla di Beatrice, è, invece, duro e inflessibile con chi viene meno ai suoi doveri cristiani o civili.

Egli, uomo di profondi sentimenti, aveva un carattere forte, era ligio al dovere e intollerante di tutte le bassezze umane, specie se riguardavano personaggi d’alto rango, persino contro i papi e gli imperatori. Egli usa parole molto roventi anche contro le stesse città che, a parer Suo, hanno commesso molti errori.

Tutta la Divina Commedia ne è prova.

Ma chi oggi vuole attualizzare un autore del 1300 o è ignorante oppure è in malafede.

All’epoca di Dante ogni aspetto della vita si spiegava attraverso Dio. Oggi questo Dio è morto ed è stato sostituito dal “dio” denaro.

L’uomo ha raggiunto nuove consapevolezze per cui, chi cerca di attualizzare il suo pensiero, lo fa per avere voti e se questo è il mezzo per avere consensi, sicuramente la cultura non ne potrà essere il fine.

Roberto Benigni, giullare del politico di turno, non fa che volgarizzare Dante, dietro cospicui compensi economici. Ma il vero rammarico è che continuano ad onorificarlo con lauree ad honorem per aver divulgato il pensiero di Dante, ma questa è solo una forma becera di razzismo che tende unicamente ad abbassare il livello culturale del popolo.

Nelle opere di ogni grande del passato c’è qualcosa di universale ed ogni singolo individuo ne coglie quel particolare che sente più affine a quel piccolo grande poeta che è nell’animo di ognuno di noi. Immaginate di trovarvi in un deserto ed all’improvviso si spalancano davanti ai vostri occhi le porte di una piramide colma di tesori, i vostri occhi devono essere liberi di guardare i particolari che più fanno esplodere la gioia in voi.

Questo è l’unico modo per approcciare i testi antichi che non possono essere asserviti al potere.

Ricordiamo che staserà 2 luglio andrà in scena sempre  in Piazza Redentore a Caserta, “UN PONTE SULL’ABISSO” da “Così parlò Zarathustra”.

Ingresso gratuito.

Mina Iazzetta

Info: minaiazzetta@libero.it