Fuoco Criminale, devastanti danni ambientali sul Vesuvio

Vesuvio in fiamme (Photo Credit Gabriele Arenare)

Da metà giugno ad oggi, sono andati in fumo ben 26.024 ettari di superfici boschive, pari al 93,8% del totale della superficie bruciata per dolo o colpa in tutto il 2016

LEGAMBIENTE

Centinaia di roghi voraci, distribuiti in maniera sistematica alle falde del Vesuvio, hanno bruciato per giorni, avvolgendo il vulcano con un fumo denso e impenetrabile e portando cenere e terrore nei Comuni della cinta vesuviana. Si sostiene che i danni ammontino a oltre 100 milioni di euro, ma risultano in realtà incalcolabili per gli effetti devastanti prodotti nell’ecosistema: biodiversità compromessa, tenuta del terreno a rischio con serie conseguenze idrogeologiche, sottrazione di ossigeno.

Occorrerà intervenire con la piantumazione di nuovi alberi, dighe per le eventuali colate di fango, terrazzamenti prima che le piogge autunnali possano arrecare danni persino più disastrosi. Mentre gli incendi devastavano intere superfici boschive, la gestione dell’emergenza è apparsa disorganizzata sia a livello regionale che nazionale. La procedura per la riprogrammazione dell’ex Corpo Forestale, assorbito nell’Arma dei Carabinieri, ha subito gravi ritardi, il Governo e i Ministeri addetti non hanno approvato i decreti attuativi per il completamento del passaggio di personale, competenze e mezzi nel settore dell’antincendio boschivo, così da garantire squadre operative in grado di gestire le emergenze e di svolgere regolare attività di prevenzione.

“La regione Campania – ricorda Legambienteha ben il 32,7% della superficie regionale coperta da boschi e foreste, con un’estensione totale di 445.274 ettari e ad oggi gli ettari percorsi dal fuoco sono ben 2.461 (dato al 12 luglio). La regione si trova in fortissimo ritardo con le attività di prevenzione e gestione delle emergenze. Infatti non ha ancora approvato il Piano AIB (antincendi boschivi) 2017 e le relative modalità attuative e nemmeno ha definito e sottoscritto l’apposita convenzione con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco per lo svolgimento delle essenziali funzioni ad esso delegate”. Dinanzi a crimini ambientali di tale entità, la domanda che ci poniamo è ‘perché’. Perché più persone (la vastità degli incendi inducono a pensare ad un’azione congiunta) appiccano il fuoco, macchiandosi del reato di disastro ambientale che, con l’introduzione della legge sugli ecoreati, prevede sino a 15 anni di reclusione con aggravanti. Diverse le ipotesi, dalla poco credibile azione di piromani psicolabili a quella di camorristi che bruciano porzioni di territorio per le discariche. Occorre precisare che i boschi andati in fiamme non possono avere una destinazione diversa da quella antecedente l’incendio per 15 anni (legge 353/2000) e che il Vesuvio è un’area protetta, seppure alle sue pendici risulti fortemente antropizzato e urbanizzato.

Vesuvio in fiamme (Photo Credit Gabriele Arenare)
Vesuvio in fiamme (Photo Credit Gabriele Arenare)

Personalmente contattato il generale Sergio Costa, comandante dei Carabinieri Forestali in Campania, ha confermato come possibile l’ipotesi di una minaccia al Parco Nazionale per l’attività svolta contro l’abusivismo edilizio. Nell’ultimo anno il Parco ha pianificato un’importante azione per l’acquisizione al patrimonio degli immobili edificati illegalmente in zona rossa, con intenti demolitivi. Paralizzare tale piano col fuoco significa rispondere con la forza dell’illegalità al tentativo di demolizione e dunque legalizzazione. L’abusivismo edilizio è un fenomeno altamente diffuso in Italia e particolarmente al Sud, alla crisi delle costruzioni non corrisponde un pari rallentamento dell’edilizia illegale. A dichiararlo è l’Istat che nel Rapporto Bes 2015 dedica un intero capitolo all’analisi dell’impatto dell’abusivismo sul paesaggio, nella terza edizione del “Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile”. Nel 2014 ogni 100 costruzioni autorizzate se ne sono contate 17,6 realizzate illegalmente, con un aumento di oltre il 15% rispetto all’anno precedente. “In Molise, Campania, Calabria e Sicilia nel triennio 2012-2014 – si legge – il numero degli edifici costruiti illegalmente è stimato in proporzioni variabili fra il 45 e il 60% di quelli autorizzati”. Intanto lo scorso 22 giugno è stata approvata la Legge regionale n. 19 sulle misure alternative alle demolizioni degli abusi edilizi. Una legge paragonabile ad una maxi sanatoria che prevede la possibilità di acquisizione degli immobili abusivi al patrimonio comunale, ma pure l’eventuale locazione o vendita degli stessi, con preferenza agli occupanti. Dure le reazioni dei Verdi che si sono rivolti al governo per impugnare il provvedimento di fronte all’inquietante incapacità amministrativa della Regione e all’indiscussa complicità con i ‘fuorilegge’.

Il 14 luglio il WWF scrive: “Le norme approvate in Campania rischiano di essere un pericolosissimo incentivo all’abusivismo oltre che favorire l’aggressione alle aree protette della regione che sono state nell’ultima settimana oggetto di un attacco senza precedenti da parte di criminali incendiari”.

di Barbara Giardiello