Il garante garantisce la privacy dei lavoratori pubblici

Domenico Modugno

A Toritto (o Teritte in dialetto barese) nel 2000 è stato girato il film “Tutto l’amore che c’è” di Sergio Rubini. Parla delle inquietudini adolescenziali negli anni settanta. Una delle canzoni della colonna sonora è “Non sia mai” di Mimmo Modugno. Il film e la colonna sonora sono cose interessanti.

Il Comune di Toritto ha negato il diritto di accesso civico potenziato generalizzato, presentato da un cittadino, agli atti di una sanzione disciplinare inflitta ad un dipendente, contro la quale pendeva peraltro un contenzioso dinnanzi al Giudice del lavoro.
Ed ha fatto bene.
Questo ha detto il garante con il parere n. 254 del 31 maggio 2017 al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza che doveva decidere sulla richiesta di riesame presentata dal cittadino ai sensi dell’articolo 5, co. 7, dlgs 33/2013. Dicendo cosa? Mo ve lo dico:
1. le Linee Guida sull’accesso civico dell’Anac prevedono che l’accesso civico generalizzato sia respinto quando la conoscibilità indiscriminata dei dati personali può causare, all’interessato o ai suoi congiunti, danni legati alla sfera morale, relazionale e sociale, come sarebbe avvenuto al dipendente comunale
2. il Comune in primo diniego ha fatto bene a valutare la “funzione pubblica svolta dal dipendente” che potrebbe essere esposto a minacce, ritorsioni o turbative.
3. la disciplina in materia di privacy stabilisce che ogni trattamento di dati debba essere effettuato nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, nonché della dignità dell’interessato, tenendo conto anche dei DIRITTI ALLA REPUTAZIONE, ALL’IMMAGINE, AL NOME, ALL’OBLIO e in generale ai DIRITTI INVIOLABILI DELLA PERSONA.
4. l’accesso civico generalizzato alle sanzioni disciplinare di un lavoratore della Pubblica Amministrazione determina un pregiudizio all’individuo in quanto non finalizzato alle finalità individuate dalla legge in quanto il richiedente pur non avendo obblighi di motivazione – in quanto agisce come uti cives (vedete che il latino serve) e non come uti singuli (ripeto il latino serve) – deve rapportare l’esercizio del suo diritto a “favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche”.

Sperando di avervelo detto bene ricordo che il cittadino potrà ancora proporre ricorso al TAR ex art. 116 del Codice del processo amministrativo.

A proposito vedete il film e se non avete tempo… almeno ascoltate la canzone.

 

di Vincenzo Russo