Perugia, teatro del Festival internazionale del giornalismo 2016

Per cinque giorni il cuore della città storica di Perugia diviene sede del più importante media event, favorisce l’incontro ed il confronto tra le tante voci dei professionisti dell’informazione, dei cittadini che vogliono contribuire, del pubblico che vuole partecipare e capire dove stia andando il giornalismo.

È da  questa domanda che tutto parte e si snoda, è da qui che nasce il confronto tra il pubblico e gli speaker mondiali per discutere di argomenti strettamente legati al mondo del giornalismo oppure di temi attuali che coinvolgono tutti.

Visti i numeri del recente Festival, qualsiasi spazio appare limitato anche solo per elencare le presenze e gli interventi internazionali sui diversi ed interessanti argomenti, dalle informazione anti ISIS attraverso le piattaforme di verifica dei contenuti online alla potenzialità dell’explanatory journalism quale strumento volto ad aiutare i lettori nel dare un senso a scenari complessi; dal giornalismo digitale, d’inchiesta e di divulgazione scientifica all’editorialismo, alla politica, all’economia e al costume.

Moltissimi workshop, tutti gratuiti, per affinare competenze in diverse aree: le  ‘quattro C’ per l’uso di contenuti presi dai social – Copyright, Control, Credit e Cash; attivismo e diritti umani, cybersicurezza e terrorismo, diffamazione online, satira, parodia, lavoro con la community ed utilizzo dei droni nel giornalismo, entusiasmante si ma con notevoli pericoli connessi.

Il caso Regeni, rapito in Egitto e barbaramente ucciso, ad esempio, ha consentito di riflettere sulle pressioni internazionali e sull’ipotesi secondo cui il ricercatore sarebbe stato scambiato per una spia e per questo arrestato. Reticenze e depistaggi mettono a rischio la ricerca della verità sulla morte del giovane italiano o, più genericamente, la sicurezza del giornalista freelance nelle zone di guerra con i rischi, le sfide e le opportunità di chi vuole raccontare da vicino gli eventi più difficili. Parimenti, ci si interroga su quale tutela abbia il cronista che fa semplicemente il suo dovere, si impegna a dar voce a chi non ne ha, cerca chiarezza oltre le mezze verità e lo fa in quella parte di mondo dove regna la tirannia, il terrorismo e la limitazione nella libertà di informazione.

Di non poca importanza lo spazio dedicato alle riflessioni sulla Revolution Slow, che propone nuovi modelli comunicativi, ne filtra il flusso infinito ed il sovraccarico di informazioni recuperando il rapporto di fiducia fra giornalisti e lettori e sulle Flop News, ovvero di come si può imparare attraverso le storie degli errori commessi dai media.

Tante parole ma anche simboli. Ed il più forte è sicuramente Anything to say?”, monumento al coraggio installato nella centralissima Piazza IV Novembre. Installazione itinerante di Davide Dormino, scultura di bronzo che ritrae a grandezza naturale, in piedi su tre sedie, le figure di Edward Snowden, Julian Assange e Chelsea Manning. Uomini controversi che, per scelta e nel segno della libertà, hanno avuto il coraggio di dire no al potere e ne pagano le conseguenze. Soggetti amati e odiati ma comunque capaci di scardinare le regole di un sistema di controllo che gestisce le nostre vite. Al loro fianco c’è una quarta sedia, vuota, che invita il pubblico all’azione prendendo simbolicamente posizione al fianco delle tre figure.  L’opera ha già toccato molte tappe in Europa: Berlino (Alexanderplatz), Dresda (Theaterplatz), Ginevra (Place des Nations), Parigi (Place Georges Pompidou), Strasburgo (Place Klèber) e Tours (Gare de Tours). Racconta Dormino, «é una scultura virale comprensibile a tutti e capace di esprimere un concetto: il coraggio di voler sapere. Si muove perché è il monumento di tutti, non di un credo politico o religioso, non di un paese solo; il coraggio degli uomini ritratti è per tutti. La sedia ha un doppio significato, può essere comoda ma anche un piedistallo per salire più in alto e cambiare il punto di vista». A noi la scelta!

di Annamaria La Penna

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I NUMERI DEL FESTIVAL

• 60-65mila presenze stimate per l’edizione 2016

• 249 eventi tra incontri-dibattito, interviste, film e documentari, presentazioni di libri, workshop, serate teatrali

• 549 speaker provenienti da 34 paesi diversi, tutto rigorosamente a ingresso libero e in live streaming

• Oltre 2000 giornalisti accreditati

• 17 luoghi scelti nel centro storico di Perugia

• 14 alberghi prenotati solo dall’Organizzazione del IJF 2016 con 1850 camere in 5 giorni

• Youtube: oltre 40.000 accessi ai video; 7000 ore di visualizzazioni dal vivo e on demand

• Twitter: 50.000 tweet da 10.000 utenti di 4 continenti diversi per l’hastag #ijf16; 1400 nuovi follower per l’account @journalismfest in soli 5 giorni; 100.000 visualizzazioni al giorno per l’account ufficiale

• Facebook: 440.000 visualizzazioni dei contenuti dei contenuti del festival; 120.000 tra Like e Commenti; 1500 nuovi “Mi piace” sulla pagina

• Telegram: BOT creato per l’occasione che ha ricevuto un totale di 2500 richieste [/box]

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!