F.Roberti: “Riina è ancora capo di Cosa Nostra”

La sentenza della Cassazione, su Totò Riina ù curto, di concedere a costui  una morta dignitosa, ha scatenato una reazione sdegnata in tutti i settori della nostra società, ed in casi del genere è importante che l’informazione sia attenta e non si lasci trascinare in reazioni, se pur giustificate, ma pur sempre  istintive e non corrette verso un interpretazione giuridica che è più di metodo che di merito. 
Totò Riina come tutti coloro che sono condannati al 41 bis, deve restarci fino alla fine, ricevendo tutte le cure necessarie che le sue condizioni di salute richiedono, andare oltre sarebbe accettabile e nemmeno comprensibile.
La redazione d’Informare  

Precisiamo ciò che ha detto la Cassazione – NON ha deciso che Riina debba essere scarcerato….

(…)La prima sezione penale della Cassazione lunedì 5 giugno ha reso pubblica una sentenza sulle condizioni di detenzione di Salvatore “Totò” Riina, boss mafioso che dal 1992 è stato condannato a diversi ergastoli, arrestato dopo una lunga latitanza e in carcere da 24 anni. Totò Riina, che oggi ha 86 anni, è malato; il suo avvocato ha presentato un’istanza al tribunale di sorveglianza di Bologna (dal 2013 Riina è detenuto a Parma) in cui chiede la sospensione della pena o almeno gli arresti domiciliari. Il tribunale di Bologna non ha accolto la richiesta. La Cassazione, con la sentenza numero 27766, ha risposto invece annullando con rinvio l’ordinanza del tribunale di sorveglianza di Bologna: questo non significa che per Riina sia stato deciso un differimento della pena ma che la decisione finale non è ancora stata presa.        

Il tribunale non aveva ritenuto che vi fosse incompatibilità tra l’infermità fisica di Riina e la detenzione in carcere, visto che le sue patologie venivano monitorate e quando necessario si era ricorso al ricovero in ospedale a Parma. Ma la Cassazione sottolinea, a tale proposito, che il giudice deve verificare e motivare “se lo stato di detenzione carceraria comporti una sofferenza ed un’afflizione di tale intensità” da andare oltre la “legittima esecuzione di una pena”.
La Cassazione ha dunque annullato l’ordinanza del tribunale di sorveglianza di Bologna con rinvio: ha dato cioè un giudizio di legittimità sul caso e non di merito, affermando che il tribunale di Bologna dovrà verificare di nuovo, motivando adeguatamente, l’eventuale compatibilità delle condizioni generali di salute di Riina con la detenzione carceraria. E dovrà farlo tenendo conto, nei confronti di Riina, del rispetto dei criteri ribaditi dalla Suprema Corte e dei principi stabiliti dalla Costituzione.

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“La vendetta lasciamola ai mafiosi, noi siamo per lo stato di diritto”.

Ma c’entra? Proprio perché stiamo in uno stato di diritto, Salvatore Riina deve rimanere in carcere, dove sapranno curarlo al meglio. Bernardo Provenzano è morto in carcere, in carcere sono morti tutti i boss mafiosi. Se volete, aprite il dibattito sull’abolizione dell’ergastolo ma non tirate in ballo altro. Ci sono i diritti dei detenuti ma ci sono anche i diritti dei familiari delle vittime che chiedono verità e giustizia.
Sandro Ruotolo


Roberti (procuratore nazionale antimafia): “Riina è ancora capo di Cosa Nostra”

‘Abbiamo le prove per dirlo. Deve restare al 41 bis’

TOT’ RIINA IN TRIBUNALE SCORTATO DA DUE CARABINIERI. ANSA


“Totò Riina deve continuare a stare in carcere e soprattutto rimanere in regime di 41 bis”. A dirlo è il procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti, che in un’intervista al Corriere della Sera spiega che ci sono le prove per dire che il vecchio boss sia ancora il capo di Cosa Nostra. Roberti è sicuro che il tribunale di sorveglianza di Bologna, in sede di rinvio da parte della Cassazione, gli darà ragione, nuovamente: “Si tratta – osserva – di un annullamento con rinvio, il Tribunale dovrà integrare la motivazione sui punti indicati dalla Cassazione e sono certo che a quel punto reggerà l’intero impianto. Questa decisione non mi preoccupa”.

About Tommaso Morlando

Giornalista pubblicista - Fonda il "Centro studi officina Volturno" nel 2002 e di conseguenza anche il Magazine INFORMARE. In un territorio "difficile" è convinto che attraverso la cultura e l'impegno civico sia possibile testimoniare la legalità contro ecomafie e camorra. Liberi e indipendenti da ogni compromesso personale e partitico. Il nostro scopo è quello di fare corretta e seria informazione, dando voce ai più deboli e alle "eccellenze" dei nostri territori che RESISTONO. Abbiamo una storia ancora tutta da scrivere e da raccontare, ma la faranno i nostri giovani...ormai il seme è germogliato e la buona informazione si sta autodiffondendo.