“Lascia perdere Johnny” diciamo addio al Maestro Fausto Mesolella

Quando a lasciarci è un grande artista, grave è la perdita all’interno dello scenario musicale. Ma quando c’è da dire addio ad una persona che con le sue idee, oltre che con la sua musica, è entrata nella mente e nei cuori delle persone, «questa è una faccenda che ci riguarda e ci riguarderà per sempre», citando il saluto dell’amico Peppe Servillo, nonché voce del gruppo storico degli Avion Travel di cui Fausto Mesolella era il chitarrista.

Fausto Mesolella intervistato da Alessia Giocondo

Del resto, l’unica matrice della sua musica era il cuore, ritenuto da lui fondamentale tanto quanto il suono. Un’intera vita trascorsa in un’assidua ricerca del suo suono, con risultato delle vibrazioni che passano necessariamente attraverso le pieghe più profonde dell’anima. Quando Fausto suonava, sembra quasi che accarezzasse la sua chitarra “insanguinata”, denominata così dal cantautore Samuele Bersani, la sua compagna di mille viaggi fino alla tappa ultima della sepoltura. Lo ricordiamo come colui che apriva i suoi concerti con la dolcezza dell’uomo che fa l’amore con la propria donna, ma che talvolta dava spazio a sottili e pungenti riflessioni di storia e riguardanti la personalità umana. Sconcertante è stata la notizia del suo decesso lo scorso 30 marzo, a poco tempo di distanza da una piacevole conversazione che abbiamo avuto l’onore di intrattenere con lui a gennaio di quest’anno. Indimenticabile è il suo sguardo a tratti sfuggente, perso in chissà quale dimensione che solo un artista ed un uomo di una tale profondità può conoscere.

Cosa ha da dire riguardo l’affermazione pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra’’ di De Andrè in “Amico Fragile’

«Sicuramente quella che do io non è un’interpretazione tecnica. La chitarra in questo caso rappresenta l’arte, la possibilità spirituale dell’essere umano di far emergere dalla musica un sentimento. Dove le mie dita hanno materialmente fallito, l’arte è in grado di continuare e di aggiustare quello che di sbagliato è stato fatto».

Una figura a prima vista senza dubbio singolare, forse per questo rara nel suo genere. Del resto, non è solito vedere la chitarra, che di solito funge da accompagnamento, come lo strumento protagonista di un concerto. Tuttavia, ci fece notare che «la chitarra è anche lo strumento più popolare del mondo, è raro trovare una casa dove non c’è una chitarra. Tutti riconosciamo il suo suono, è il mezzo espressivo più semplice per arrivare a chi ascolta». Anche lui in parte affetto dalla cosiddetta “appocundria” napoletana, la sua malinconia cronica nasceva nel momento in cui dava voce al suo istinto ed analizzava tutte le sensazioni che sottoponeva al vaglio della sua percezione, apparendo un rude, ma sincero e puro anticonformista dei sentimenti. «Sicuramente non è puntando il dito contro che si risolvono le cose, ma offrendo uno stile di vita. Con lo stile di vita si può essere testimoni di tutte le cose che non vanno, cercando di far capire che il modo di agire, di pensare, di muoversi dev’essere esattamente l’opposto di quello che ha procurato dei danni».  

Uno dei suoi brani più famosi è sicuramente “Benedetta la Sicilia”. «È il mio modo di ringraziare i siciliani per aver dimostrato a tutta l’Europa il senso dell’ospitalità – spiegò Fausto – Noi italiani, sia per la storia che ci accompagna sia per la nostra posizione geografica in quanto circondati dai mari, siamo stati il popolo che ha dettato il senso dell’accoglienza. In questo momento ci viene negata la possibilità di continuare a farlo, dovremmo invece ristudiarci come l’Italia è diventata un popolo così grande, contaminato da altri. Mentre il resto del mondo innalzava muri, costruiva barriere, fermava le dogane e bloccava le persone, i siciliani hanno determinato il vero senso dell’accoglienza. In particolare mi rivolgo a Lampedusa, “a cui chiediamo scusa”».

Il regista Fabrizio Bentivoglio, affascinato dalla personalità di Mesolella, nel 2007 realizzò il film del suo esordio ispirandosi al trascorso da giovane autodidatta dell’artista, dal titolo “Lascia perdere, Johnny!”. Oggi sappiamo quanto, invece, Fausto non abbia mai mollato e «sia stato sempre in prima linea, il più giovane ed il più vecchio di noi», come ne parla l’amico Servillo.

Caro Johnny, solo questa partenza avremmo preferito che tu avessi lasciato perdere.

di Alessia Giocondo