Fornace Saputo: il lavoro del gusto e della tradizione

Alla fine degli anni novanta del 1800, Vincenzo Saputo emigrava in America con le tasche piene di sassi e una grossa speranza nel cuore mediterraneo: una vita e futuro dignitosi per la sua famiglia.

Nei primi anni del 900, nacque la Fornace Saputo. Situata a Casapulla, è forno di preziosi manufatti, quasi artistici, che – dalle mani lavoratrici e sporche di argilla alluvionale – raggiungono, al giorno d’oggi, diverse parti del mondo, elargendo eccellentemente la cultura della pizza.

Famosi internazionalmente, soprattutto per il cosiddetto “biscotto“,  i membri di questa piccola famiglia – ancora ben stretta attorno al nocciolo del sogno di quel Saputo Vincenzo – tengono energicamente le mura di questo piccolo mondo, fatto d’argilla, di terriccio, di vento, di passato.

 

Informare ha incontrato Vincenzo Saputo, ma non quello del passato; in una giornata incredibilmente ventosa, siamo arrivati sul posto e – il nipote dell’ormai tenuto ben a mente Vincenzo Saputo, nonché suo omonimo – ci ha concesso un’intervista e ci ha fatto visitare il luogo, facendoci osservare da vicino ogni rito e ritmo lavorativo.

 

Qual è il procedimento base per la creazione del “mattone Saputo”?

Il mattone è modellato a mano, essiccato al naturale e cotto a legno nel nostro forno, a legna o meccanico. Le forme da poter realizzare sono infinite, infatti sono gli stessi clienti a richiederle, e – molto spesso – sono forme di composizione, e così anche le dimensioni.

A volte, i nostri mattoni o i nostri “biscotti” sono imperfetti, proprio perché facciamo tutto a mano e perché contiamo il tempo, perché possiamo sbeccarli o sfiammarli.

Questa è la garanzia del vero artigianato.

 

Ci parli del biscotto per la pizza, la vostra specialità.

Dico solo che abbiamo sostituito Sorrento. Con il biscotto, siamo stati conosciuti per caso, per passaparola, ma ci siamo affermati molto bene. Il prodotto, se la pizza viene bene, vale sempre. I nostri clienti tornano.

 

Qual è la realtà che si vive, lavorando in un modo così antico ma così dimenticato?

Penso che, ormai, il lavoro manuale stia morendo. Il punto è che servirebbe proprio questo, per riuscire a ingranare di nuovo e migliorare le cose. Il lavoro che facciamo, è molto discriminato e poco supportato. A volte, compriamo tonnellate di legno per poi trovarcene la metà, perché siamo soggetti anche a furti. Ormai, con il mondo evoluto, nessuno più si sporca le mani in positivo. Alcuni pensano che, lavorando, “non s’adda fa povere”.

 

Le va di svelarci qualche segreto?

“Se lo dicessi, non sarebbe più un segreto. Ce n’è uno che regge l’intera attività, che è nato da un ragionamento mio, personale. La forza e la necessità, a volte, ti porta a cose inaspettate.

 

 

Caterina Piantieri

About Caterina Piantieri

Nata il 14/04/1995 a Maddaloni (CE). Laureanda presso la Seconda Università degli Studi di Napoli in Lettere Moderne. Le piace la musica, tanto da aver imparato a suonare la chitarra da autodidatta e compone testi. Conoscere e cominciare a scrivere per Informare, oltre ad essere qualcosa di più concreto dal punto di vista “sociale”, é stato inaspettato e completante, perché mi ha permesso di capire ancora qualcosa in più sul mio conto e, decisamente, ciò che voglio dalla mia vita. Non posso, quindi, fare a meno di dire: tutto questo – l’essere parte di una squadra, la possibilità di collegarsi alle persone tramite la cosa che mi piace di più e quella di conoscerne sempre di nuove – è quello che voglio fare. Decisamente, quello per cui vivo.