ESCLUSIVA- Toni Mira, caporedattore Avvenire: “E’ giunto il momento di essere protagonisti del nostro tempo”. Route nazionale: il coraggio di essere cittadini.

Sara-SabatinoDi seguito l’intervista ad Antonio Maria Mira, caporedattore di Avvenire, che ci parla di questa importante manifestazione da lui vissuta in maniera diretta.

Dal 1 al 10 agosto si è svolta la Route nazionale: 30.000 ragazzi dell’ Agesci (Associazione guide e scout cattolici italiani) tra i 16 e i 21 anni hanno percorso le strade del coraggio di Italia, per poi ritrovarsi dal 7 nel parco naturale di San Rossore (PI). Ci parli della manifestazione.

La Route nazionale Agesci, la terza dopo quelle de La Mandria in Piemonte nel 1975 e ai Piani di Pezza in Abruzzo nel 1986, coinvolge i rover e le scolte, cioè gli scout tra i 16 e i 21 anni. Questa “branca” ha come proprie caratteristiche la strada e il servizio e infatti la Route, dopo una preparazione di un anno sui territori di provenienza, si è suddivisa in una prima fase in cammino su 456 percorsi diversi di 6 giorni in tutte le regioni, e la fase di campo fisso, la “città delle tende” a San Rossore.  In entrambe le fasi si sono vissuti momenti di condivisione, preghiera e riflessione, profonde e allegre nello stile scout. Si è camminato al passo del più lento, condividendo cibo, acqua e idee. Non lasciando indietro nessuno, anche scout disabili. Poi a San Rossore si sono svolti centinaia di seminari e tavole rotonde, con la partecipazione di esperti esterni come don Luigi Ciotti, la presidente della Camera Laura Boldrini, l’ex presidente della Consulta Ugo De Siervo, esponenti dell’antimafia sociale campana come Peppe Pagano, Simmaco Perillo e Valerio Taglione.

Stade-di-coraggio“Coraggio” è stata la parola chiave di questa manifestazione: il coraggio come valore guida per indirizzare i giovani a percorrere la “strada” della legalità e dell’impegno civile, affinché possano vedere migliorato il proprio futuro. Da qui la nascita della Carta del Coraggio, il documento che è stato redatto dagli scout che hanno partecipato alla Route, in cui i ragazzi dichiarano di svolgere iniziative concrete di cittadinanza attiva e avanzano alle istituzioni delle proposte per migliorare insieme. Le chiedo dunque se è ottimista affinché Stato e Chiesa mostrino lo stesso coraggio mettendosi in discussione e se ha già ricevuto delle risposte positive da parte delle istituzioni.

Il fatto che il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, e il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, abbiano accettato di ricevere direttamente nelle proprie mani la Carta del coraggio è sicuramente un segno di attenzione. Entrambi hanno ringraziato per il prezioso contributo dei ragazzi e assicurato che ne terranno conto. Ora però tocca ai territori e alle amministrazioni locali e lì sarà più difficile. Ma il lavoro è già cominciato nella fase di preparazione della Route con la realizzazione delle azioni di coraggio, spesso in rapporto con la politica e la chiesa locale. E poi gli scout hanno dimostrato di voler davvero essere protagonisti del loro tempo e del loro territorio. Non si potrà far finta di niente. Il rischio sarebbe perdere energie pulite e convinte.

Uno dei tanti temi su cui gli scout si sono confrontati è stato il dramma della “terra dei fuochi”, con l’intervento anche di Don Maurizio Patriciello. Per quanto il fenomeno mediatico sembra essersi spento, “Avvenire” continua ad impegnarsi con assiduità su tale fronte. In che modo pensa che la situazione attuale possa migliorare e cosa invece può fare un giovane, o meglio un cittadino, di concreto in questo senso?

Purtroppo il fenomeno dei roghi di rifiuti, pur calato, è ancora drammaticamente presente, mentre continuano ad emergere dal terreno sversamenti di “veleni” dei decenni passati. Per questo è fondamentale tenere alta l’attenzione e proseguire negli interventi di contrasto e di risanamento che grazie al coordinamento del commissario antiroghi Donato Cafagna stanno dando dei buoni risultati. Ma serve continuità e potenziamento di uomini, mezzi e fondi, spendendo in fretta e bene, per evitare che anche le bonifiche finiscano in mano ad affaristi e camorra. Su questo, come hanno ben capito gli scout di Afragola, è fondamentale il ruolo dei cittadini, soprattutto i giovani, come sentinelle del territorio ma anche protagonisti di azioni concrete e di educazione, come intendono fare in collaborazione con l’amministrazione comunale. E proprio questo è il passo decisivo, il “coraggio di essere cittadini”, non solo di denuncia, ma veri protagonisti del presente per un futuro migliore.

toni_mira_renzi
Toni Mira e Matteo Renzi

Questi giorni sono trascorsi all’insegna dei valori cristiani di condivisione, responsabilità e sacrificio per il prossimo. Secondo lei quanto è importante la Chiesa e in generale la morale cristiana per la formazione dei più piccoli, e quale rinnovamento auspica nell’ istituzione ecclesiastica per scuotere le coscienze e avvicinarsi di più ai giovani?

Credo che la strada indicata da Papa Francesco di uscire dalle chiese per camminare nelle periferie, geografiche e umane, sia quella vera e vincente, è il Vangelo. È quello che mi hanno confermato gli scout con cui ho camminato sui sentieri della Route. Capaci di mettere in pratica con spontaneità e gioia la parola “servizio” ma anche di ascoltare, riflettere, meditare sulla “Parola” di Dio e da essa prendere il senso da dare alla loro vita. La telefonata di Papa Francesco al termine della Messa e la presenza non formale del presidente del cardinale Bagnasco e di quattro arcivescovi mi sembra che confermino questa strada. La Chiesa può fare molto e già lo fa da tempo soprattutto in territori difficili come il vostro. Certo ci saranno come sempre resistenze, ma ormai il cambiamento è realtà, ben rappresentato dai 30mila scout di San Rossore.

Tra tutti i bei momenti passati durante la Route, qual è stato quello più emozionante e soddisfacente per lei?

È veramente difficile rispondere. Sicuramente mi restano negli occhi i 30mila fazzolettoni che roteano nell’aria alle note del canto della Route “È giunta l’ora, è giunto il momento di essere protagonisti del nostro tempo”. E poi rimettere al collo il mio fazzolettone, “reduce” della Route del 1986 ai Piani di Pezza. Il cammino e la condivisione coi ragazzi e le ragazze dei clan coi quali ho percorso i sentieri della Route. Il semplice e vero sostegno agli scout disabili (ho un figlio disabile grave). E anche la telefonata del mio figlio più grande Francesco (un altro, Filippo, era alla Route e il più piccolo, Tommaso al campo di reparto) che mi ha annunciato l’intenzione, dopo l’imminente laurea in ingegneria, di tornare a fare il capo scout. Già, come diciamo noi col fazzolettone, “semel scout semper scout”, una volta scout sei sempre scout. San Rossore è e sará così. Sempre.

Ringrazio Toni Mira per la sua cordialità e per l’impegno che ha rivolto in questa iniziativa per i giovani.

Ora le importanti testimonianze dei veri protagonisti della Route: gli scout.

Mattia, 17 anni di Padova, parla della “promessa scout” di mostrarsi validi agli occhi dell’ Italia, dimostrare che i giovani vogliosi di fare sono tanti in contrapposizione con lo stereotipo che la società ha su noi.

Salvatore, 18 anni di Aversa, ha spiegato i momenti di riflessione, divisi in Capitoli, durante cui si affrontavano tematiche territoriali e sociali, e come le conclusioni che ne derivavano andassero a costituire le basi per la Carta del Coraggio. Ogni clan ha scelto un proprio portavoce che partecipasse alla realizzazione della Carta, come Jacopo, 19 anni Alfiere del gruppo di Aversa, che descrive la sua personale esperienza “politica” di collaborazione proficua con sconosciuti, del modo pacifico in cui si sono discusse idee e interventi dei 30000 scout, riuscendo a mettere tutti d’accordo.

Flavia, 19 anni di Afragola, ha esposto le belle attività realizzate dal suo clan per sensibilizzare i loro coetanei (e non solo) sul tema della Terra dei fuochi: “siamo diventati eco-volontari, andando porta a porta a spiegare come si svolge la raccolta differenziata e ricordare i numeri verdi utili; inoltre abbiamo collaborato con l’ associazione “Libera” aiutando a smistare e regalare pesche, provenienti da un terreno confiscato alla camorra.

E come atto più grande vorremmo non solo informare la città, ma anche creare un piccolo giardino dei giusti. Un giardino per ricordare le vittime della Terra dei fuochi.”

C’è solo da imparare da questi ragazzi. Semplicemente giovani che hanno imparato che basta poco per essere produttivi in questa società, in questo sistema a cui siamo abituati a dare le colpe di tutto. E’ giunto il momento che ognuno di noi, senza puntare di continuo il dito contro il prossimo, cacci lo stesso CORAGGIO, il coraggio di essere cittadini.

Fulvio Mele

About Fabio Corsaro

Ho 22 anni e da quasi 3 primavere sono giornalista pubblicista. Dirigo la splendida redazione di Informare, di cui faccio parte dai miei teneri 16 anni. Sono laureato presso l’Università di Salerno in Scienze della Comunicazione e, in virtù della specialistica, mi appresto a fare esperienze internazionali (non ricordatelo a mia mamma). Per il resto avanti con un detto che non muore mai... Per aspera ad astra!