Germano Milite: «Ricordatevi di arrossire»

“Spaventosi organi pedagogici privi di alcuna alternativa” li definisce Pier Paolo Pasolini nell’analisi che volge ai mezzi di comunicazione, riferendosi senza alcuno sconto ai mass media dei quali, al giorno d’oggi, è riconosciuta l’importanza a livello mondiale.
Di questi tempi, soprattutto grazie (e per colpa) dei social network non possiamo non sapere cosa accade nel mondo. Per l’appunto, non c’è alternativa: qualsiasi home di Facebook è piena di un’accozzaglia di notizie lette di sfuggita e a caso, in continuo aggiornamento e tra cui compaiono moltissime fake news. Sempre più frequente è, inoltre, il fenomeno dello story telling, il raccontare “storie” ai propri followers tramite foto e video. Per carità, non toccatemi i followers! Come se fossero la merce di un nuovo mercato a noi sconosciuto, questi ultimi sono indispensabili nell’accrescere il proprio profilo, l’azienda personale di ognuno fondata su cosa? Boh. «Lo story telling lo facciamo anche su noi stessi», afferma Germano Milite, scrittore e giornalista di YOUng.it. «Ci raccontiamo storie per piacerci di più, per apparire speciali. Oggi c’è questa dittatura dell’eccellenza, ma ogni tanto fare schifo in qualcosa fa bene». L’ostentazione perenne nel dimostrare presunte qualità sui social, dall’essere una top girl al nuovo Schopenhauer, viene da lui definita “pornografia comportamentale”. È il sintomo di una vita filtrata attraverso lo schermo di un telefonino che ci abitua ad essere finti. In questo meccanismo, ci si può dimenticare di sé stessi e del mondo che ci circonda? Possono essere trascorse, parallelamente, due vite? Una effettiva e legata alla famiglia, al lavoro, agli amici; l’altra che è tutta finzione. «Anche le relazioni oggi sono più difficili da mantenere – ribadisce Milite – nella relazione con gli altri è importante, sempre, ricordarsi di arrossire». L’arrossimento è la percezione di una persona, «uno scuorno che ci disabituiamo a mostrare nel momento in cui tendiamo a ripararci dietro un display». Gli studi dicono che chi passa più tempo sui social network è depresso, che la nuova generazione trascorre più tempo a casa. «Il telefonino riesce ad acquietare il nostro stato d’animo, è lo strumento a cui ci rivolgiamo quando siamo tristi». In maniera straordinaria, ci si dimentica della rabbia, della delusione, della sofferenza, della noia. Sentimenti da cui si sfugge, ma che è indispensabile fare propri. A tal proposito, Milite spiega l’intelligenza emotiva. «È ciò che permette alle persone di avere successo nella vita, la capacità di capire gli altri. Se non la si coltiva si rischia di diventare degli analfabeti emotivi, persone che hanno sempre paura di soffrire. Ma la vita è fatta anche di sofferenza».

di Alessia Giocondo