Evento letterario 14/10/2014 Caserta – presentazione libro a tematica gay

locandina rain restivoVi contatto per segnalare la presentazione del libro di Vincenzo Restivo “Quando le cavallette vennero in città”, edito per Watson edizioni Roma 2014, organizzata da RAIN associazione LGBT* casertana, domani 14 ottobre 2014 dalle ore 17 alle ore 19 presso il ristorante Antico Cortile, in via B. Tanucci 53, Caserta.
La presentazione del libro sarà occasione per discutere di omosessualità, di omofobia, di omertà,  ipocrisia e suicidio, tutti temi presenti e toccati dal romanzo del giovane scrittore di Marcianise Vincenzo Restivo.
L’incontro, ad ingresso gratuito e libero, consentirà a tutte e tutti di dialogare e discutere su temi molto attuali visti i recenti fatti di cronaca e politica e sarà accompagnato dalla degustazione di buon vino.
Qui è disponibile il link all’evento facebook https://www.facebook.com/events/897373960275680/
Profilo dell’associazione
“RAIN associazione LGBT* casertana” è la prima (ed unica) organizzazione di volontariato della Provincia di Caserta che si occupa della tutela dei diritti umani, civili e sociali e degli interessi di lesbiche, gay, bisessuali, transgender e transessuali tramite una serie complessa di iniziative ed attività volte a migliorare la vita di tutte e tutti, tramite attività culturali, sociali, d’intrattenimento, sanitarie, di sportelli di assistenza legali e psicologici. RAIN è un’associazione giovane, nata da pochi mesi ma che già risulta integrata ed attiva sul territorio casertano.
Profilo dell’autore e scheda del libro in allegato.
Grazie per l’attenzione,
vi auguro una buona giornata.
Bernardo Diana
Tesoriere – Ufficio Stampa
RAIN associazione LGBT* casertana
Sede legale: via Pasquale Salvatores 6
81100 Caserta – C.F. 93089960616

QUANDO LE CAVALLETTE VENNERO IN CITTA’

 
Numero battute

147628
Genere

Drammatico/ Romanzo di formazione


Collocazione temporale Pubblico di riferimento

Narrativa per ragazzi over 18

 

Autore: Vincenzo Restivo è nato a Caserta il 26 Novembre 1982 e vive a Marcianise in provincia di Caserta .Si è laureato in lingue e letterature straniere specializzandosi in lingua e letteratura portoghese con una tesi sulla letteratura infantile della scrittrice portoghese Sophia de Mello Breyner Andresen.  Nel 1998 ha pubblicato  per la Gruppo Edicom edizioni il suo primo romanzo per   ragazzi The Farm e nel 2003 ha diretto  il cortometraggio  gotico  Yeux de Sorciére  presentato al concorso Les petites lumieres  riscuotendo un ottimo  consenso da parte della critica. Nel 2013 è uscito,  per la casa editrice Watson di Roma,  il suo secondo romanzo L’abitudine del coleottero, al quale sono stati dedicati  una serie di articoli su Oubliette Magazine e altre riviste online. Il romanzo, tra l’altro,  è stato presentato a Napoli presso l’associazione culturale Gian Battista Vico a cui è seguito  un dibattito su problematiche quali: omofobia, eutanasia, pedofilia, violenze domestiche;  temi predominati all’interno del testo.  Il difficile rapporto genitori e figli, il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, sono i temi predominanti delle  storie di Restivo.

 

 

Sinossi:

Un suicidio inspiegabile e cruento, una casa dall’aspetto spettrale in cima alla collina del cimitero, una madre e un figlio di cui si dicono cose terrificanti, troppo spaventose per essere udite dalle innocenti orecchie dei bambini: è in questa atmosfera dal sapore misterioso, degna di un film del terrore, che il lettore viene introdotto sin dalle prime pagine del romanzo.

In effetti, pur non essendo un racconto horror, molti aspetti dell’immaginario relativo a quel mondo affiorano quasi nell’immediato, catturando l’attenzione del lettore e lasciandogli immaginare la presenza di raccapriccianti verità celate dietro tali elementi, già a partire da una citazione tratta dall’Apocalisse di San Giorgio, che naturalmente non fa affatto presagire la narrazione di eventi felici.

Uno dei fattori che sin da subito trasmette inquietudine è l’ambientazione della vicenda: il protagonista, Andy, un venticinquenne cinico dalle idee libere e razionaliste, trascorre la sua vita stretto nella morsa di una piccola cittadina, dove l’ignoranza, la superstizione, il falso moralismo e le chiacchiere perbeniste della gente rendono l’atmosfera soffocante e irrespirabile ed hanno il potere di isolare coloro che non rientrano perfettamente nei canoni del conformismo, come se si trattasse di malati contagiosi, da cui tenersi a debita distanza. Adeguandosi pienamente a questo comportamento, la madre e la nonna di Andy cercano in ogni modo di ‘proteggerlo’ dal pericolo rappresentato da Rosi Testadimorto e suo figlio, i due inquilini di quella casa in cima alla collina del cimitero cui tutti riconoscono terrificanti poteri di stregoneria e che le due donne, in particolare, incolpano della morte di Luisa, la zia di Andy, che viveva con loro prima di tagliarsi le vene nella vasca da bagno di casa.

E proprio quest’immagine lugubre rappresenta il ricordo più doloroso della vita di Andy, che all’epoca aveva solo sette anni, e rimane impressa indelebilmente nella sua memoria come quel momento in cui tutto sembra essere cambiato. Attraverso una magistrale descrizione, molto ben definita a livello sensoriale ed emozionale, il colore rosso, quello del sangue che scorrendo dai polsi della zia Luisa va a ricoprire il bianco delle piastrelle, assume un odore, quello del ferro e della ruggine, ma anche il sapore del dolore, perché la sofferenza provocata da questo suicidio contribuisce profondamente a forgiare la personalità di Andy e a muovere l’intera narrazione.

Il colore rosso, inoltre, rappresenta quasi un leitmotiv all’interno della trama e lo vediamo tornare spesso, sempre con un certo valore simbolico, in varie descrizioni paesaggistiche, ma soprattutto nel maglione a collo alto indossato dal padre di Andy in tutte le foto, le uniche attraverso le quali il ragazzo riesce a dare un volto al genitore morto tragicamente prima della sua nascita.

Tormentato dal trauma infantile della perdita della zia, profondamente intollerante all’atteggiamento di sua madre e del tutto incapace di accettare le sedute di cartomanzia truffaldine con cui si guadagna da vivere sua nonna, Andy è spinto a trovare rifugio nella passione per la fotografia e nelle sue passeggiate all’esterno, via da quella famiglia che gli sta tanto stretta.

Durante una di quelle passeggiate, camminando nei pressi del cimitero, si imbatte in Blu, il figlio tenebroso e ‘inavvicinabile’ di Rosi Testadimorto, che sembra rappresentare tutto quanto di più proibito ci sia al mondo, ma che proprio per questo attrae la sua curiosità in modo irrefrenabile. Anche il ragazzo, come sua madre, viene giudicato da tutti come un tipo socialmente pericoloso, macchiato da un passato torbido e imbarazzante: la cacciata dal collegio per aver attentato alla vita di un prete colpendolo alla testa.

Tuttavia, tra i due giovani si crea immediatamente una profonda alchimia, che sfocia ben presto in un’intensa relazione d’ amore, e anche con Rosi, a dispetto delle malelingue della gente, si stabilisce sin da subito un tenero rapporto di amicizia e confidenza.

Nonostante i categorici divieti della madre e della nonna di Andy, che vogliono impedirgli di vedere colei che sostengono abbia tentato di uccidere tutti loro, le visite alla casa sulla collina divengono sempre più frequenti ed aiutano Andy a chiarire molte verità sul passato di sua zia e sulle cause della sua morte.

Infatti, durante le lunghe chiacchierate davanti a tazze fumanti di tè, Andy scopre che Rosi e Luisa erano legate da una relazione lesbica, che ovviamente era invisa a tutta la gente del posto come ‘innaturale’ e ‘mostruosa’, oltre ad infastidire tremendamente la madre e la sorella di Luisa, che per anni avevano osteggiato questo sentimento d’amore. Proprio per reagire a questa persecuzione e per compiere un gesto di protesta contro l’ottusità delle parenti di Luisa, Rosi aveva dato fuoco al cancelletto di casa di Andy; ma il risultato era stato più grosso di quanto non fossero le sue intenzioni e l’incendio si era esteso rapidamente alla casa, mettendo in pericolo la vita di nonna Colette. Si era trattato certamente di un colpo di testa, un gesto irrazionale, ma non era un’assassina, non era quella strega che tutti dicevano.

Inoltre, nel corso di queste conversazioni, si scopre che in realtà Blu non è figlio di Rosi, ma di una relazione precedente di Luisa, rimasta sola non appena Angel, il fidanzato, ebbe notizia della gravidanza. Per una sorta di egoismo sentimentale e la paura di perdere l’amore di Luisa, che si sarebbe potuto trasferire sul bambino, Rosi aveva consigliato all’amata di scappare con lei a Fiumenero, una località lontana dalla loro cittadina, per il tempo necessario a coprire la verità e tornare solo in seguito, con un bambino che Rosi avrebbe finto suo e che avrebbe mandato in collegio.

Andy aveva già visto Angel in una foto ritrovata in soffitta, risalente a tanti anni prima, in cui il giovane compariva al fianco di sua zia, ma sul suo conto la madre e la nonna non avevano voluto spendere molte parole. Come in questo caso, anche in altre occasioni certi oggetti ritrovati in casa di Andy assumono un nuovo significato a seguito dei racconti di Rosi o dopo essere stati messi in relazione con altri oggetti custoditi nella casa sulla collina, come se in tal luogo fossero nascosti i pezzi mancanti del puzzle, gli elementi che fungono da chiave di lettura per la storia.

Ciò accade, ad esempio, anche con il ritratto di donna scorto da Andy su un vecchio taccuino nella stanza di Blu, che si rivela essere perfettamente identico al quadro riposto in soffitta e recuperato per caso dai due giovani, in cui Rosi aveva immortalato il viso della compagna come circondato di innumerevoli cavallette e dietro il quale la dedica ‘A te che ci sei sempre stata’ sembra suggellare l’amore tra le due donne.

Le cavallette, che danno anche il nome al romanzo, rappresentano un’immagine apocalittica di distruzione, riconducibile non solo ad una rovina tangibile, quella dei campi danneggiati irrimediabilmente dall’invasione di tali insetti avvenuta tempo prima, ma soprattutto alla rovina simbolica dei rapporti umani, alla corruzione delle anime e all’infelicità causata nelle persone dall’odio e dall’intolleranza. Tale cataclisma biblico viene ricordato dai personaggi come accaduto due volte nel passato recente, la prima per portare morte e distruzione nelle colture e fra la gente e la seconda per portare via i fantasmi creati dalla prima. Infatti, Andy ricorda spesso anche sua nonna affermare che le cavallette erano tornate per liberare il fantasma della zia Luisa, imprigionato fino ad allora negli specchi, e riportarla in pace.

Anche Angel, il padre di Blu, era cambiato a seguito di quell’invasione; lo racconta la sua anziana madre, quando Andy e Blu si recano in cerca di lui a Montefelice, il suo paese di origine, luogo in cui una cartolina giunta nelle mani di Andy testimonia sia tornato anni prima, dopo aver lasciato Luisa.

La donna ricorda che il giovane Angel aveva scelto di andare via di casa appena dopo l’episodio delle cavallette, per studiare arte, e che in tal modo aveva conosciuto Luisa, ma che poi si era reso conto che non era in grado di amarla come avrebbe dovuto, che non era quello il suo destino, ed era tornato in paese per frequentare il seminario. Lì era diventato padre Tomàs, proprio quel prete con cui Blu aveva avuto il famoso scontro che gli era costato la cacciata dal collegio e del quale si era appena avuta notizia del suicidio.

Tuttavia, ciò che sconvolge il lettore e che rende la storia molto più torbida è il motivo di quel litigio tra Blu e padre Tomàs: come Blu aveva già precedentemente confidato ad Andy, il prete aveva abusato sessualmente del ragazzo durante i primi anni della sua adolescenza e, in seguito, lo aveva minacciato per averlo scoperto nei bagni del collegio a scambiarsi effusioni con un suo compagno, il primo amore della sua vita.

Sconvolge, inoltre, la naturalezza con cui la madre di Angel/Tomàs afferma che suo figlio ‘non era fatto per amare le donne’ e infatti ‘si era innamorato di un ragazzino’: per quanto lo descriva come ‘amore nero’ o ‘amore sbagliato’ la donna non sembra infatti condannare più di tanto gli abusi che avevano violato e turbato profondamente la giovane vita di Blu, e nonostante urli tutto il suo dolore alla scoperta dell’incesto padre-figlio, lo fa solo per difendere Angel con un semplice ‘lui non lo sapeva’.

Il ritorno a casa dei due ragazzi, dopo la scioccante visita a Montefelice, rappresenta la risoluzione della vicenda, il momento in cui tutti i pezzi si ricompongono, come metaforicamente anticipa l’incontro dei due con Gennie Gallo, una delle clienti di nonna Colette, alle quali sono dedicate delle piccole parentesi introduttive disseminate nel corso della narrazione: la donna, infatti, lascia intravedere una luce di speranza quando, esultante, comunica ai ragazzi di aver finalmente ritrovato tutte le ossa dei due figli morti tempo addietro sulle rotaie del treno, per cui adesso ‘è tutto tornato a posto ’ .

Il momento topico della vicenda è proprio quando Andy legge dinanzi ad un’altra cliente di sua nonna una lettera scritta da Luisa e consegnatagli poco tempo prima da Rosi: in quella lettera la zia confida alla compagna tutta la sua tristezza e il suo rancore nel sentirsi continuamente disprezzata ed additata come sgualdrina dalla gente del luogo, in particolare da Palma Belcappello, la stessa donna alla quale Andy sta leggendo la lettera, per cui sente di non farcela più, di non essere più in grado di reggere la situazione e di volersi togliere la vita. In tal modo, il giovane Andy presenta a sua nonna la prova schiacciante del fatto che la vera causa della morte di sua zia non era certo stata Rosi, la donna che la amava e la rendeva felice, ma le malelingue della gente, troppo gretta e meschina per capire che la diversità da ciò che si reputa ‘normale’ non necessariamente coincide con qualcosa di abominevole o ‘mostruoso’.

A seguito di ciò, ancora una volta troviamo un parallelismo tra gli oggetti della casa di Andy e quelli della casa di Rosi, gli uni a fornire una spiegazione agli altri o a dar loro un senso più ampio: in risposta alla lettera letta da Andy, la nonna consegna al ragazzo un’altra lettera, scritta sempre da Luisa, in cui la zia chiede scusa a tutti per il suo gesto, e afferma che, data la situazione, togliersi la vita sarebbe la cosa più giusta da fare; l’unica richiesta che sente di fare è quella di essere seppellita nel giardino di Rosi, proprio sotto quella lapide senza nome su cui Andy si era fatto mille domande durante le sue visite alla casa sulla collina, e che solo adesso può con certezza ricollegare ad una strana telefonata sentita per caso, quando era bambino, tra sua nonna e uno sconosciuto interlocutore.

Ma ora che i conflitti sono tutti appianati, ora che le vere cause degli eventi sono chiarite, non resta che giungere alla riconciliazione, rappresentata dalla piena apertura e dal completo appoggio finalmente mostrati a Rosi e Blu dalle parenti di Andy nella scena finale, ma soprattutto da quella foto che, nell’ultimo capitolo, ritrae i cinque protagonisti che sorridono spensierati nel parco delle Farfalle Blu, lo stesso parco della foto descritta in apertura di romanzo, anche se con qualche differenza nei soggetti ritratti.

Con questo espediente particolarmente felice, si vuole chiudere un cerchio, e si torna al punto di partenza per riportare i personaggi alla serenità di un tempo in cui tutto era puro, tutto era perfetto, prima che le cavallette corrodessero le coscienze e incancrenissero gli animi; in tal senso il parco delle Farfalle Blu assume quasi il valore di un Eden profano, un paradiso terreno dove, nonostante tutto, si può far ritorno alla gioia e dove l’amore trionfa sull’odio.