Galleria Principe di Napoli un sogno mai realizzato

Degrado alla Galleria Principe di Napoli (Foto di Carmine Colurcio)

Nascita, vita e degrado di un progetto inutile


Volgendo lo sguardo verso il centro storico di Napoli, poggiati alla ringhiera del Museo Archeologico Nazionale (MANN), ci si trova di fronte ad un’opera architettonica che sembra affondare le sue radici nell’epoca spagnola o francese. Come gran parte dei ben architettonici della nostra città, è coperta da transenne e cantieri che ne rappresentano il continuo desiderio di restauro, la voglia di dare valore ad un gigante che è lì fermo, in attesa di essere utilizzato.

La storia

La Galleria Principe di Napoli, in realtà, è una costruzione italiana a tutti gli effetti. La nascita risale al 1869, alla trasformazione di quello che doveva essere un semplice porticato in una galleria commerciale in ferro e vetro. Una pezza a colori messa lì per tappare un buco ventennale di lavori interrotti e progetti bocciati. Tutto ha inizio quasi sessant’anni prima con l’abolizione del monopolio annonario del 1804, azione che rese inutili le fosse di grano che erano presenti lì, nella zona che oggi è divisa tra via Costantinopoli e via Pessina. Il deposito granario costruito da Giulio Cesare Fontana sul finire del ‘500 divenne, così, una caserma militare con relativa prigione. Una svolta arriva tra il 1852 e il 1856, quando Gaetano Genovese propone di demolire il deposito in favore di un restauro completo della zona. Viene abbattuta la vicina porta di Costantinopoli che trascina con sé altri stabili e l’apertura ufficiale della salita delle Fosse del Grano (via Pessina, ndr). I lavori vennero bloccati dopo quattro anni a causa dell’opposizione del convento di S. Maria di Costantinopoli, del quale doveva essere intaccato il giardino. Nicola Breglia e Giovanni De Novellis, architetti dell’unità d’Italia, presentano un progetto di ricostruzione dello stabile nel 1863. Anche quest’ultimo venne bocciato. Finalmente, nel 1868, viene proposta la costruzione di un porticato che, nel 1883, divenne la Galleria Commerciale Principe di Napoli.

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Il degrado

La Galleria “commerciale” non ha mai asservito al compito per la quale è stata fondata. Nella prima metà del novecento diviene dimora di uffici e parco giochi per gli scugnizzi del quartiere, ai quali poco interessa della manutenzione o della visibilità dello stabile. Nel 1965 crolla la facciata e rimane così per due anni. Vista la fatiscenza strutturale e la scarsa utilità della Galleria molti proposero di abbatterla in favore di servizi preposti al museo, come un parcheggio, o di aree verdi per i più piccoli. Il tacito accordo sembrava condiviso da tutti, quando nel 1967 il comune di Napoli stanzia 107 milioni di lire per la ricostruzione della facciata così come la conosciamo oggi. Oggi è ancora sede di uffici, i quali non aiutano la vita di questo corridoio architettonico. All’orario di chiusura, la galleria diventa una via al coperto priva di attrattiva e soggetta a continui atti vandalici.
La mancanza di controllo l’ha resa un albergo all’aperto per clochard, i quali hanno occupato l’intero porticato con i propri cartoni e le proprie coperte. Alcuni di questi non hanno il minimo rispetto per la valenza artistica della galleria, che sporcano e insozzano con le proprie bottiglie di birra, a cui va aggiunta la totale mancanza di igiene e il conseguente tanfo di urina e di sporco che rendono impraticabile la passeggiata anche per coloro che vogliono arrivare dal Museo a Piazza Dante. Tra il 2007 e il 2008 c’è stato il restauro della Galleria che, per l’ennesima volta, non ha portato i risultati pronosticati, pur aprendo completamente l’accesso al pubblico con iniziative e incontri culturali.

La denuncia

D’accordo la riqualificazione, ormai continua e fatta di cantieri, ma fondamentale dovrebbe essere il controllo. Seppur inutile, una Galleria Commerciale del 1883 non può diventare un orinatoio pubblico o un centro d’accoglienza per chi non vuole essere aiutato. Importante sarebbe ricercare e dare uno scopo a questa struttura, usufruendo dell’adiacente MANN, per ridarle vita e farla tornare ad essere la galleria che non è mai stata. Così, altrimenti, è meglio abbatterla.

di Savio De Marco
Foto di Carmine Colurcio

Tratto da Informare n° 171 Luglio 2017

About Salvatore De Marco

Salvatore De Marco nato il 18/10/1992 a Napoli. Tutti lo conoscono come Savio De Marco. Diplomato al Liceo Classico Vittorio Emanuele II di Napoli. Laureando presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II in Scienze Politiche. Ama l’arte, la filosofia e la scrittura e il teatro, appassionato di cinema e fumetti. Coordinatore e Regista di una compagnia amatoriale teatrale “Pazzianne & Redenne” formata totalmente da giovani. Milita in un’associazione culturale “ViviQuartiere Napoli” attiva nella riqualificazione del nostro territorio.