Ferragosto ad Edimburgo: sentirsi a casa con pioggia, freddo e streghe

Edimburgo

Neanche si faceva di droga, si faceva di gente! Lo mandava fuori di testa, gli scatenava i sensi.

Trainspotting, 1996

It’s a little miracle!” è stata la frase che ho sentito più spesso pronunciare ad Edimburgo, in riferimento ai 18° ed al sole che ha accompagnato gran parte delle mie giornate, contro una pioggia di solito più che frequente nel mese di agosto. Edimburgo, nonostante le basse temperature durante il mese più caldo dell’anno, mi ha accolto con il calore di casa e mi ha insegnato, in due settimane, a mettere da parte lo stereotipo di scozzesi freddi e scostanti e, talvolta, a scoprire altri luoghi comuni associati a noi italiani. Per esempio all’estero, oltre alla figura dell’italiano medio associata a pizza, pasta e mandolino, l’uomo italiano è qui necessariamente rappresentato con un paio di baffi che richiamano quelli di Super Mario Bros, il protagonista dell’omonimo videogioco.

Edimburgo è una città gotica, affascinante, vestita di antico, ma al tempo stesso alternativa. Di lei ricorderò gli scorci nascosti, gli immensi parchi verdi, i bar-salotti in cui le persone sono solite incontrarsi, dove leggono, studiano, lavorano, scrivono. Tra questi una menzione d’eccezione va all’ Elephant House Bar, un bar al centro di Edimburgo, piccolo ma caldo ed accogliente, dove un’esordiente J.K. Rowling scriveva il primo volume di Harry Potter e lentamente si liberava della depressione. Ho preferito Edimburgo ad una meta più estiva perchè avevo voglia di scoprire l’alone di magia che lascia percepire questa città. Mi sono persa per i suoi vicoletti, mi sono lasciata trasportare delle storie dei fantasmi che la popolano, storie di streghe e decapitazioni. Non ho visto tramonti, il cielo di notte è sempre stato di un blu intenso e luminoso. Il sole non arrivava mai al capolinea, piuttosto rimaneva celato. Andando ad Holyrood Park e salendo sul punto massimo, chiamato “Arthur’s seat“, ti senti il vero padrone del mondo. Da qui si vede l’intera città dall’alto con l’Oceano Atlantico sullo sfondo. Il solo suono percepito è (straordinariamente) quello delle cornamuse della città che, pur essendo differenti creano all’unisono un’unica melodia.

La Scozia è il luogo in cui il referendum per la Brexit ha registrato il più alto numero di “no“. Gli scozzesi, dal punto di vista storico, sognano da sempre l’indipendenza dall’Inghilterra, ma i motivi di quest’ulteriore disaccordo non sono patriottici. Soprattutto i giovani ed i genitori di questi ultimi, infatti, sono preoccupati. «Mio figlio lavora in Svizzera, i miei nipoti frequentano università italiane – ha raccontato una donna – uscire dall’Unione Europea significa non sapere cosa potrebbe accadere del nostro futuro».

di Alessia Giocondo
alessia.giocondo@gmail.com